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Scontro sul "fascicolo del fabbricato"

Il governo non lo prevede nel decreto Casa Italia. Obbligatori solo interventi antisisma. La "cartella clinica" degli immobili eliminata anche dal ddl sul lavoro autonomo. E le categorie si dividono

Scontro sul "fascicolo del fabbricato"

Il campo di accoglienza per i terremotati di Amatrice

«Non aspetteremo per piangere al prossimo sisma». Ma intanto l’obbligatorietà del fascicolo del fabbricato esce dalla bozza di Dpcm «Casa Italia». Nel suo intervento a un mese esatto dal terremoto che ha provocato quasi trecento morti fra i Comuni di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, Matteo Renzi si trova suo malgrado a commentare anche l’attualità, quel crollo improvviso avvenuto nella zona nord di Roma che solo grazie all’insistenza dei residenti e alla prontezza dei vigili del fuoco non ha provocato altre vittime. Il governo, sin dalle ore successive al sisma del Centro Italia, si è messo al lavoro per mettere a punto un piano straordinario che desse gli strumenti agli italiani per realizzare i giusti interventi antisismici alle loro abitazioni. Non ci sarà, invece, l’obbligatorietà per proprietari e amministratori di condominio di tenere il cosiddetto «fascicolo del fabbricato», una sorta di cartella clinica dell’edificio, contenente lo storico degli interventi di modifica, i progetti, e tutte «le informazioni relative all’edificio di tipo identificativo, progettuale, strutturale, impiantistico, ambientale», eliminata dal ddl sul Lavoro Autonomo firmato da Maurizio Sacconi attraverso un emendamento proposto da un altro parlamentare di Area Popolare, Giuseppe Pagano. Sul fascicolo del fabbricato, in realtà, c’è una diatriba storica, che contrappone i professionisti del settore (ingegneri, architetti, geologi) alle associazioni dei costruttori e degli amministratori di condominio. I primi ritengono che questo sia uno strumento fondamentale da rendere obbligatorio, mentre i secondi lo etichettano come «un ulteriore onere a danno dei proprietari». Si schiera a favore del fascicolo Sandro Simoncini, docente presso l’Università La Sapienza di Roma e presidente di Sogeea: «In questi casi risulterebbe preziosissimo, in modo da ricostruire la successione di tutti gli interventi che sono stati realizzati all’interno dello stabile dalla sua costruzione ad oggi. L’abolizione dell’obbligatorietà di tale documento, ancora una volta, si conferma una scelta miope e avventata». All’attacco invece Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia: «È solo una raccolta di carte, predisposta, dietro compenso, da questo e da altri "esperti", che non avrebbe consentito di vedere quello che neppure i Vigili del Fuoco e la Protezione civile, che avevano sotto osservazione lo stabile da giorni, hanno potuto vedere». Insomma, la discussione è aperta. A dire la verità la prima a citare la necessità di ripristinare il fascicolo è stata il sindaco Virginia Raggi, che ieri mattina ha parlato anche della possibilità di svolgere un censimento statico su tutti gli edifici capitolini (dossier che ad oggi non esiste). «Se il fascicolo del fabbricato fosse obbligatorio – ha scritto su Facebook la prima cittadina - se si fossero avviati seri censimenti sullo stato degli edifici, alcuni di tali eventi sarebbero evitabili». Obbligatorietà che, per il Comune di Roma, era stata introdotta da Walter Veltroni nel 2000, poco tempo dopo il terribile crollo di Vigna Jacobini. Furono i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato a cancellarla in mancanza di una normativa nazionale.  

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