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Renzi mette i soldi per il sisma: 4 miliardi

Presto un decreto per individuare le aree e gli interventi di ricostruzione

Renzi mette i soldi per il sisma: 4 miliardi

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Matteo Renzi dà i numeri delle somme che saranno assicurate per la ricostruzione: 4 miliardi di euro. Fondi per rimettere in piedi i paese colpito dal sisma del 24 agosto che avverrà «senza effetti speciali, senza show» perché si tratta di «una sfida molto difficile e molto lunga». Matteo Renzi, parlando a Palazzo Chigi del terremoto che ha colpito i Comuni del centro Italia, ha rinnovato il suo appello alle popolazioni colpite dicendo «non vi lasceremo soli». Poi ha tradotto in numeri la promessa: «Come minimo stiamo sui 4 miliardi, ma è una stima che dovrà essere verificata punto per punto», perché il sisma «ha colpito e ha creato molte lesioni in tante altre zone». A un mese esatto dalla tragedia, il presidente del Consiglio ha spiegato che «il progetto legato alle aree sismiche avrà oggi (ieri ndr) una determinazione sul cratere in Consiglio dei ministri». In altre parole «ci sarà un decreto legge nel corso dei prossimi giorni». «Stiamo cercando - ha osservato il presidente del Consiglio - di evitare un collage di interventi. Ci prendiamo qualche giorno in più per non rimetterci le mani». I tempi non sembrano biblici e questo rassicura le persone che sono in tenda o costrette a passare l’inverno negli alberghi. «Firmerò entro lunedì un Dpcm per formalizzare una struttura di missione che domani potrà diventare un dipartimento a Palazzo Chigi guidato dal professor Azzone, rettore del Politecnico di Milano» e il piano Casa Italia conterrà le «linee guida alle quali sta lavorando il senatore Renzo Piano» e «avrà bisogno di dispiegare i propri effetti nel corso degli anni». Non è il solo impegno preso dall’esecutivo. «La misura fiscale che consente di intervenire nelle case per l’adeguamento sismico oltre che per l’efficientamento energetico sarà prorogata, chi potrà avrà l’ecobonus del 65% anche nel 2017, mentre «la legge di Stabilità del 2017 darà un grande incoraggiamento ai sindaci: quello di dire tornate a progettare subito gli interventi per aiutare la sicurezza dei nostri figli a scuola». «Nessuna apertura indiscriminata, servono cose concrete. Sulle scuole non si scherza, parlo da padre, non da premier. Cari sindaci progettate», ha osservato ancora, ribadendo un concetto scandito ormai ogni giorno: «Tutti gli interventi di manutenzione saranno considerati al di fuori del patto di stabilità Ue. Non è possibile che ci si occupi della stabilità delle tecnocrazie e non di quelle degli edifici». Renzi si è così concesso la flessibilità nei conti che difficilmente avrebbe ottenuto a Bruxelles. E non è escluso che la posta nel bilancio dello Stato sia poi utilizzata per fini non direttamente collegati alla ricostruzione. A Palazzo Chigi c’era anche il commissario per la ricostruzione, Vasco Errani che ha tenuto a precisare che «non deportiamo e non deporteremo le persone. Nessuna scadenza perentoria, dobbiamo aiutare le persone ad elaborare il danno e la paura di un terremoto del genere». Non sono mancate però le polemiche politiche. Come la voce fuori dal coro, della Lega Nord. «Sul Terremoto, da Renzi ancora chiacchiere. L’unico impegno serio da prendere sarebbe una esenzione fiscale per tre anni, per tutte le famiglie e le imprese colpite dal disastro. Ah già, ma per il Pd gli immigrati vengono prima dei terremotati...» ha detto dice Matteo Salvini.

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