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Prove di riunificazione a destra Si parte dal no al referendum

A Roma la manifestazione per il battesimo del comitato contro il ddl Boschi

Prove di riunificazione a destra Si parte dal no al referendum

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C’è quel mondo di destra, provenienza An, oggi confluito in parte in Forza Italia e in parte no. Sigle come Azione Nazionale, Italia Protagonista, il Giornale d’Italia di Francesco Storace e la Fondazione An, presente con Franco Mugnai. E poi c’è il mondo delle professioni e dell’associazionismo a favore della famiglia e della tutela della vita. Nomi come Le Manif pour Tous Giovani, Provita, Ingegneri per Roma, Accademia Nazionale del Diritto e Associazione Giovanile Forense. Tutti si ritrovano, nel pomeriggio di ieri, al Teatro Manzoni di Roma, per dire no al referendum, dettagliato in un manifesto che chiede, tra le altre cose, l’elezione popolare di un’assemblea costituente dopo la bocciatura del ddl Boschi. Ma no è solo questo, c’è un altro tema che sta a cuore all’anima politica della manifestazione. Lo fa capire Francesco Storace, conversando con il Tempo, quando dice a chiare lettere che la vittoria del no al referendum può essere un punto chiave per riunificare il centrodestra. A patto di rispettare quei quattro punti che scandisce sul palco: «Basta veti di uno nei confronti dell’altro; serio lavoro sui contenuti; recuperare i 10 milioni di voti perduti; riorganizzare la destra». Gianni Alemanno, poi, applaudito dal pubblico a pochi giorni dalla richiesta di archiviazione per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nell’inchiesta Mafia Capitale, rimarca l’idea di coesione: «La sciagura di Virginia Raggi è dovuta alle nostre divisioni, fossimo stati coesi non ce ne sarebbe stato per nessuno».

 

Parla anche il senatore Raffaele Volpi, vice presidente nazionale di «Noi con Salvini», che auspicando ad un centrodestra unito invoca: «Basta accordi con Renzi» e punzecchia Giuseppe Consolo (dei Presidenzialisti per il No alla Costituzione truffa), intervenuto poco prima portando anche i saluti di Gianfranco Fini: «Gli ricordo –dice Volpi- quando Fini cambiò casacca e andò dall’altra parte contribuendo a mandarci a casa». E prosegue: «Noi abbiamo sempre detto no, al governo Monti, Letta, e Renzi. Ci auguriamo che quanti hanno avuto esitazioni in quelle circostanze oggi siano decisi nel no al referendum». Perentorio è Francesco Aracri, senatore di Forza Italia, che smonta pezzo per pezzo l’argomento dei possibili risparmi: «Saranno 50 milioni, come ha detto la Ragioneria Generale dello Stato, e non 500 come dicono dal governo». E assicura: «Diciamo no con il sorriso, senza le esasperazioni catastrofiche di Renzi. Non si è mai vista una riforma portata avanti senza collegialità». In programma c'erano interventi anche di Maurizio Gasparri e Renato Brunetta, trattenuti però nel comitato di Presidenza di Forza Italia ad Arcore. Si affaccia il Consigliere Comunale azzurro Davide Bordoni. Molti sono gli ex An che passano al Manzoni, da Alfredo Mantovano a Claudio Barbaro e Antonio Buonfiglio.

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