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"Il 70% dei dirigenti ora rischia il posto"

Parla Bernardette Veca, direttore generale del ministero delle Infrastrutture: "La riforma Madia non rispetta la Costituzione" IN CAMPO La guerra dei "mandarini" della Pubblica ammini

"Il 70% dei dirigenti ora rischia il posto"

Incredulità e sbigottimento. È stata questa la prima reazione di Bernadette Veca, direttore generale del ministero delle Infrastrutture, alla lettura del testo, licenziato dal Consiglio dei ministri il 26 agosto scorso, che riforma la dirigenza pubblica. Oggi, meno di un mese dopo, la Veca spiega a Il Tempo le sue perplessità sulle misure previste: «La riforma della Madia ha due obiettivi meno palesi. Ma entrambi destabilizzanti. Il primo è l’azzeramento del diritto soggettivo di chi ottiene un incarico dopo aver vinto un concorso pubblico. Il secondo indiretto, ma non per questo meno importante è che il combinato disposto dell’articolo 11 della legge Madia e del decreto legislativo, produrrà un esercito di dirigenti privi di incarichi e di funzioni».

 

 

Insomma c’è un piano per annullare la funzione di garanzia svolta dalla burocrazia?

«Le norme, come sono state scritte, sicuramente la depotenziano molto. La tutela di un diritto soggettivo viene affidata a un albo simile a quello delle professioni. Ma io e i mie colleghi dirigenti abbiamo vinto un concorso, siamo parte integrante della Pubblica amministrazione, abbiamo uno status differente da un soggetto estraneo alla Pa. Insomma scambiare la posizione di un dipendente della Repubblica con quella di un soggetto estraneo è un rischio molto grosso».

 

 

Preoccupata?

«Molto. Anche perché la selezione degli impiegati pubblici e dunque anche dei dirigenti avviene rispettando il dettato dell’articolo 35 della Costituzione che tutela il lavoro in tutte le sue forme e dell’articolo 36 secondo il quale il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro. Le nuove regole sviliscono di fatto un diritto soggettivo garantito costituzionalmente. E potrebbe essere solo l’inizio».

 

 

Ci sono altre sorprese in arrivo?

«Non lo so. Ma se passa questa linea si accetta un principio pericoloso e cioè che una legge ordinaria possa disporre di diritti soggettivi garantiti da una fonte sovraordinata come la Carta costituzionale».

 

 

Capirà che è difficile far passare il principio che i dirigenti dello Stato sono perseguitati quando il livello del servizio che i cittadini ottengono dalla Pubblica amministrazione non è certo a un livello di efficienza elevato.

«Il complesso della Pa sta facendo uno sforzo enorme da anni per adeguarsi alle richieste di modernizzazione che arrivano dal Paese. Ma ricordo che sono circa 20 anni che nello Stato e negli enti locali il turn-over occupazionale è bloccato. Le faccio il mio caso. Dopo un certo orario nel mio ufficio non ho più nessun ausilio. Scrivo le pratiche da sola e da sola faccio le fotocopie. Senza iniezione di forze nuove nell’amministrazione si fa solo un danno al Paese. Se a questo si aggiunge il caos inevitabile con l’avvio della riforma che azzera i vertici allora il danno è completo».

 

 

Cosa avviene praticamente se le norme della riforma della dirigenza arriveranno in porto senza modifica?

«L’unica garanzia prevista è che i contratti in essere vengono portati a scadenza. Poi si riparte tutti da zero annullando la distinzione tra prima fascia e seconda. Ma l’applicazione non sarà certo semplice. Se un’amministrazione pubblica, non solo centrale ma anche locale e persino le Autorità indipendenti, ha bisogno di un dirigente redige un bando. Bene, chi esamina i curricula però è una commissione con esperti nominati dal governo. È chiaro che nel momento in cui esce la posizione la commissione riceverà migliaia di domande da parte di altrettante migliaia di potenziali candidati. Si può immaginare quanto tempo ci metterà. Nel frattempo in attesa della scelta chi non ha un posto vedrà il suo stipendio decurtato dal 50 per cento».

 

 

Meno soldi, meno responsabilità. Non sarà che alla base di tutto c’è anche una qualche riorganizzazione della struttura amministrativa che taglierà i posti di comando?

«Certo. C’è scritto nello stesso provvedimento della Madia che prevede il taglio delle funzioni ove occorra. Ora se si tiene conto che se un’amministrazione si riorganizza deve tenere una riserva di posti pari almeno 30% ai dirigenti di prima fascia vuol dire che è possibile che il 70% delle posizioni dirigenziali possa essere eliminato».

 

 

Un giudizio complessivo sulla riforma?

«Se passa così come è stata scritta è una legge contro i lavoratori perché la sua applicazione può creare una mancanza di identità e uno svilimento del ruolo a danno degli stessi dipendenti e delle collettività».

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