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Nasce il partito dei musulmani italiani

Il convertito Hamza Picardo da Imperia lancia su Facebook il progetto Ma le varie comunità faticano a trovare un accordo e una linea comune

Nasce il partito dei musulmani italiani

«A suo tempo acclareremo il progetto e le procedure». È l'unico commento che Hamza Roberto Picardo, convertito italiano, ha deciso di rilasciare sull'argomento. Intanto nella comunità musulmana del nostro Paese, cresce il fermento e il dibattito per il lancio della Consulta islamica italiana. Un'idea (pare) dello stesso Picardo, che da Imperia avrebbe intenzione di fondare un Movimento con i presupposti dei 5 Stelle di Grillo. Il condizionale è d’obbligo, perché il diretto interessato non ha confermato né smentito una notizia del genere. Sul suo profilo Facebook, però, il 24 agosto ha pubblicato un post e una foto dell'iniziativa che lasciano intuire l'idea del progetto. «Il fatto di essere minoranza oppressa e quotidianamente minacciata non può essere fonte di diritto - si legge - Il tal modo si giustificherebbero le leggi razziali del 1938. In quel tempo gli ebrei, tutti gli ebrei, erano considerati potenzialmente nemici dello Stato e della Nazione (allora non si diceva Paese). Se accettassimo, in nome della contingenza internazionale e delle guerre in corso, una limitazione dei diritti costituzionali, tradiremmo lo spirito stesso della Carta fondamentale della Repubblica, noi stessi e i nostri figli». E poi, dopo aver trascritto il contenuto degli articoli 1, 3 e 8 della Costituzione, conclude: «Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. (la mancanza di un'intesa con la comunità islamica costituisce una gravissima inadempienza costituzionale a quasi 70 anni dalla sua promulgazione, un vulnus, non più tollerabile, che colpisce ingiustamente centinaia di migliaia di cittadini e un numero ancor maggiore di residenti). L'intromissione dello Stato nella organizzazione della Comunità è un abuso».

 

All'interno della comunità musulmana il post ha creato parecchio scompiglio. Dalle voci che si rincorrono, pare che la Consulta islamica, che avrebbe già un comitato promotore, dovrebbe ispirarsi al «modello M5S» attraverso il reclutamento online. Un esperimento riuscito e che potrebbe essere copiato da Picardo. Obiettivo? Creare dapprima un realtà organizzata che possa contare sui numeri per porsi come unico interlocutore delle istituzioni. Poi, il passo successivo potrebbe essere quello di diventare un vero e proprio partito politico. Qualcuno, però, non vede di buon occhio l'iniziativa perché avrebbe come ulteriore obiettivo quello di scavalcare (e forse anche cancellare) associazioni come l’Ucoii. Ad oggi, infatti, l'Islam italiano non ha un referente unico. Il panorama è frastagliato e, per alcuni versi, ognuno procede per conto suo. Lo dimostrano i grandi appuntamenti e le iniziative organizzate da alcune associazioni che non hanno raccolto grande partecipazione tra i musulmani italiani. Basti pensare, ad esempio, alla manifestazione «Not in my name», indetta a novembre all'indomani dell’attentato di Parigi, per prendere le distanze dal terrorismo. A Roma hanno partecipato all’evento poco meno di 400 persone. A Milano, dove in contemporana si svolgeva un altro presidio, stessa storia con circa 500 fedeli in piazza. Eppure nella capitale sono 100mila i fedeli musulmani censiti. Stessa storia a luglio, dopo l'efferata uccisione del prete francese a Saint-Etienne-du-Rouvray, in Normandia. In quella circostanza si organizzò la visita in chiesa dei musulmani per dimostrare solidarietà ai cristiani duramente colpiti dal terrorismo. A Roma due le chiese interessate, Santa Croce in Gerusalemme e Santa Maria in Trastevere. In entrambi i casi, a parte la presenza degli imam di pochissime moschee, l'affluenza dei fedeli musulmani è stata bassissima, quasi inesistente.

 

E anche la rappresentanza dei musulmani all'interno del Comitato istituto al Viminale è motivo di insoddisfazione da parte di tutti coloro che non sono invitati al tavolo. Persino sulla lista per la «regolarizzazione» degli imam è scontro. Insomma, un caos totale nel quale dovrebbe inserirsi la Consulta per creare ordine e prendere in mano le redini della rappresentanza dell'Islam italiano. Fonti interne alla Grande moschea di Roma, però, fanno sapere che la guerra è aperta.

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