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Che scandalo quei preti freelance che augurano la morte al Cav

Attacco mediatico da parte di due sacerdoti

Che scandalo quei preti freelance che augurano la morte al Cav

don giorgio de capitani

Mentre Silvio Berlusconi, dopo essersi affidato a Dio e ai medici, è sotto i ferri del chirurgo e tutti gli uomini di buona volontà gli augurano una pronta guarigione (magari per tornare ad insultarlo successivamente nel confronto politico, questo ci sta), ci sono due sacerdoti ai quali, ferri o no, non è passata la voglia di attaccarlo. Non gli importa della gravità del momento e nemmeno della caduta di stile nel prendersela con chi non può rispondere. Loro devono scaricare contro Silvio tutto l’amaro che hanno in corpo. Sono don Giorgio De Capitani, il quale senza troppi complimenti augura la morte al Cavaliere, e don Aldo Antonelli che si autodefinisce «prete freelance», il quale, con parole più eleganti, mette in tavola la solita minestra: prima ci liberiamo di Berlusconi e meglio è. La scarica di legnate somministrata da De Capitani arriva dal suo sito Internet, con l’articolo titolato: «Quando (solo Dio lo sa!) Silvio Berlusconi morirà, allora…». Il testo mantiene quello che il titolo promette: «Ma quale dio sta ora invocando questo miserando - si domanda don Giorgio - impotente come un nudo verme, disteso su un letto d’ospedale in attesa di una difficile operazione chirurgica? Non è forse lo stesso dio-fantoccio condiviso con i suoi amici di merenda e di sesso, dal Vaticano pederasta alla Lega Nord ladrona e a Comunione e Liberazione affarista senza scrupoli?».

 

 

E il prelato spiega anche perché torna a prendersela con Berlusconi proprio ora: «Quando (solo Dio lo sa!) Silvio Berlusconi lascerà questa terra, solo le parole ipocrite di politici e di giornalisti mercenari suoneranno campane a morto, ma, quel giorno, il fiore sorriderà alla vita, gli uccelli canteranno, i bambini giocheranno, i giovani faranno all’amore, le pettegole sparleranno, i leghisti pisceranno e cagheranno come al solito, i comunisti mangeranno i bambini e… quelli di destra litigheranno per prendersi ciò che è rimasto della torta del potere berlusconiano». Insomma ogni giorno è buono per accollare qualunque possibile colpa al vecchio Cav, anche se soffrente e malato. Troppo facile sarebbe ricordare le parole del Dio che il sacerdote dice di seguire, contentiamoci di ricordargli che non tutti i mali dell’Universo sono stati causati da Berlusconi e nemmeno quelli dell’Italia. Don Aldo Antonelli, invece, uno che ha sempre respinto la definizione di «prete rosso», dalle colonne dell’HuffPost lancia l’anatema e se la prende con «La visione strumentale della religione di Berlusconi che ora si affida a Dio», questo il titolo del suo articolo. «L’espressione non è la confessione di una improvvisa conversione - ragiona il prelato - ma la prosecuzione di un’antica, strumentale visione della religione». E aggiunge che «non si vuole infierire sulla malattia del de cuius, cui auguriamo pronta guarigione, ma evidenziare l’uso, o meglio, l’ab-uso, cui spesso la religione si presta e a cui ancora più spesso molti ricorrono. È un cliché vecchio stampo ma sempre "disponibile", "pronto all'uso"». E spiega che il Cristianesimo è «la carta costituzionale per la fede di un cristiano».

 

 

Sarà, ma quelli che hanno qualche capello bianco ricordano che durante l’ora di religione l’insegnante, che era un sacerdote, diceva che il Cristianesimo è amore. Questo quando c’era l’ora di religione, quando il cattolicesimo, apostolico e romano, era religione di Stato. Forse è la nostalgia di quel periodo che fa tanto irritare i due sacerdoti, quando i parroci erano concessionari esclusivi delle parole di Dio e nessuno poteva permettersi di affidarsi a lui senza il nulla osta del padre confessore. Forse è per questo che ora accusano Berlusconi. Per loro è un obiettivo semplice, come lo è stato per una gran fetta della sinistra italiana, per comici, vignettisti, per Roberto Benigni e compagnia bella. Don Giorgio e Don Aldo dimenticano che Silvio Berlusconi è un grande imprenditore, che dà lavoro ad una gran quantità di persone e che non si è mai sottratto ad una critica o a un dibattito. Prendersela con lui in questo momento di certo non è una dimostrazione di coerenza politica, quanto il revival di un periodo nel quale si stava molto meglio di adesso e per essere applauditi dai soliti intellettuali fai-da-te bastava prendersela con Berlusconi.

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