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La vera storia della scorta a Saviano

Le minacce dei boss? Il casalese Iovine assolto, condannato solo un legale L’ex capo della Mobile: "Per quanto ci riguarda lo scrittore non corre rischi"

Ma quando il senatore verdiniano Vincenzo D’Anna afferma, come ha fatto due giorni fa scatenando infinite polemiche, che Roberto Saviano dovrebbe «rinunciare alla scorta e lasciarla a quanti fanno veramente lotta alla mafia» ha torto o ha ragione? E quando aggiunge che «processualmente è stato accertato che tutti i boss che millantava essere i mandanti» delle minacce «sono stati assolti» e che «il motivo per cui la protezione è stata assegnata è stato dimostrato essere inesistente», sbaglia oppure no? Per molti la risposta scontata è la prima, ma i fatti dimostrano che quella giusta, condivisa da decine di addetti ai lavori e giornalisti che si occupano di criminalità, è la seconda. E i fatti prendono le mosse dal 2006. «Gomorra» è appena uscito nelle librerie e Saviano (che ha reagito con rabbia alle parole di D’Anna, mettendo sotto accusa il Pd per l’alleanza con Denis Verdini) riceve lettere minatorie e telefonate mute. Ciò viene ritenuto sufficiente per assegnargli, il 16 ottobre di quell’anno, una scorta di 7 uomini. Per due anni non accade nulla, ma nel marzo del 2008 Michele Santonastaso e Carmine D’Aniello, due avvocati che difendono i boss dei Casalesi Francesco Bidognetti, detto «Cicciotto ’e mezzanotte», e Antonio Iovine, depositano un’istanza per chiedere il trasferimento del processo a carico dei loro assistiti. Quella richiesta, però, contiene minacce contro Saviano e la giornalista del Mattino , attuale senatrice del Pd, Rosaria Capacchione (destinataria, anche lei, delle frasi di D’Anna e delle scuse di Verdini), alla quale viene assegnata una scorta con due agenti. In quegli stessi giorni, però, Bidognetti viene intercettato in carcere mentre afferma: «Ma chi li ha minacciati a questi giornalisti?». Di fatto, nel giugno del 2009, la Dda di Napoli indaga i due boss e i loro legali. Ma è proprio in quel momento che l’allora capo della Squadra Mobile di Napoli, Vittorio Pisani, uno che la camorra casalese l’ha decapitata arrestando personalmente i capi Iovine e Zagaria, rivela: «A noi della Mobile fu data la delega per riscontrare quel che Saviano aveva raccontato a proposito delle minacce ricevute. Dopo gli accertamenti demmo parere negativo sull’assegnazione (…). Ho arrestato centinaia di delinquenti, io giro per la città con mia moglie e con i miei figli senza scorta». Parole che provocano reazioni durissime anche da parte del compianto Giuseppe D’Avanzo, che su Repubblica accusa Pisani di «screditare», «delegittimare» e «isolare» Saviano. Intanto l’inchiesta sulle minacce all’autore di Gomorra va avanti, finché nel settembre del 2012 Iovine, Bidognetti e i due legali vengono rinviati a giudizio per minacce aggravate dal metodo mafioso. Ma un anno dopo i due boss spiegano in aula di non aver preso parte alla stesura di quella istanza e, dunque, di non saperne nulla delle intimidazioni. Nel maggio 2014, il pm della Dda di Napoli, Antonello Ardituro, trae le sue conclusioni e chiede un anno e sei mesi di reclusione per Bidognetti e i due legali e l’assoluzione per Iovine (che al momento della presentazione dell’istanza era latitante). La sentenza arriva nel novembre del 2014: condannato solo l’avvocato Santonastaso, assolto il collega e soprattutto, «assolto per non aver commesso il fatto», Cicciotto ’e mezzanotte e Iovine. La reazione di Saviano non si fa attendere: «È una vergogna che si possa solo pensare che esiste un avvocato di camorra che agisce senza chiedere indicazioni ai propri clienti (…). È come dire che la camorra non esiste (…). Non riesco a darmi pace. Così hanno vinto i Casalesi. È un dolore immaginare la soddisfazione dei due boss». Quanto alla scorta, lo scrittore aggiunge: «Dare la scorta a chi scrive significa permettere di scrivere e garantire un diritto costituzionale». In quelle stesse ore, però, la Capacchione approva le conclusioni del giudice e commenta: «Penso che la vicenda sia andata davvero così». D’Anna parla spesso a sproposito, ma siamo sicuri che ha completamente torno?

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