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Quel pasticciaccio lungo 16 anni Comune-Parmalat andata e ritorno

Fu venduta nel 1997 ed è tornata di proprietà del Campidoglio nel 2013

La storia inizia il 15 giugno del 1997, quando l’allora sindaco Rutelli indisse un referendum popolare sulla privatizzazione della Centrale del Latte. Una battaglia durissima tra destra e sinistra, tra due visioni opposte della gestione del partimonio pubblico, ovvero dei servizi ai cittadini.

Una stagione di dibattito e rinnovamento, della quale, suo malgrado, la Centrale del Latte di Roma, storica azienda nata nel 1937, ne è divenuta l’emblema. Il referendum non raggiunse il quorum. Un segnale forse da cogliere per il «dream team» di Francesco Rutelli, che ricordiamo aveva come capo di gabinetto Roberto Giachetti, oggi candidato sindaco per il Pd.

Nonostante l’esito sconfortante del referendum (praticamente l’ultimo indetto dall’amministrazione capitolina) il Campidoglio decise comunque di andare avanti. Un anno dopo, nel 1998, dalla giunta di centrosinistra, guidata appunto da Rutelli con assessore alle politiche economiche, Linda Lanzillotta, indice la gara pubblica di privatizzazione. A vincerla la Cirio di Sergio Cragnotti per la cifra di 80 miliardi di vecchie lire. La privatizzazione prevedeva, tuttavia, una clausola che impediva la vendita della società per cinque anni, pena la risoluzione automatica del contratto e il versamento di una penale. L’impegno però, appena dodici mesi dopo, venne disatteso da Cragnotti il quale, causa imminente bancarotta, cedette alla Parmalat di Callisto Tanzi, l’intera divisione del latte di Cirio, Eurolat, in cui era confluita anche la Centrale del latte, per il valore di 780 miliardi di lire.

Una strada sfortunata quella dell’azienda capitolina, nel frattempo costellata di ricorsi e carte bollate.

Il Comune si «accontenta» di arrivare a una transazione, formalizzata il 7 luglio 1999, e riscuote così la penale prevista. La soluzione non va giù ad Ariete Fattoria Latte Sano spa, che aveva partecipato senza successo alla dismissione. Il 18 luglio 2000 invia, perciò, un atto di diffida all’amministrazione, a cui chiede di indire una nuova gara. Di fronte alla sua inerzia, propone ricorso al Tar del Lazio che, con sentenza del 27 luglio 2007 (confermata in appello nel marzo 2010), dichiara la nullità della cessione del pacchetto azionario a Cirio.

Contestualmente i giudici amministrativi riconoscono a Latte Sano il diritto al risarcimento dei danni e ordinano al Comune di formulare entro 60 giorni una proposta sulla somma da liquidare. La proposta non arriva e i legali di Latte Sano si rivolgono nuovamente al Tar che nel giugno 2011 condanna il Campidoglio a risarcire alla società 8 milioni, sentenza poi ribaltata nel 2012 dal Consiglio di Stato.

Interessante il passaggio della sentenza in cui si ammette «È pur vero che il Comune di Roma è stato qualificato a suo tempo come compartecipe dei fatti illegali accertati ma è anche vero che poi si è attivata per chiedere il ripristino della legalità violata nei suoi rapporti con Parmalat, ottenendo ragione».

Come in una spirale senza ritorno, nel luglio del 2011 la Parmalat fallisce e viene acquistata dal gruppo francese Lactalis, che diventa così il nuovo proprietario della Centrale.

Già da un paio d’anni tuttavia, l’allora sindaco Alemanno, protagonista nel 1997 nella battaglia politica contro la privatizzazione della Centrale del Latte, aveva avviato le procedure per capire se era possibile una riacquisizione dell’azienda capitolina, per cederla direttamente agli allevatori.

La sentenza del Tribunale arriva il 21 aprile del 2013, guarda caso giorno del Natale di Roma.

Le azioni della Centrale del latte di Roma tornano nella mani del Campidoglio, i magistrati rigettano tutte le richieste Parmalat e sancisce che Roma Capitale, controllata del Comune, «è l’attuale e unica proprietaria» del 75% della Centrale del Latte in possesso di Parmalat e condannando la società «all’immediata restituzione» delle azioni.

Un successo per Alemanno e per la destra capitolina, contraria sin dal 1997 alla vendita dell’azienda, che non servirà tuttavia di lì a due mesi a riconfermare la guida del Campidoglio, "riconsegnata" invece al centrosinistra con Ignazio Marino.

Da quel momento è calato il silenzio sulla Centrale del Latte, ente partecipato del Comune di Roma. Un silenzio durato fino a ieri, quando il candidato del Pd Giachetti l’ha citata come esempio di "riorganizzazione" delle partecipate capitoline.

E chissà che a quasi vent’anni di distanza la Centrale non torni al centro di un dibattito ideologico fermo, quello sì, alla metà degli anni Novanta.

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