mercoledì 28 settembre 2016

.
Sfogliatore
ACQUISTA EDIZIONE
LEGGI L’EDIZIONE
03/03/2016 06:11

SICUREZZA

Alfano "sordo" alle richieste della polizia

Il segretario del Sap Tonelli, dopo 43 giorni di sciopero della fame, attacca "Basta con tagli agli apparati di sicurezza e al clima di indifferenza generale"

BA__WEB

La Polizia chiama, Alfano non risponde. Quarantatre giorni di sciopero della fame, quarantatre giorni di proteste, presidi davanti a Montecitorio, sit-in sotto al Viminale. Diciotto chili in meno, provvedimenti disciplinari, sanzioni da pagare e sospensioni dal lavoro in attesa della destituzione. In un clima di indifferenza generale e manifestazioni sporadiche di solidarietà, ieri pomeriggio alla Camera dei Deputati Gianni Tonelli ha riunito l’intero schieramento di centrodestra in nome della sua battaglia contro i tagli all’apparato sicurezza. «Io non mollo. Per fortuna avevo le riserve, quando ho iniziato, ma fino a quando i parametri medici me lo consentiranno, io vado avanti. Il freddo e la fame mi accompagnano in questi giorni di tisane, vitamine e giri tra le vetrine di bar e pizzerie per saziare gli occhi. Il mio gesto – spiega il segretario generale del Sap - non è un’iniziativa di parte, io punto alla salvaguardia dei valori fondanti della democrazia. Sono certo che altri movimenti accoglieranno questo appello come sta avvenendo nei Consigli regionali e comunali d’Italia». La battaglia del coraggioso sindacalista, snobbato dal Dipartimento e mai ascoltato dal Governo, era iniziata quando, il 22 gennaio, venne sanzionato per colpa di una maglietta indossata durante una trasmissione televisiva. Una polo simile a quella della divisa, ma con una scritta «I love Polizia» tanto grande da non entrare quasi nella telecamera della Rai. Gli alamari diversi da quelli ufficiali e il cuore rosso stampato in bella vista non bastarono a evitare a Tonelli una sanzione amministrativa e il taglio di un trentunesimo dello stipendio. «Il procedimento disciplinare al quale sono stato sottoposto è un abuso, una repressione, un’intimidazione, un pretesto per limitare la libertà sindacale – dice il numero uno del Sap - Quella maglia è a prova di cretino». Eppure, per la Questura di Bologna il sindacalista ha avuto una condotta non conforme al decoro delle funzioni degli appartenenti ai ruoli della Pubblica Sicurezza. Ma non solo questo. Non solo i commissariati sporchi, le volanti a pezzi, le divise rotte e gli agenti in età pensionabile senza le nuove assunzioni. Ad accendere per prima la miccia della protesta era stata la sospensione di F.R., l’assistente capo in servizio al commissariato Vescovio e dirigente dello stesso Sap, accusato dai vertici del Viminale di aver «deliberatamente prelevato materiale di vecchio tipo non più in uso al personale della Polizia di Stato per poi esibirlo durante un’intervista». Costretto ad arrangiarsi con 790 euro al mese, il poliziotto punito si prepara ad affrontare il processo per destituzione attivo da domani. Il casus belli fu, anche allora, la denuncia da parte del sindacato davanti alle telecamere di caschi e pistole mitragliatrici in pessime condizioni. Ubot logori e M12 vecchi di 40 anni utilizzati dagli agenti in servizio, secondo quanto più volte segnalato dal Sap, ormai obsoleti, secondo il Dipartimento. Ad appoggiare la battaglia di Tonelli, dritto verso l’obiettivo al fine di smuovere la situazione e restituire dignità alle forze di Polizia, il centrodestra compatto e il Movimento 5 Stelle. «Gianni Tonelli è uno dei pochi in Italia che facendo lo sciopero della fame è dimagrito», commenta il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini. Come lui, anche Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia, si è detto pronto a dare in cambio nello sciopero della fame, perchè Tonelli smetta.

Silvia Mancinelli






consenso al trattamento dei dati
I commenti inviati vengono pubblicati solo dopo esser stati approvati dalla redazione






Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta
Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro