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18/02/2016 06:09

TORMENTI DEMOCRATICI

Verdini salva il Pd. Poi sale al Quirinale

Il rinvio di una settimana sulle Unioni gay chiesto dai Dem passa con i voti di Ala E nel pomeriggio il leader dell’Alleanza Liberalpopolare incontra Mattarella

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Prima ha permesso al Pd in Senato di prendere una settimana di tempo per provare a districare l’intricatissima matassa del disegno di legge Cirinnà sulle Unioni Civili, poi, nel primo pomeriggio è andato al Quirinale invitato da presidente Mattarella. Ufficialmente per una visita di cortesia, in realtà per dare rassicurazioni al Capo dello Stato sulla tenuta del governo Renzi. Proprio in un momento in cui la sicurezza sempre sfoggiata dal premier inizia a dare qualche piccolo scricchiolio. Il no dei Cinque Stelle a votare il «supercanguro» l’emendamento che avrebbe tagliato tutti gli altri presentati dall’opposizione sul testo delle unioni gay sembra infatti aver definitivamente affossato il disegno di legge. E questa potrebbe essere la prima sconfitta del Pd «renziano» dopo due anni di governo. Così, ieri mattina, quando il Partito Democratico ha deciso di prendere tempo, proponendo lo slittamento di una settimana dell’esame del testo, i voti per fare passare la richiesta sono arrivati proprio del gruppo Ala dei verdiniani che l’hanno fatta approvare con 155 voti a favore contro 141. Una scelta che in questo modo ha salvato i Democratici da un’altra disastrosa sconfitta dopo quella di martedì sera. «Sono orgogliosa di essere nel gruppo di Verdini che ha votato con il Pd in favore dei diritti delle persone e contro le discriminazioni – ha commentato la senatrice Manuela Repetti – Se questo significa essere una stampella, lo farei sempre e a testa alta». Del resto palazzo Madama è il campo più delicato e «scivoloso» per Renzi, visto che la maggioranza si regge in piedi per una manciata di voti. Ed è lì che il segretario dei Dem gioca le sue partite più «spregiudicate» facendo passare i provvedimenti più complicati e indigesti talvolta anche con l’appoggio dei Cinque Stelle. Cosa che però non è riuscita con il disegno di legge Cirinnà. Uno «scivolone» che non è sfuggito a Sergio Mattarella. Il quale ha approfittato della visita del capogruppo di Ala Denis Verdini – con lui c’erano anche il tesoriere del partito Ignazio Abrignani, il segretario politico Massimo Parisi e il capogruppo in Senato Lucio Barani – per informarsi sulle fibrillazioni a palazzo Madama. E da Denis Verdini sono arrivare le rassicurazioni che il Capo dello Stato si aspettava: il gruppo di Alleanza Liberalpopolare-Autonomie garantirà l’appoggio al governo. Soprattutto per far approvare i provvedimenti che sono stati messi in cantiere dall’esecutivo. Del resto Denis Verdini ha lasciato Forza Italia proprio perché in contrasto con la linea scelta da Silvio Berlusconi di affossare il patto del Nazareno, nato con Renzi con il solo obiettivo di portare a termine la parte delle riforme. Le quali, ha sempre sottolineato il leader di Ala, sono proprio quelle che voleva anche Forza Italia.

Paolo Zappitelli

È incredibile e vergognoso che un essere del genere,dalla reputazione molto molto dubbia, traformista, doppiogiochista e massone, che si vende al miglior offerente per veder soddisfatti i propri sporchi disegni ed interessi, sia ricevuto dal Presidente della Repubblica. È ancor più grave che il governo italiano si regga su questo gruppetto di opportunisti da quattro soldi (verdini,bondi,repetti ecc.). In realtà questo tipo di persone non dovrebbe nemmeno trovarsi in parlamento. Ecco una controindicazione (una delle tante!) delle liste bloccate.
Postato da Ric il 18/02/2016 18:29
Passa all'incasso il viscido mecenate poltronista e traditore...forse come i vampiri i suoi specchi non lo riflettono, altrimenti si sputerebbe in faccia, o forse no si approverebbe come i veri NON uomini.
Postato da krisda il 18/02/2016 16:22
Ancora riesco a stupirmi....e non ne capisco il motivo. Ma ci dobbiamo tenere ancora questo schifo?
Postato da Michele il 18/02/2016 08:55
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