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15/02/2016 06:05

VERSO LE AMMINISTRATIVE

«Bertolaso a Roma non va al ballottaggio»

Rotondi: con due candidati difficile vincere. Più logico andare su Marchini

Democrazia Cristiana - Consiglio Nazionale

«Bertolaso? Lo stimo, ma a Roma non arriva al ballottaggio». La stroncatura arriva da Gianfranco Rotondi, deputato di Forza Italia e leader di Rivoluzione Cristiana, movimento che ambisce a costituire la quarta gamba, rigorosamente democristiana, del centrodestra.

Onorevole Rotondi, alle prossime amministrative non c’è, almeno sinora, un candidato sindaco immediatamente percepibile come cattolico. È così in crisi il cattolicesimo politico?

«Non c’è per il momento. Ma lei deve portare pazienza. In questo momento è giusto portare avanti candidati che richiamino ai valori del cattolicesimo politico e alla storia della Dc. I faccio il mio, ma c’è un problema: ho forze modeste. Eppure l’elettorato non lo devo inventare: l’Italia è ancora democristiana».

Davvero?

«Certo. L’asse portante della società ha tra i 40 e gli 80 anni e tutti oggi stanno rivalutando la Dc. Ma anche tantissimi giovani studenti si incuriosiscono. È un elettorato senza partito che si crea letture sostitutive: Prodi, Berlusconi, Renzi. L’Italia resta democristiana ma manca il coraggio di fare outing. Più la classe politica scade più si rivaluta la classe dirigente democristiana».

Farà outing alle prossime amministrative?

«Ho chiesto a Rocco Buttiglione di candidarsi sindaco a Roma. Se non accetterà ci inveteremo qualcos’altro».

Ma Guido Bertolaso non le piace proprio?

«Al contrario, lo stimo e col nostro governo ha fatto benissimo da capo della Protezione Civile. Ma non arriva al ballottaggio: al candidato del Pd e a quello del M5S opponiamo due sfidanti di centrodestra, Marchini e Bertolaso. Che senso ha?».

Preferiva Alfio Marchini?

«No, tra i tre in campo il migliore è Francesco Storace che viene dalla politica ed è abituato alla battaglia politica. Questa storia della società civile, melo lasci dire, è una gran puttanata. Non può fare il medico uno che non ha studiato medicina. Diceva Longanesi che l’80% del Parlamento è uguale a chi lo ha eletto, il 10% è migliore e il 10% è peggiore. Tornando a Marchini, in assenza di una scommessa culturale forte era giusto andare pragmaticamente sul candidato già in campo, come accaduto a Napoli».

Sosterrà Gianni Lettieri?

«Certo. È cattolico ed è coerente: cinque anni fa ha perso ed è rimasto in Consiglio comunale a dare battaglia a de Magistris».

Sosterrà eventualmente Osvaldo Napoli a Torino?

«È un democristiano e non di primo pelo. Certo che lo sosterremo».

Cosa pensa della Borgonzoni a Bologna?

«E chi è?».

La candidata indicata da Salvini.

«Non la conosco».

E Stefano Parisi a Milano?

«Non conosco nemmeno lui. Ma secondo me dovevano candidarlo a Roma: è dei Parioli».

Traduciamo.

«Sosterremo Lettieri e Napoli. Altrove presenteremo nostri candidati sindaco».

Sarebbe questa la sfida culturale?

«Certo. La teoria del popolarismo a destra di Buttiglione resta ancora valida. Il paradosso è che nel centrodestra i cattolici sono spariti mentre nel Pd occupano Quirinale e Palazzo Chigi ma hanno incardinato il partito nel socialismo europeo».

Torniamo alla sfida culturale...

«Diceva Andreotti: un servizio lo si rende, non lo si impone. Ho siegato a Berlusconi che al centrodestra serve recuperare la vocazione democristiana. Sono l’ultimo amico rimasto al Cav e resto nel gruppo di Fi solo per questo. Voglio aiutare Berlusconi, abbiamo ancora tempo. Ma dobbiamo costruire la quarta gamba del centrodestra. Lega e FdI insieme non arrivano alla somma di Lega e an dei tempi d’oro. Il nostro elettorato o vota Renzi o sta a casa. Serve un partito forte che completi il centrodestra. Cerco amici per costruire un centro alla tedesca, alternativo cioè alla sinistra dove i cattolici ci sono, occupano gli spazi ma culturalmente sono spariti. Renzi è un superProdi: costruisce una forsza di sinistra con abiti democristiani. Il centrodestra è in difficoltà perché non riese a fare i conti con la Dc e a recuperare la sua cultura politica. Il Cav ha portato FI nel Ppe ma si è fermato lì. Oggi FI è un partito dimezzato a trazione socialista e il centrodestra è fatto da u nterzo di An, una Lega raddoppiata e, appunto, mezza FI. A Berlusconi, che poteva essere il nuovo De Gasperi, pongo una questione politica. Siamo ancora in tempo».

Daniele Di Mario






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