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10/02/2016 06:05

LA CORSA AL CAMPIDOGLIO

La spina Marino nel fianco del Pd

Oggi scade il termine per la presentazione delle candidature alle primarie INTERVISTA Fassina: «Insieme a Ignazio per dare una svolta reale di cambiamento»

CITT� METROPOLITANA, MARINO APRE PRIMA SEDUTA CONSIGLIO -FOTO 1

Scade oggi il termine per la presentazione delle candidature alle primarie Pd per la scelta del candidato sindaco. Nessuna sorpresa ma molte incognite sul risultato finale. Le certezze sulla corsa alla guida del Campidoglio da parte del Pd sono poche: i nomi dei contendenti alla candidatura che verrà decisa dai militanti con il voto del 6 marzo: Roberto Giachetti, Roberto Morassut, Stefano Pedica, Gianfranco Mascia; una lista civica di ampio respiro a sostegno del candidato; la corsa, praticamente in solitaria del partito democratico.

Le incongite, al contrario, sono più numerose e maggiormente insidiose. Un sondaggio interno al centrosinistra ha infatti reso le acque se possibile ancora più agitate fotografando un partito democratico più diviso che mai e sotto attacco di ex o prossimi ex, come Ignazio Marino e Stefano Fassina. Giachetti infatti non sfonda, solo uno su quattro lo voterebbe, pari al 25,8% del campione, sorprende invece il 18% dell’ex sindaco e del 14% di Stefano Fassina, quest’ultimo candidato per Sinistra Italiana - Sel. L’ex assessore all’Urbanistica con Veltroni, Morassut si fermerebbe invece al 6,6%. Numeri poco concreti ma indicativi di una crisi senza precedenti.

I rumors dai Municipi infatti indicano proprio in Morassut il candidato favorito. Mentre la svolta a sinistra con la sempre più possibile alleanza tra Fassina e Marino, preoccupa non poco il Pd. Un partito falcidiato da mafia capitale, umiliato con l’epilogo Marino, e preoccupato per una gestione «autoritaria» da parte del segretario Renzi. E per questo la «protesta» interna potrebbe trovare un’ottima sponda nel tandem Fassina-Marino, i ribelli al «sistema Renzi». Ribelli che, è razionale immaginare, insieme, possano anche arrivare a superare la quota del 10%.

Ma soprattutto, ribelli, che in caso di ballottaggio tra Pd e 5 Stelle, difficilmente tornerebbero «a casa». Più coerente, a quel punto, dare un sostegno «esterno» ai grillini, garantendone, forse, la vittoria. Un bel guaio insomma per i Dem, sui quali aleggia, decisiva, l’ombra di Nicola Zingaretti. Sarà infatti il governatore del Lazio, praticamente unico punto di riferimento locale in grado di «fare sistema» a pesare su primarie e voto finale.

Il silenzio del presidente della Regione si romperà certamente il 6 marzo quando il Pd, tra le incertezze, sceglierà il candidato ufficiale. A lui la decisione di «scardinare» per sempre quel modello Roma (superato, ha già detto ieri Giachetti, che ne fu protagonista) che tuttavia tiene insieme non solo la Regione con Zingaretti, ma tutti i 14 Municipi capitolini, decisivi per la riconquista del colle capitolino.

Susanna Novelli






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