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31/01/2016 07:49

LA BATTAGLIA PER LA FAMIGLIA

Family Day, Gandolfini: "Legge inaccettabile"

L'affido rafforzato? "Adozione mascherata"

gandolfini

La piazza ha fatto sentire la sua voce. Il Parlamento saprà ascoltarla? Dal popolo che ieri ha gremito il Circo Massimo (due milioni secondo gli organizzatori, realisticamente qualcosa meno ma senza dubbio una presenza massiccia), proveniente da tutta Italia, si è levato un no senza se e senza ma al ddl Cirinnà. No all’equiparazione delle unioni civili al matrimonio, no all’adozione da parte degli omosessuali, no al mercimonio dell’utero in affito, no alla reversibilità delle pensioni a favore dei gay quando, come ha ricordato Gandolfini, promotore del Family Day, 1,4 milioni di famiglie in Italia vivono al di sotto della soglia di povertà. «L’Italia non è il fanalino di coda ma il faro che indica la via della civiltà all’Europa - ha arringato Gandolfini nel suo discorso conclusivo - È profondamente incivile programmare la nascita di un bambino orfano. E il movimento femminista dovrebbe vomitare di fronte all’idea che si può comprare l’utero della donna. L’utero non è un forno in cui costruire un manufatto. Il ddl Cirinnà è inaccettabile dalla prima all’ultima riga e deve essere respinto. L’affido rafforzato è un tentativo di far passare in modo surrettizio una situazione identica all’adozione, è un’adozione mascherata». Poi il monito a Renzi e ai politici: «Bisogna stare attenti quando si approvano leggi distruttive. Vedremo chi avrà raccolto i messaggi di questa piazza e chi se li sarà messi sotto i tacchi». Chi ha parlato di «adesione piena», pur non essendo in piazza per motivi istituzionali, è il ministro dell’Interno Alfano, che in mattinata aveva ricevuto Gandolfini. Significativi gli striscioni in piazza, a cominciare da quello sotto il palco: «Vietato rottamare la famiglia». E ancora «Accenderemo fuochi per testimoniare che due più due fa quattro», «Famiglia sogno di Dio, Cirinnà incubo di tutti». O «Unioni civili, cavallo di Troia». Il senso di quest’ultimo slogan lo spiega un altro dei protagonisti del Family Day, Mario Adinolfi: «È il cavallo di Troia di una visione antropologica che trasforma le persone in cose, pericolosa per la società ed estranea alla cultura nazionale». Ma siete contro i gay? «Mai scritto una parola contro l’omossessualità o gli omosessuali - replica Adinolfi - Non c’è nessun astio ma sono un cittadino contrario alle unioni equiparate al matrimonio e all’omogenitorialità. E nel momento in cui c’è una discussione in atto rivendico il diritto di sostenere questa posizione senza dover essere tacciato di oscurantismo, bigottismo, omofobia e quant’altro». Ma è giusto tutelare i diritti degli omosessuali? «Hanno già tutti i diritti necessari - ribatte Adinolfi - Qui le questioni sono due: filiazione e reversibilità della pensione. Sono contrario a entrambe. Qui c’è uno striscione con l’hashtag "#Renziciricorderemo". Il Palazzo e il Pd devono ascoltare. Glielo hanno scritto in "socialese": devono ritirare una legge incostituzionale e un po’ imbrogliona. Qui poco tempo fa hanno cantato i Rolling Stones. E dicevano "non puoi avere sempre tutto ciò che vuoi". Noi siamo in continuità con quel messaggio». Numerosi i politici in piazza, insieme ai gonfaloni delle Regioni Liguria e Lombardia e ai rispettivi governatori, oltre ad alcuni vescovi. Ma c’erano anche esponenti evangelici, musulmani, ortodossi. A ricordare che la famiglia «non è una questione religiosa ma di buon senso» ha detto il presidente di Pro Vita Toni Brandi. E sulla possibilità di dialogo, magari in cambio di un fisco più «amico» della famiglia, è categorico Filippo Savarese, portavoce di Manif pour tous Italia: «Non barattiamo le unioni civili con alcun provvedimento economico». Il monito a Renzi dunque è partito. E forse il premier farebbe bene a ricordare quanto accaduto in Croazia. Zeljka Markic, medico e madre di quattro figli, è la promotrice del referendum che ha introdotto la tutela costituzionale del matrimonio nel Paese slavo. Ieri si è alzata alle 3 di notte, come molti altri, per portare al Family Day la sua testimonianza: «Il nostro presidente e il primo ministro erano contrari - ha detto - In due settimane abbiamo raccolto il doppio delle firme necessarie e al referendum abbiamo vinto con il 67%. Un anno fa il presidente ha perso le elezioni, tre mesi fa il premier ha perso le elezioni». Renzi se lo ricordi.

Andrea Acali






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