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"Divisiva e inaccettabile Così com’è quella legge non deve passare"

Parla Massimo Gandolfini, l'organizzatore del Family Day  LA CEI No alle unioni civili

Prof. Gandolfini ha visto il sondaggio di Mannheimer? Molti dicono sì alle unioni civili ma poi sono contro la stepchild adoption.

«Direi che gli italiani hanno idee chiare ma soprattutto definirei gli italiani preoccupati perché se la legge Cirinnà passa così com’è la preoccupazione diventa reale». Neurochirurgo e neuropsichiatra, Massimo Gandolfini è il promotore del Family Day, la manifestazione di oggi al Circo Massimo contro il ddl Cirinnà sulle adozioni civili ma soprattutto contro la stepchild adoption». 

 

 

Una legge sulle unioni civili serve per stare al passo con i tempi...

«Bisogna vedere cosa s’intende per unione civile. Io, che sono promotore del Family day, potrei rispondere che sì serve una legge ma il problema non è il contenitore ma il contenuto: se l’unione civile è un rapporto sentimentale tra due adulti è un diritto avere i diritti civili. Ma se si pensa che l’unione civile sia il copia e incolla della famiglia allora dico no, è cosa ben diversa».

 

 

La Cei difende il modello naturale di famiglia, la sinistra, seppur divisa, dice di difendere i diritti dei bambini.

«Non è così, teniamo distinti i livelli. Il livello religioso è rappresentato dalla Chiesa e non solo dalla Cei e la dottrina della Chiesa non è cambiata: la famiglia naturale è quella formata da un uomo e una donna. Unione civile è un altro concetto e in questo senso anche la Chiesa ha idee chiare: nessuno nega i diritti civili legati alle persone, molti, peraltro, già esistono nel codice civile vigente, basterebbe fare qualche limatura. E su questo anche la gerarchia cattolica non ha nulla da dire. Altra cosa è quelo che dice il ddl Cirinnà nell’obrobrioso art. 5 sulla stepchild adoption e negli art. 2 e 3 in cui di fatto l’unione viene omologata alla famiglia».

 

 

La vera differenza?

«Certo, sono due strutture diverse. L’unione civile è tra due adulti legati da un rapporto sentimentale. Tra uomo e donna, oltre all’affettività c’è la procreazione. Le condizioni diverse dalla famiglia possono avere dignità, stessa dignità e valore che si deve dare all’affetto, ma non con la dignità del matrimonio. Lì è la vera, grande distanza».

 

 

Cioè no al matrimonio gay?

«No, ma non per dicriminare ma perché sono cose diverse e legate al bambino. Peraltro dalla stepchild adoption si arriva all’utero in affitto, una pratica abominevole e incivile perché si programma un bambino orfano, senza padre o madre, mancanza che crea una grossa ferita nella storia del bambino».

 

 

Anche alcune femministe sono contrarie all’utero in affitto perché sfrutta il corpo della donna.

«Si compra il corpo di una donna e lo si sottopone a rischi. Nessuno ne parla, ma ci sono casi documentati di donne che hanno accettato per le loro misere condizioni e che si sono giocate la vita. Abbiamo fatto una battaglia per la salute e il benessere della donna e poi ne facciamo un’incubatrice?»

 

 

Tutto per un capriccio o un pressante desiderio di maternità o paternità?

«Sì, ma il bambino non è mai è un diritto. Neanche nelle famiglie naturali... I bambini sono gioielli fragili che devono avere due genitori, una mamma e un papà. Non si può andare contronatura».

 

 

Però non crede che serva colmare un vuoto legislativo visto che il Tribunale di Roma ha già di fatto dato ragione a due coppie di donne omosessuali sull’adozione?

«Questo è un grande tema grosso di livello diverso. Purtroppo spesso la magistratura interviene con libertà e discrezionalità su qualche legge e dice tutto e il contrario di tutto... Una democrazia parlamentare dovrebbe affrontare questo tema. Ora però, siccome va così, dobbiamo scrivere leggi che non si prestino a discrezionalità. Basti pensare alla legge 40: diceva che non era ammessa la diagnosi preimpianto e oggi si fa, non era ammessa l’ eterologa e si fa... Se si fanno leggi con spazi ampi come praterie, cerchiamo di fare maggiore chiarezza possibile, se poi c’è il vulnus delle interpetazioni, il parlamento deve trovare rimedi adeguati».

 

 

Chi sostiene la Cirinnà dice che in tutta Europa ci sono le unioni civili e in Italia no, quindi dobbiamo rimediare.

«Il popolo italiano non vede la necessità e l’urgenza di approvare una legge così pesantamente divisiva. Bisogna sedersi, ragionare e fare un testo per difendere i diritti dei bambini e i diritti civili delle persone nell’ambito dei diritti civili. Io non sono un politico e i cittadini che saranno al Circo Massimo con me non rappresentano una lobby ideologica ma hanno la piazza come unica arma per sostenere e difendere i loro valori. E poi l’Italia non è un fanalino di coda ma un faro di civiltà che sa discernere il rapporto affettivo dai valori, e i valori non sono confondibili con i diritti».

 

 

Che ne pensa di quei ministri cattolici che si dicono contro il ddl Cirinnà ma, con qualche scusa, diserteranno la vostra manifestazione?

«Capire il retropensiero delle persone è difficile, però voglio stigmatizzare: abbiamo i ministri dell’Interno e della Salute che si fanno scrupoli e oggi non ci metteranno la faccia, però abbiamo la terza carica dello Stato che si è tolta la maglia di arbitro ed è scesa in campo a gamba tesa. L’uscita della Boldrini è stato uno strappo sleale e scorretto».

 

 

Prof. Gandolfini, il suo obiettivo è il ritiro del ddl Cirinnà in quanto inaccettabile e inemendabile. Crede che la piazza sarà piena?

«Sarà una piazza enorme, una piazza italiana, anche se abbiamo ricevuto adesioni da tutto il mondo. Dal palco daremo voce agli eroi del quotidiano, alle famiglie. Non mancheranno momenti di grande contenuto culturale e scientifico. Una piazza che vuole rappresentare la bellezza delle famiglie con tante mamme, papà, bambini e nonni. Perché questo è il volto bello e vero dell’Italia». 

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