cerca

Bernardini garante dei detenuti. Ma c’è il veto M5S: è condannata

In Abruzzo un 5 Stelle nella sua situazione fa il consigliere

L’ortodossia è una bussola che difficilmente fallisce, ma spesso fa perdere delle occasioni. Ciò ben si addice a una vicenda che riguarda il MoVimento 5 Stelle in Abruzzo e vede come controparte i Radicali, in particolare Rita Bernardini. Già segretaria del partito, fedelissima di Marco Pannella, è in attesa da oltre tre mesi di essere eletta Garante dei detenuti nella Regione. Del suo impegno costante a favore delle condizioni di vita nelle carceri v’è ampia letteratura e la sua candidatura al ruolo di garanzia ha ricevuto molteplici appelli favorevoli, dal ministro Andrea Orlando («ottima candidatura»), al vicepresidente del Csm Giovanni Legnini («sarebbe un bel segnale»). Financo a un redivivo Fausto Bertinotti: «Dove si può trovare – ha detto l’ex leader di Rifondazione – rispetto alle carceri, un merito e un’esperienza superiori a quelli di Rita Bernardini?».

Eppure, per il MoVimento 5 Stelle regionale questo bagaglio politico e sociale non è sufficiente. Perché le condanne che Rita Bernardini ha riportato, a seguito delle ben note azioni di disobbedienza civile, sono un ostacolo etico insormontabile a dire sì alla sua elezione. Nel sito del M5S abruzzese è possibile leggere una nota in viene spiegato il «nodo». I pentastellati definiscono «condivisibili» le battaglie portate avanti dall’ex numero uno di via di Torre Argentina, ma tuttavia «le condanne riportate dalla Bernardini la rendono ineleggibile in un’ottica di legalità a cui questo Paese dovrebbe costantemente ambire». E ancora, spiegano che il ruolo in questione «è anche finalizzato e ispirato alla rieducazione dei detenuti e ciò ci sembra inconciliabile con il presupposto di aver ignorato una legge vigente». Inflessibili, dunque.

L’«Agenzia radicale», però, mette in relazione tutto questo alla vicenda, di cui i media abruzzesi hanno dato conto negli scorsi giorni, del consigliere abruzzese pentastellato Riccardo Mercante, condannato in sede civile in primo grado per una causa inerente il proprio lavoro. In poche parole, da promotore finanziario, venne portato in Tribunale da un suo cliente che si ritenne danneggiato da alcune operazioni, le quali avrebbero causato una perdita patrimoniale di 920mila euro. I fatti risalgono al periodo 2008-2009. Per ora, il consigliere è stato condannato in prima istanza alla restituzione delle commissioni in solido con l’istituto di credito ed è stata dichiarata la nullità delle operazioni.

«Sono assolutamente sereno – ha scritto Mercante sulla sua pagina Facebook commentando la notizia - avendo sempre svolto il mio lavoro con la massima diligenza e con quella onestà che mi ha sempre caratterizzato nella professione, nella attività politica e nella vita familiare, così come sono assolutamente certo che in secondo grado si riuscirà a chiarire definitivamente l’intera vicenda».

Dalla stampa locale, risulta come tutti i suoi colleghi abbiano fatto quadrato attorno a Mercante, così come su facebook anche i militanti gli esprimano solidarietà. La vicenda, poi, è tutta da dimostrare. «Peraltro – sottolinea sempre Agenzia Radicale - è giusto sottolineare come simili vicende non chiamino necessariamente in causa la disonestà, anzi: quand’anche il dolo fosse accertato, ciò non significherebbe che il consigliere fosse in mala fede, perché potrebbe semplicemente aver compiuto degli errori». Tuttavia, continua l’agenzia, «una condanna è una condanna! La disobbedienza civile della Bernardini no, e le operazioni finanziarie nulle del grillino vanno bene?».

Domanda che Giriamo ad Andrea Colletti, deputato abruzzese, componente della Commissione Giustizia. «Occorre tenere ben distinti i due piani, civile e penale», spiega a Il Tempo . «Sono le nostre regole - prosegue nei ruoli di responsabilità niente persone con condanne penali passate in giudicato. Oltretutto, non mi pare neanche la Bernardini sia abruzzese, quindi...».

Insomma, nessuna indulgenza di fronte al fatto che le condanne riportate da Rita Bernardini riguardano la specificità della militanza radicale, che molte questioni ha posto, condivisibili o meno, nella storia repubblicana del nostro Paese. Comunque, che il MoVimento 5 Stelle sperimenti il garantismo è buona cosa. Magari, piano piano, lo concepirà come valore universale.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

Diletta Leotta come non l'avete mai vista GUARDA

Tutti in delirio per l'arrivo di Silvio Berlusconi alla convention di Fiuggi
Degrado capitale, la stazione Termini è un  vespasiano a cielo aperto
La cassanata definitiva: "Ci ho ripensato, continuo a giocare"