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31/12/2015 06:20

I TORMENTI DEL PREMIER

Malagò o Boschi. Renzi rivuole Roma

Il segretario del Partito democratico studia il dossier sul Campidoglio Resta in campo l’ipotesi Giachetti. L’ultima parola spetterà ai sondaggi

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C’è la data delle elezioni comunali a Roma: il 12 giugno. C’è anche quella per le primarie per scegliere il candidato sindaco: il 6 marzo. Parola di Matteo Renzi, che nel corso della conferenza stampa di fine anno ha di fatto avviato la campagna per il Campidoglio. Lanciando tre-quattro messaggi chiari. Porte aperte a Sel, che è la benvenuta, rimandando di fatto la palla nel campo della sinistra: se Sel si sfila non è colpa del Pd, che - ha detto Renzi - resta disponibile a costruire alleanze di coalizione. I Dem, inoltre, hanno delle grandi «responsabilità» sul fallimento di Ignazio Marino, con cui resta il gelo. Renzi ha detto che chiunque farà meglio di lui e l’ex sindaco ha replicato di aver fallito perché il governo non l’ha assistito, rendendosi disponibile a ricandidarsi: «Non resterò indifferente alle aspettative dei cittadini che mi chiamano».

Con quale quadro si andrà al voto però è tutto da capire. C’è, certo, il nodo del candidato sindaco. In pole position oggi c’è Roberto Giachetti, ma il premier sta valutando altre opzioni (tra le quali il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni), alcune pirotecniche. Resta la suggestione Franco Gabrielli, il prefetto capo della polizia in pectore. Resta l’altra suggestione di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Anticorruzione.

Ci sono poi altre strade. La più «calda» porta a quella del presidente del Coni Giovanni Malagò, una sorta di «modello Sala» da replicare a Roma. Con Malagò, Renzi ripercorrerebbe lo schema preferito: un candidato identificabile con Palazzo Chigi ma non targato Pd, in grado di catalizzare voti fuori dal perimetro democratico. E la campagna elettorale avrebbe un tema facile facile: la ricostruzione della città, il suo recupero, la sua rinascita sociale ed economica legata al sogno olimpico del 2024. C’è poi un’altra carta, iper-renziana, quella di Maria Elena Boschi. Seppur indebolita dal caso Banca Etruria, resta una candidata perfetta per il premier, che dovrà decidere come e quanto impegnarsi direttamente su Roma. Anche se Renzi ha detto chiaramente che farà campagna elettorale per il referendum sulle riforme e non per le amministrative, ha anche specificato che «il Pd a Roma se la gioca». Difficile ipotizzare un disimpegno totale.

Fonti parlamentari riferiscono che il premier avrebbe commissionato a una grande società di marketing politico di sondaggiare le diverse opzioni per verificare quella col maggior gradimento.

Ma il nodo vero da sciogliere resta quello politico: come riorganizzare il campo riformista dopo il disastro di Marino? Lo zingarettiano Marco Miccoli e l’esponente di Sinistra Dem Riccardo Agostini ribadiscono la necessità dell’unità del centrosinstra, seppur profondamente rinnovato e aperto «alle forze sane dell’associazionismo, del lavoro e dell’impresa». «Non fossilizziamoci a discutere solo di nomi - dice Agostini - Dobbiamo costruire una coalizione ampia di centrosinistra». E anche Gianluca Peciola, di Sel, chiede uno «scatto d’orgoglio» delle forze di sinistra e democratiche per recuperare autonomia politica, pur giudicando insufficiente «l’agenda Renzi».

I nodi insomma ancora non vengono al pettine. Il vicepresidente del Lazio Massimiliano Smeriglio (Sel) su Il Manifesto rilancia l’idea di un «partito delle città» in risposta al «partito della nazione» e Walter Tocci evoca l’idea di una lista unitaria di centrosinistra. Una suggestione condivisa da molti. Lo scorso 16 dicembre si è tenuto un incontro al quale hanno partecipato gli stessi Smeriglio e Agostini, più la renzianissima Patrizia Prestipino e il popolare Lucio D’Ubaldo per cercare di riavviare il cantiere del centrosinistra. L’idea lanciata per sconfiggere il centrodestra e il populismo di Grillo è stata quella di varare «una lista unica» dei riformisti di centrosinistra «con il Pd come motore», perché - ha spiegato D’Ubaldo - «a una emergenza si risponde con una emergenza: è impensabile andare davanti agli elettori e far finta che nulla sia successo». E anche per Smeriglio «ci vuole discontinuità nell’organizzazione delle candidature. Sennò finiamo nella frammentazione, il Pd fa il partito della nazione e noi facciamo altre cose. La riflessione è partita dall’idea avanzata da Tocci e si è sviluppata su un ragionamento sul futuro di Roma che dobbiamo portare avanti puntando a valorizzare le esperienze in corso nei Municipi».

Daniele Di Mario






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