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Date un ventenne ai Radicali. Che ridia la faccia a chi la faccia non l’ha più

di Giovanni Negri, ex deputato e segretario del partito Radicale

Date un ventenne ai Radicali. Che ridia la faccia a chi la faccia non l’ha più

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D ate un ventenne ai radicali. Date una ragazza o un ragazzo decente, civile, con i normali jeans puzzolenti e la luce negli occhi a questo obitorio che non sa liberarsi di sé stesso. Date una o un ventenne ai radicali. Trovate una ragazza o un ragazzo che ci crede, che ha un senso medio, e buono, e sorridente, e pazzo quanto basta guardando tutto ciò che ci circonda. Date un ventenne ai radicali. Dateci e date all’Italia e a chiunque abbia occhi per guardare un ventenne che porti luce, aria, gioia di vivere. Date un ventenne ai radicali, datelo o datela a un mondo tanto piccolo quanto sprofondato nella disperazione, nell’incredulità del ritenere che una storia bella o almeno decente possa finire in questo modo di merda. Date un ventenne ai radicali, date un ventenne che non sia e non appartenga ai cortigiani, agli eredi, ai sicofanti, ai dipendenti di stato e parastato, alla piccola setta di chi nella vita un vero lavoro non l’ha mai fatto, alle pantomime di una fiction che è durata più degli anni di Mussolini ed è finita nel mandarinato cinese di quelli che hanno in mano la roba: le frequenze, le sedi, gli assegni, i tavoli, le sedie, la merda di proprietà e di piccolo potere contro la quale ogni giorno i finti puri bestemmiano. Date un ventenne ai radicali. Dateci una ragazza o un ragazzo nel quale sperare e che sia speranza. Dateci un povero, dateci un innocente, dateci un estraneo al vostro mondo di malati di voi stessi: voi, tutti più o meno a stipendio caricato sul contribuente. Dateci un ventenne al quale non chiediamo di sapere quello che tutti sappiamo: che fa pena chi ormai ha solo come ultima mossa quella di scomunicare ed espellere sé stesso, e ancor più pena fa la scema che risponde che lei dà duemilacinquecento euro al mese. Date un ventenne ai radicali. Dateci un ventenne che sia pazzamente normale e normalmente pazzo. Dateci un ventenne che sappia ridere, ascoltare e parlare, che sappia sintonizzarsi non solo con il potere o con gli Andraus e le Ciccioline e le galere ma anche con il ragioniere, il falegname, l’impiegato e la madre di famiglia, il disoccupato e lo stronzo che affitta a 320 euro il mese. Lo stronzo radicale che ha pagato la tessera: il padre, la madre che non sa finire la fine del mese in questo paese del cazzo. Date un ventenne ai radicali, cercate – non sarà difficile - un ventenne che sia una semplice ragazza, un semplice ragazzo che abbia capito che il Paese bello e disgraziato che ci circonda ha bisogno di modernità, di civiltà, di umanità. Date un ventenne ai radicali, dateci un ventenne che abbia intuito che la troika europea non è spinellirossicolorni, perché purtroppo è cambiata. Date un ventenne ai radicali che il culo lo dia al partito: non al Pci, non al cardinale davanti al quale sposarsi in chiesa, non ai traffichini dei giubilei, non al berlusconi libertario alla Ruby, non ai similradicali con i deretani sistemati nel vostro ex regime, non sempre a quelli che sotto la vostra coltre di ovvietà vestite da saggezza hanno coperto e coltivato solo i cazzi sempre e soltanto propri, e vostri. Date un ventenne ai radicali che credono a un Partito. A un PARTITO. A un Partito dove – scusate la normalità – si parla e si vota. Datelo a un ragazzo o una ragazza che riprenda il treno, che non vada in tv, che parli in internet, che ascolti e che faccia. Che faccia. Che abbia la Faccia per poterle o potergli chiedere che Faccia, e che Faccia di più perché la faccia ce l’ha. Una Faccia diversa dalla vostra, che già ce l’avete messa e già ce l’avete perduta. Dateci, date questo ventenne ai radicali. Dateci una FACCIA. Datecelo, o attorcigliatevi a ciò che resta. Cioè a voi stessi: ormai il poco, se non il nulla, di una storia condannata all’oblio.

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