cerca

Carcere per 17 anni a trenta cronisti

È il rapporto di "Ossigeno per l’informazione" sulla diffamazione a mezzo stampa LEGGI ANCHE "Quella norma del codice che l'ex pm Grasso dimentica"

Trenta condanne per diffamazione, con pene detentive per un totale di 17 anni di carcere, sono state inflitte ad altrettanti giornalisti, fotoreporter e blogger in meno di cinque anni. È quanto emerge dal rapporto stilato da Ossigeno per l’informazione, intitolato «Carcere per diffamazione-Rassegna di querele e altre azioni legali pretestuose contro i giornalisti in Italia», consegnato ieri al presidente del Senato, Pietro Grasso. Secondo l’Osservatorio, che ha preso in esame l’arco di tempo che va dall’ottobre 2011 al maggio 2015, l’esecuzione della condanna è sempre stata sospesa, tranne che in due casi: quello del direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, rimasto in carcere per qualche giorno fino alla commutazione della pena decisa dall’allora Capo dello Stato, Giorgio Napolitano; e quello di Francesco Cangemi, alla guida del mensile «Il Dibattito», arrestato all’età di 79 anni a causa delle otto condanne collezionate e rimasto dietro le sbarre per 46 giorni fino alla scarcerazione per motivi di età e salute. Fra i giornalisti condannati ci sono anche il direttore di Panorama, Giorgio Mulè, insieme ad Andrea Marcenaro, Riccardo Arena e Maurizio Tortorella, dello stesso settimanale. Poi Luigi Vicinanza, attuale direttore dell’Espresso e al momento della condanna a capo del Centro di Pescara (condannati anche due cronisti dello stesso quotidiano), Claudio del Frate del Corriere della Sera (assolto in appello), Luca Fazzo del Giornale, Orfeo Donatini e Tiziano Marson, redattore e direttore dell’Alto Adige, e Antonio Cipriani, ex direttore delle testate free press E-Polis sottoposto a 34 processi e che ora a rischia carcere. Il dossier sottolinea che in realtà i casi di sentenze che prevedono pene carcerarie sono molto più numerosi.

 

L’Osservatorio, infatti, che è promosso da Fnsi e Ordine dei giornalisti, si basa solo su quanto appreso direttamente attraverso un loro monitoraggio, tenendo ben presente che spesso i giornalisti non vogliono far sapere di essere stati minacciati, imputati o condannati per diffamazione. Il rapporto si sofferma anche sulla legge in discussione in parlamento dal 2013, che se da un lato elimina il carcere per i giornalisti condannati per diffamazione, dall’altro prevede multe salate che vanno dai 5mila ai 50mila euro. Per Ossigeno, la norma non allineerà il nostro Paese alla giurisprudenza europea. L’Osservatorio riporta poi i dati della Federazione Italiana Editori Giornali, nei quali si evidenzia come «negli ultimi dieci anni a Roma e Milano si sono svolte 400 cause con richieste risarcitorie del valore di due miliardi di euro» con una durata media di nove anni. Secondo il dossier, ci sono «otto differenti tipi di azioni legali pretestuose» fra le quali «le querele penali e le cause civili per diffamazione a mezzo stampa sono le tipologie più diffuse». La querela sporta o minacciata «senza fondato motivo», inoltre, nove volte su dieci dà vita a «procedimenti giudiziari che durano anni» e obbligano il giornalista a tirare fuori molti soldi. Il codice penale, ricorda Ossigeno, «contiene una norma che punisce l’autore di querele temerarie», ma «non si ricordano casi in cui questo articolo sia stato applicato alle querele pretestuose e infondate». Quanto alla stessa norma prevista dal codice di procedura civile per «punire chi sostiene una causa con motivazioni che sa di essere false o infondate», l’applicazione si è verificata «due o tre volte». Nel 2014, infine, le «denunce e azioni legali» strumentali classificate da Ossigeno, sono state il 54,5 per cento del totale delle 506 minacciate e registrate dall’Osservatorio. Grasso, che ha ricevuto il rapporto nel corso della cerimonia del Ventaglio a Palazzo Giustiniani, ha parlato della «necessità di compiere decisivi passi in campo legislativo per adeguare il nostro impianto normativo a quello europeo» e della «urgenza alla quale il parlamento deve immediatamente rispondere, approvando al più presto il disegno di legge sulla diffamazione, la cui gestazione è stata finora troppo lunga e complicata».

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

La cassanata definitiva: "Ci ho ripensato, continuo a giocare"

Dopo le liti in tv relax al mare: Adriana Volpe in versione sirenetta
Roma, in viaggio seduti sul paraurti Così strappano un passaggio al tram
Aurora Ramazzotti studentessa modello. Il video fa impazzire i fan