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L’Anticorruzione apre un’indagine su tempi e costi della Metro C

Un cane che si morde la coda. La «carenza di indagini archeologiche preventive» nella realizzazione della metro C di Roma, ha determinato «rilevanti modifiche contrattuali»

L’Anticorruzione apre un’indagine su tempi e costi della Metro C

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Un cane che si morde la coda. La «carenza di indagini archeologiche preventive» nella realizzazione della metro C di Roma, ha determinato «rilevanti modifiche contrattuali» e lo slittamento delle tempistiche di realizzazione. Tutto ciò ha comportato «maggiori oneri» per la pubblica amministrazione e un «consistente contenzioso» favorevole alle ditte costruttrici. Alla fine, si è arrivati al paradosso di «ribaltare la priorità di costruzione, rimandando la realizzazione della tratta più centrale».

L’indagine dell’Autorità nazionale anticorruzione sulla terza linea della metropolitana di Roma è ancora in corso, ma già quello che è stato accertato dai consiglieri dell’Anac, fino a oggi, getta lunghe ombre sulla stazione appaltante pubblica che ha affidato i lavori, Roma Metropolitane srl, e sul contraente generale privato che quei lavori li sta eseguendo, Metro C scpa.

La metro C è l’esempio lampante di come in Italia le grandi opere pubbliche siano affette dalla «sindrome della lievitazione»: i costi e i tempi di realizzazione sono sempre più alti e più lunghi di quelli preventivati. Lo certifica la relazione annuale presentata ieri alla Camera dal presidente Raffaele Cantone, che parla di metro C come di una «anomalia». Rilievi che ricalcano quelli mossi, per prima, dalla procura della Corte dei conti del Lazio, che ha aperto già da tempo due fascicoli sulla realizzazione dell’infrastruttura, ai quali si somma un’indagine della procura penale.

La gara è stata indetta nel 2005: era di 2.510.951.163 euro l'importo complessivo posto a base d’asta per il «tracciato fondamentale» della linea (Pantano-Clodio/Mazzini). Ad aggiudicarselo, il 28 febbraio 2006, è stata l’associazione temporanea di imprese Astaldi, Vianini Lavori, Consorzio Cooperative Costruzioni e Ansaldo Trasporti Sistemi Ferroviari, che ha costituito la società Metro C S.c.p.a. «Il costo totale dell’investimento - si legge nella relazione dell’Anac - è passato da 3.047 milioni a 3.740 milioni di euro, mentre l’importo contrattuale a favore del contraente generale da 2.365 a 2.900 milioni di euro. Del suddetto incremento, circa 316 milioni sono da ricondurre alle 45 varianti adottate in corso d’opera, di cui 7 a parità di importo, 5 in diminuzione e 33 in aumento». Insomma, una pioggia di varianti che l’introduzione della figura del contraente generale avrebbe dovuto evitare, obbligato a consegnare l’opera «chiavi in mano», al prezzo pattuito nella gara d'appalto.

Invece «l’appalto è stato caratterizzato da un consistente contenzioso - spiega l'Autorità - che ha portato alla sottoscrizione di un primo verbale di accordo, nel mese di giugno 2008, con il quale sono stati ridefiniti i termini di ultimazione delle tratte da Pantano a Centocelle e di un successivo atto attuativo, datato settembre 2014, che ha ulteriormente prorogato i tempi di realizzazione e riconosciuto al contraente generale un importo di 230 milioni di euro a tacitazione delle riserve iscritte negli atti contabili fino a quella data».

Questa la cronistoria. Poi, dall’esame della documentazione fornita all’Anac, «è emersa una carenza di indagini archeologiche preventive che ha determinato una notevole aleatorietà delle soluzioni progettuali da adottare nella fase di esecuzione e, ad appalto già in corso di esecuzione, rilevanti modifiche rispetto alle previsioni contrattuali, imputabili in parte anche al contraente generale in virtù delle previsioni del bando di gara e del capitolato speciale d’appalto».

Per quanto riguarda i 230 milioni, «l’Autorità non ha ritenuto condivisibile il riconoscimento a Metro C di specifici corrispettivi, atteso che le attività per le quali è stata chiesta la compensazione erano già individuati nel capitolato speciale d’appalto e remunerate quindi nell’ambito dei prezzi a base d’asta». Insomma, Stato, Regione e Comune non avrebbero dovuto pagare null’altro di più di quanto pattuito. Ed è questo l’elemento su cui sta indagando al procura di Roma, per accertare se siano stati commessi degli abusi d’ufficio da parte dei dirigenti pubblici.

«Infine, è stata rilevata quale ulteriore criticità - si legge nella relazione dell’Anac - la modifica che ha ribaltato la priorità di costruzione, in modo meno favorevole al soddisfacimento delle esigenze di trasporto della città, rimandando la realizzazione della tratta più centrale».

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