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La verità di Al Qaeda sul caso Lo Porto

Sul magazine del terrore la versione sulla morte del cooperante di Palermo «Se gli Usa avessero accettato lo scambio Giovanni sarebbe ancora vivo»

Durante il loro sequestro gli ostaggi sono stati trattati bene, come l’Islam impone che vengano trattati i prigionieri e con come fanno a Guantanamo. Avevano cibo di ottima qualità disponibile tutti i giorni, tra cui salmone, ancora meglio di quello che consumano i mujiaheddin. Inoltre, erano sottoposti a cure mediche appropriate alle loro condizioni di salute e non si sarebbero mai convertiti. Se solo l’America avesse accettato di scambiare un solo musulmano detenuto con il suo connazionale, Giovanni Lo Porto e il suo compagno di prigionia, l’americano Warren Weinstein, avrebbero potuto essere salvati e liberati. Gli Stati Uniti, però, hanno rifiutato di trattare con i rapitori e hanno preferito uccidere il loro connazionale, insieme a quello italiano, facendo apparire tutto come un «tragico incidente». È la verità, secondo Al Qaeda, sulla fine del cooperante di Palermo e il suo compagno di prigionia, uccisi dal «fuoco amico» in una zona al confine tra Pakistan e Afghanistan, dove i droni americani hanno colpito durante uno strike dello scorso gennaio. Un attacco frontale alla verità sulla morte dei due ostagggi offerta dall’America quando la notizia, ad aprile, arrivò in Italia.

Nello speciale "Estate 2015" del magazine del terrore "Resurgence" , il gruppo terroristico dedica ampio spazio a quanto accaduto quando un drone della Cia ha colpito nella zona di Shawal, una regione tribale del Pakistan, ripida e boscosa, a lungo roccaforte per i vari gruppi armati di talebani. L’obiettivo era Ahmed Farouq, un cittadino statunitense leader di Al Qaeda e Adam Gadahn, altro americano divenuto un importante esponente del gruppo terroristico, che potevano trovarsi all’interno di un compound. La missione era urgente, perché proprio i due, secondo informazione dell’intelligente americana, stavano progettando un altro attentato negli Stati Uniti. Nell’operazione, però, sono morti Lo Porto, Weinstein e anche il capo qaedista Ahmed Farouq. Adesso, mentre l’Italia cerca di riportare a casa i resti del cooperante rapito il 19 gennaio del 2012 probabilmente al confine tra Pakistan e Afghanistan, l’organizzazione terroristica che gestiva il sequestro accusa gli Stati Uniti di aver scelto la morte dei due ostaggi piuttosto che liberare un terrorista detenuto in America di cui, però, non si fa il nome. «Non abbiamo alcun dubbio - si legge nell’articolo del magazine - che il silenzio criminale del governo americano per quanto riguarda il dottor Weinstein e il suo rifiuto di negoziare i termini del suo rilascio, sono state motivate dal desiderio di vederlo morto, anche se questo ha richiesto l’utilizzo "involontario" di un drone, cosa che giustifica la sua uccisione come un tragico incidente».

Nell’articolo dedicato alla vicenda, poi, i terroristi si rivolgono anche alle famiglie dei sequestrati spiegando di voler «raccontare che durante il loro soggiorno nella regione di confine tra Pakistan e Afghanistan, l’organizzazione (Al Qaeda, ndr ) li trattò decentemente, in linea con le prescrizioni islamiche sul trattamento dei prigionieri. Particolare attenzione è stata dedicata alla salute del dottor Weinstein - spiega Al Qaeda - e si è fatto in modo che egli potesse mantenere il suo regime dietetico anche in mezzo ai bombardamenti incessanti degli alleati dell’America. Gli sono stati forniti libri, un computer portatile e l’accesso alle news. Per tutta la durata del suo soggiorno, il dottor Weinstein non è stato una volta incatenato o tenuto dietro le sbarre, ma gli è stato permesso di interagire con i fratelli che sono rimasti con lui, cosa che lo ha profondamente impressionato. A Lo Porto, allo stesso modo, è stato dato un trattamento decente, ben lontano dal calvario che i nostri prigionieri soffrono quotidianamente a Guantanamo e nelle prigioni della Cia. Questo perché la nostra guerra non è per il petrolio o per interessi imperialisti. È per la diffusione di un messaggio divino in cui noi crediamo dal più profondo del nostro cuore; un messaggio che diventa una realtà concreta anche nei più piccoli rapporti con gli altri».

«In ogni caso, si legge ancora nel magazine, ci sono altri fatti interessanti che riguardano Weinstein e Lo Porto e che ìsaranno rivelati in una versione esclusiva» della rivista. Indipendentemente dalla versione di Al Qaeda, sulla vicenda i conti comunque non tornano. Persino il New York Times nei giorni successivi alla divulgazione della notizia della morte dei due ostaggi ha attaccato Obama spiegando che il presidente conosceva già la vicenda di Lo Porto quando Renzi si trovava negli Usa. Le agenzie di intelligence, secondo il Nyt, hanno raccolto informazioni che parlavano della morte di Weinstein poco dopo il raid di gennaio, ma non sono state subito chiare le circostanze. Si è proceduto allora a valutare diverse ipotesi. Successivamente la morte di Weinstein è stata ricollegata a quella di Lo Porto e, solo ad aprile vino comunicato ad Obama che la notizia avevano raggiunto quello che definiscono il più alto livello di attendibilità della ricostruzione.

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