Toni Iwobi: «Aiutiamo i miei fratelli a restare a casa loro»

Parla il Responsabile immigrazione Lega: «Lasciano entrare i disperati Ma sanno di non potergli offrire casa e lavoro»

Troppe favole sull’immigrazione: parola di Toni Iwobi, imprenditore italiano di origine Nigeriana, responsabile di Immigrazione e Sicurezza della Lega Nord. «Non è vero che la Lega è contro l’immigrazione, come non è vero che gli stranieri fanno i lavori scartati dagli italiani. E i razzisti non sono quelli della Lega, ma chi lascia entrare nel Paese persone alle quali non è possibile offrire un lavoro e una casa». Iwobi è in Italia da 38 anni e militante della Lega da 21. Vive e lavora in provincia di Bergamo, a Spirano, con un impegno politico come consigliere comunale e assessore.

 

 

Signor Toni Iwobi, qual è la posizione della Lega sull’immigrazione?

«La posizione della Lega è chiara, da tanto tempo, anche se c’è chi non vuole capire. La Lega assolutamente non è contro l’immigrazione regolare. Solo nella Regione Lombardia ci sono 1 milione 202mila immigrati regolari. Di questi il 15,3 per cento sono disoccupati, e questo fa capire quanti immigrati regolari ci sono in Italia e quanti di questi sono disoccupati. Sommandoli ai disoccupati italiani ci rendiamo conto della difficoltà socio-economica di questo Paese. Allora noi dobbiamo aiutare le persone che vengono dai Paesi in guerra. Ma questo non può essere un problema solo italiano: ci sono 28 Paesi che formano l’Europa e poi sarebbe il caso che se ne occupassero anche le organizzazioni internazionali, come l’Onu».

 

 

E allora?

«La posizione della Lega è quella di chi afferma che non può esistere integrazione senza il lavoro. E poi la Lega è e sarà sempre contro l’immigrazione clandestina, che è un reato. Non voglio inventare l’acqua calda: tutti i Paesi del mondo hanno cercato di regolarizzare il fenomeno dell’immigrazione, perché quella regolare permette di sapere da dove viene una persona e perché. È una questione di sicurezza, per loro e per noi. E poi essere regolari permette di inserirsi nel tessuto sociale della Nazione. È giusto che sia così: chi viene a casa mia deve passare dalla porta e non dalla finestra. È una questione di semplice buon senso».

 

 

C’è chi parla di razzismo.

«C’è una forma di nascosta, velata di razzismo. Perché le autorità del nostro Paese sanno di non poter offrire un lavoro a queste persone. Lasciare entrare delle persone sapendo di non poterle far lavorare è un atto di razzismo mascherato».

 

 

È vero che gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare?

«Ma no! Sono trent’anni che sento dire questa cosa. Poteva essere vero venti, trenta anni fa, ma oggi anche gli stessi italiani si trovano in condizione di difficoltà e cercano di poter fare lavori anche umili e non riescono a trovarli. Parlando con italiani benestanti mi è sembrato che non vogliano capire la situazione di difficoltà nella quale si trovano molti loro connazionali. E per questo dico, anche ai nostri politici: andate sul territorio, verificate le condizioni di difficoltà nelle quali vivono tanti italiani oggi. Ci sono perfino molti sindaci che protestano perché i trasferimenti dallo Stato agli enti locali sono stati dimezzati. E contemporaneamente sono aumentate le richieste di sovvenzione, di aiuti sociali dei cittadini italiani. Una volta erano gli stranieri a chiedere aiuto. Oggi sono gli italiani».

 

 

Ma cosa è possibile fare per i disperati che dall’Africa cercano scampo in Italia?

«Da anni, dai tempi di Bossi, la Lega ripete sempre la stessa frase, che non è un semplice slogan: aiutiamoli a casa loro. L’anno scorso l’Italia ha speso 660 milioni per Mare Nostrum. Sarebbe bastato un quarto per aiutare queste persone a casa loro e dare anche un aiuto a tanti italiani in difficoltà. Ed è anche un modo per controbilanciare il fatto che l’Africa è stata sfruttata per secoli, soprattutto da Francia e Inghilterra. Oggi sono le multinazionali che continuano a depredare questi Paesi. La soluzione è aiutare uno sviluppo di quell’area geografica del mondo».

 

 

Cosa ha pensato quando la Lega l’ha proposta come Presidente della Repubblica?

«Si è trattato solo di una provocazione per rispondere alla signora Kienge che sperava in un presidente di colore. Ci sono cose più importanti: la priorità, oggi, è rimettere in piedi l’Italia».

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