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«Caro Silvio, il guaio è il gruppo dirigente»

Antonio Martino, tessera numero due di Forza Italia, della prima Forza Italia, è l’ultimo dei «padri fondatori» a sedere ancora in Parlamento. A Montecitorio da oltre 20 anni, ha vissuto da vicino...

«Caro Silvio, il guaio è il gruppo dirigente»

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Antonio Martino, tessera numero due di Forza Italia, della prima Forza Italia, è l’ultimo dei «padri fondatori» a sedere ancora in Parlamento. A Montecitorio da oltre 20 anni, ha vissuto da vicino addii e tradimenti. Soprattutto negli ultimi tempi.

Onorevole Martino, se n’è andato anche Bondi. Cosa sta succedendo a Forza Italia?

«Non è che stia succedendo qualcosa adesso. Queste cose sono sempre avvenute».

Però ora gli addii si sono moltiplicati.

«Il problema esiste, negarlo sarebbe da stupidi. Però il fatto che ci sia un problema non vuol dire che sia legato a qualcosa di nuovo. Potrebbe avere radici antiche».

Si spieghi meglio.

«Sarebbe opportuno che i meccanismi interni al partito venissero modificati per consentire una maggiore partecipazione degli elettori nelle scelte».

Lo chiedono in tanti. Ma la mancanza di democrazia interna non è certo una «tara» degli ultimi anni...

«È proprio questo il punto: Forza Italia è sempre stata il partito del leader. Le decisioni le prendeva Berlusconi e a tutto pensava lui. Il problema è che quando un partito diventa grande e una sola persona non riesce a occuparsi di tutto, è costretta a delegare. E se le persone a cui delega non sono all’altezza il partito ne soffre».

Ce l’ha con il «cerchio magico»?

«Guardi, io sono stato sempre uno che quando la pensava in modo diverso da Berlusconi gliel'ha detto. Qualche volta abbiamo anche discusso animatamente, per non dire litigato. E lui ha sempre apprezzato la mia franchezza. Ormai, però, non lo sento da un paio di mesi. Cosa sia accaduto in questo periodo per causare gli addii di Bondi e Repetti non lo so. Posso fare delle congetture ma non sarebbe corretto perché non conosco i fatti».

Sembra disilluso. Non è che il prossimo a lasciare è lei?

«Semmai è Forza Italia ad aver lasciato me. Ma non me ne andrò. In questo sono maledettamente prevedibile. Domani (oggi, ndr) faccio 45 anni di matrimonio. Ho un’auto dal ’93, è diventata di interesse storico...».

La spaventano i cambiamenti?

«Assolutamente no, io sono un fautore del cambiamento politico in Italia. Ciò che mi disturba è il cambiamento fine a se stesso».

In che senso?

«Penso alla proposta avanzata ora sul rinnovamento in Forza Italia: non ricandidare chi ha già fatto tre legislature. Innanzitutto è un criterio arbitrario, perché ci sono persone che hanno fatto molte legislature e sono valide e altre che, in una sola, hanno già dimostrato di essere incapaci. In secondo luogo il ricambio non si fa introducendo una regola e subito dopo una miriade di eccezioni a quella regola. Se ci si inventa un criterio per poi non rispettarlo, a non essere rispettabile è chi quel criterio lo ha inventato».

Non è che Silvio Berlusconi, insieme ai «vecchi», vuol liberarsi anche del partito?

«Io credo di no. Sente Forza Italia come una sua creatura ed è per questo che non la mollerà mai. Raffaele Fitto a volte dice delle cose sensate, ma non si rende conto che Berlusconi considera in modo proprietario Forza Italia. E non è una novità per chi l’ha conosciuto negli ultimi 21 anni».

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