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Italia ’90 e i mondiali degli sprechi

Per il calcio erano state previste grandi cose: costi alle stelle e lavori incompiuti. Ci sono ancora da pagare 61 milioni. E col nuoto nel 2009 non andò meglio

Italia ’90 e i mondiali degli sprechi

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In attesa che ci si divida fra i favorevoli e i contrari alla candidatura di Roma per i Giochi Olimpici del 2024, la prima cosa da fare è individuare i parametri di riferimento per capire se hanno ragione gli scettici, coloro che ad un annuncio del genere si lasciano prendere da una legittima preoccupazione, o chi, al contrario, pensa che ospitare le Olimpiadi nella Capitale sia un’occasione per dimostrare che l’Italia non è un paese definitivamente guasto. E i punti di riferimento sono essenzialmente due: il Mondiale del 1990 e i Mondiali di Nuoto del 2009 che si tennero proprio a Roma. E se la fotografia da tenere presente è questa, non c’è proprio da stare allegri. Le conseguenze delle "Notti magiche" di 24 anni fa, si sono dimostrate impietose. E non solo perché quel Mondiale non lo vincemmo, ma perché ancora oggi stiamo pagando il conto di decine di appalti lievitati all’infinito, di opere superflue, di quelle mai completate o terminate male, di stadi non all’altezza.

 

ANCORA PAGHIAMO

Spese pazzesche pagate con soldi pubblici, quindi del contribuente, che ancora tira fuori il danaro per onorare i mutui di allora. Non ci credete? Nel bilancio di previsione 2014 del governo, ci sono poco più di 61 milioni di euro per mutui accesi qualche anno prima dell’inizio di quel mega-evento. Una cifra pagata dagli italiani anche uno e due anni prima, mentre nel 2011 la stessa voce era di "soli" 55 milioni di euro.

 

RECORD ITALIANO

Bruscolini, se confrontati con la cifra totale impegnata per organizzare quel Mondiale: oltre 7mila miliardi di vecchie lire, pari a 3,7 miliardi di euro, quasi tutti "pubblici", che equivalgono, secondo una rivalutazione dell’Istat di quest’anno, a 7 miliardi e mezzo di euro (per capirci, i mondiali del 1994 negli Stati Uniti d’America costarono 80 miliardi di lire).

 

SCANDALO DA STADIO

A far impallidire è la lievitazione dei costi delle opere realizzate: mediamente fu dell’84 per cento. Furono realizzati ex novo due stadi: quello Delle Alpi di Torino e quello di Bari. Per la costruzione del primo il rialzo fu di oltre il 200 per cento (oggi Juventus e Torino giocano in uno stadio diverso, perché quello di Italia ’90 fu demolito nel 2009); mentre il vento si portò via addirittura la copertura di Teflon del secondo. I lavori allo stadio di Bologna costarono il 90 per cento in più e quelli all’Olimpico di Roma il 181 per cento più del previsto. Fu proprio lo stadio della Capitale a far registrare la spesa maggiore: 235 miliardi di lire.

 

STRUTTURE MAI TERMINATE

Non solo stadi. Anche le altre infrastrutture hanno fanno registrare sprechi da capogiro. Ad esempio, il famigerato hotel Mundial, tra Milano e Ponte Lambro, non è mai stato terminato e infine venne demolito. Il costo? Dieci miliardi di lire. Oppure la stazione ferroviaria romana di Farneto, zona Farnesina, entrata in funzione per poche settimane, dopo averla messa su con 15 miliardi di lire. E infine il simbolo degli scandali di Italia ’90, l’Air Terminal Ostiense, costato 350 miliardi di lire e chiuso nel 2003 perché inadeguato allo scopo. Oggi è un punto Eataly di Oscar Farinetti. Ancora nella Capitale, inutile fu anche la costruzione della stazione di Vigna Clara, per la quale gli italiani pagarono 75 miliardi di lire, ben 37 milioni di euro. Venne utilizzata per pochi giorni e poi smise di funzionare perchè il progetto era inadeguato.

 

BUCO NELL’ACQUA

L’Italia avrebbe potuto prendersi la rivincita quasi 20 anni dopo, quando nel 2009 Roma ospitò i Mondiali di Nuoto. Non è andata così. Quell’evento, infatti, oggi si fa ricordare per alcune inchieste giudiziarie, gli abusi edilizi e l’ipotesi dell’infiltrazione della criminalità organizzata. Simbolo di quel fallimento è il Palazzetto dello Sport di Tor Vergata. Progettato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava, sarebbe dovuto costare 120 milioni di euro, che in breve tempo lievitarono fino a 600. L’impianto non era senza pretese. Prevedeva, infatti, un palasport con 8mila posti, una piscina olimpionica di 3mila, un palazzetto per la pallanuoto con 4mila posti, una pista di atletica. Ma dietro la spesa faraonica, pagata, come sempre, dal contribuente italiano, si nasconde anche la beffa. L’opera, infatti, non venne terminata in tempo, e quei Mondiali si disputarono al Foro Italico.

 

PISCINE FANTASMA

Ed è sempre in occasione di quei Mondiali che venne costruito anche il Polo natatorio di Valco San Paolo, a pochi passi dall’Università Roma Tre. Costato 16 milioni di euro, fu utilizzato solo per un mese per poi essere abbandonato al solito destino. L’impianto, in poco tempo, si è trasformato in una struttura completamente fatiscente, cadente, degradata. Il bar, la sala per le conferenze, il ristorante, rimasero solo sulla carta.

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