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«Mi hanno arrestato, adesso parlo». La vendetta della gola profonda

Dalla cattura di Roberto Grilli al via dell'inchiesta su «Mafia Capitale»

«Mi hanno arrestato, adesso parlo». La vendetta della gola profonda

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Tutto ha sempre un inizio e una fine. Per ora, si può parlare soltanto dell’inizio, poiché la fine sembra essere ancora lontana. L’inchiesta «Mafia Capitale», infatti, non è ancora terminata, ma è possibile, adesso, capire da dove è iniziata.

Bisogna fare un salto nel passato e ripartire dal 26 settembre del 2011. Località Alghero, in provincia di Sassari. Proprio quel giorno ha inizio l’indagine che sta sconvolgendo gli ambienti politici, economici e anche della malavita della città eterna. Roberto Grilli è il nome che ha fatto saltare il copertchio su questa presunta organizzaizone criminale in grado di gestire appalti di qualsiasi tipo: dai rifiuti, ai profughi, dai campi rom alla gestione delle aree verdi nella Capitale.

Grilli, dunque, fu fermato mentre si trovava nella sua imbarcazione «Kololo II», battente bandiera francese e proveniente dalle isole caraibiche, dove sono stati rinvenuti, occulati nelle intercapedini della chiglia, 503 chili di cocaina. Dopo questo arresto, ecco che Grilli decide di collaborare con gli investigatori. Ma non solo in riferimento alla sostanza stupefacente, ma allargando alle sue conoscenze.

«Forniva indicazioni circa alcune amicizie caratterizzate dalla comune militanza politica di destra». Il 20 aprile 2012, durante il suo interrogatorio, ecco infatti che Grilli fa il nome di Massimo Carminati: «Nell’ambito delle mie frequntazioni della destra romana ho conosciuto Massimo Carminati, con il quale avevo l’abitudine di prendere un caffè un paio di volte la settimana. L’avevo conosciuto tramite Riccardo Brugia, mio amico di lunga data. Circa tre anni fa conobbi a casa di amici comune tale Marco Iannilli, un commercialista che ho poi letto essere coinvolto in vicende giudiziarie. Io ero interressato a sapere come fare a portare i soldi fuori. Carminati mi disse che Iannilli era in grado di ripulire i soldi. Iannilli mi disse che poteva mettermi in contatto con un trasportatore che avrebbe portato i soldi a San Marino e in Svizzera. Brugia e Carminati sono molto legati». E durante questo interrogatorio ecco spuntare che «Giovannone», che secondo le indagini dei carabinieri del Ros, sarebbe Giovanni De Carlo, arrestato due giorni fa a Fiumicino e considerato da Ernesto Diotallevi «il boss dei boss». «Una volta ero a pranzo con Andrea, Mariano e Umberto a discutere dell’organizzazione del viaggio e nel ristorante c’era anche Carminati che si alzò dal suo tavolo e venne a salutarmi. La cosa accrebbe molto il mio prestigio con i tre, mi disse che aveva avuto una questione di soldi con una persona alla quale doveva 3000 mila euro. Andò da lui Carminati a richiedere il pagamento e gli diede uno schiaffo. Lui pagò immediatamente e disse che se avesse saputo che c’era Carminati dietro avrebbe dato anche il doppio...». Alla fine degli anni ’90 mi dissero che una persona aveva un chilo di cocaina da vendere, io lo misi in contatto con Carmine Fasciani il quale la acquistò per 80 milioni».

Gli investigatori, in una informativa, spiegano che le sue dichiarazioni erano state successivamente riscontrate da accertamenti di polizia guidiziaria. E la fine ancora deve essere scritta.

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