cerca

Strage di Bologna, ecco perché la pista palestinese regge nonostante l’archiviazione

Strage di Bologna, ecco perché la pista palestinese regge nonostante l’archiviazione

34° anniversario strage alla stazione di Bologna

 

«La prova giudiziaria della responsabilità penale esige una precisione indiziaria». È questo lo scrupolo, serio e condivisibile, che ha spinto i magistrati bolognesi Roberto Alfonso e Enrico Cieri, a depositare al gip, il 30 luglio 2014, la richiesta di archiviazione della cosiddetta «pista palestinese» nel procedimento, aperto nel 2005, sulla strage alla stazione di Bologna. Dal luglio 2011 erano iscritti nel registro delle notizie di reato i cittadini tedeschi Thomas Kram e Christa-Margot Fröhlich. Nove anni di indagini non sono bastati per sciogliere il nodo alla base di questa nuova inchiesta, aperta nonostante le sentenze definitive di condanna di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini: cosa ci faceva a Bologna il giorno della strage un «terrorista esperto di esplosivi»? Il riferimento è a Thomas Kram, che pernottò all’hotel Centrale di Bologna la notte tra l’1 e il 2 agosto ’80 ma non era mai stato interessato dalle indagini.

Come ebbe a dire lo scorso anno il procuratore capo Alfonso, 33 anni trascorsi sono troppi per recuperare pistole fumanti. Le indagini sulla cosiddetta pista palestinese, che resta tutt’altro che una «suggestione», andavano fatte prima, ma purtroppo non è avvenuto. Le agenzie che hanno battuto la notizia della richiesta di archiviazione, hanno riportato alcuni stralci della relazione dei magistrati, evidenziando alcuni elementi alla base della richiesta: l’inesistenza del «lodo Moro», la cui rottura, col sequestro dei missili di Ortona e l’arresto di Abu Anzeh Saleh, responsabile del Fronte popolare per la liberazione della Palestina in Italia, avrebbe comportato la sanzione, ovvero l’attentato di Bologna; la non appartenenza di Kram al gruppo Carlos, il braccio armato dell’Fplp per le operazioni più pericolose, dunque secondo tale pista, gruppo incaricato dell’atto ritorsivo.

A leggere attentamente le 84 pagine della relazione, emerge un quadro in parte diverso. Nel corso delle indagini sono stati raccolti numerosi documenti e testimonianze che non escludono l’esistenza di quel patto segreto che, nella formulazione più estesa, se da un lato preservava l’Italia dal terrorismo palestinese, consentiva dall’altro a quelle stesse organizzazioni di utilizzare il nostro territorio per il transito e il deposito di armi. Semplicemente è evidenziato che manca un riscontro documentale oggettivo (che non poteva esistere trattandosi di «diplomazia parallela» tra un’istituzione governativa e un movimento guerrigliero). Storicamente il «lodo Moro» è avallato da numerosi esempi di impunità concessa a terroristi palestinesi intercettati e arrestati in flagranza. Ne era a conoscenza un gruppo ristretto di persone e negli stessi servizi segreti una componente interna lo contrastava. Nella relazione i pm riportano diverse testimonianze, tra cui quella di Armando Sportelli, n. 2 del Sismi, che ne certificano l’esistenza pur con dei distinguo, ammettendone una valenza politica e non militare.

Stesso discorso riguarda l’appartenenza di Kram al gruppo Carlos, attestata da numerosissimi e inequivocabili documenti della Stasi, la polizia politica della Germania Est, o dei servizi ungheresi, richiamati dai pm. Solo ex appartenenti al gruppo del terrorista venezuelano ed ex funzionari della Stasi non confermano l’affiliazione di Kram. Tuttavia non si può sorvolare sul fatto che il suo nome compare nell’organigramma del gruppo Carlos al n. 7 di un «katalog» dei membri dell’organizzazione. In altre parole l’impianto della «pista palestinese» viene considerato dai magistrati non sufficientemente provato ma non viene confutato tout court. I pm ricordano e documentano inoltre le inquietanti minacce palestinesi e i timori dei nostri servizi primma della strage, compreso il tentativo effettuato personalmente da Sportelli per indurre i magistrati de L’Aquila ad agire con clemenza nei confronti di Saleh.

Ma la parte più interessante è proprio quella che riguarda il principale indiziato, Thomas Kram, e il suo discutibile comportamento. «Questa complessiva insufficienza probatoria non elide la persistente ambiguità di un elemento di fatto non compiutamente giustificato: la presenza a Bologna del terrorista tedesco Thomas Kram, esperto di esplosivi, la mattina del 2 agosto 1980» scrivono i magistrati. «...mi trovavo nel posto sbagliato all’ora sbagliata...», ha dichiarato Kram il 25 luglio 2013 quando si presentò spontaneamente a Bologna. Queste le uniche parole ai pm da quando il 4 dicembre 2006 riemerse da una latitanza di 19 anni. «Il silenzio opposto alle domande risponde certamente a insindacabili esigenze difensive ma quella presentazione spontanea era l’occasione per marcare radicalmente l’estraneità da un turpe crimine terroristico, per indicare le ragioni di quell’insolito viaggio a Bologna e dell’immediata partenza, per indicare le persone incontrate, i luoghi visitati e i mezzi utilizzati». Occasione perduta dunque.

I magistrati sottolineando tutte le incongruenze e le falsità dei racconti fatti da Kram (nel 2007 e lo scorso anno), ribadiscono che la sua «imprevista e sorprendente presenza a Bologna, il giorno della strage, avrebbe richiesto una risposta persuasiva, una precisazione o un’indicazione che consentisse di apprezzarne la casuale verità di una stravagante coincidenza del destino, fugando, ragionevolmente, il sospetto di un qualche coinvolgimento nella strage». Risposte, precisazioni, indicazioni esaustive Kram non le ha date e senza di esse è difficile affermare che il discorso si chiuda con questo atto, per certi versi dovuto, dei pm di Bologna, i quali non esitano a dire che «l’ingiustificata presenza di Kram a Bologna alimenta un grumo residuo di sospetto». Il lavoro dei pm, la mole di documenti raccolti, possono diventare così una base di partenza per arrivare, prima o poi, se non a qualche sentenza giudiziaria, nonostante il reato di strage sia imprescrittibile, almeno a una qualche verità storica.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

Il camion dell'Atac blocca il tram. I passeggeri lo spostano a spinta

Victoria's Secret 2017: gli angeli conquistano la Cina
Roma, un Suv impazzito sfonda il muretto e finisce in giardino
A Rio de Janeiro va in scena Miss Bum Bum Premio al sedere più bello