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«La Presidente non scelse di aumentare gli agenti»

Le è stato imposto dai responsabili della sicurezza

«La Presidente non scelse di aumentare gli agenti»

B__WEB

Al Direttore de «Il Tempo»

Gian Marco Chiocci (con cortese richiesta di pubblicazione).

Gli articoli che «Il Tempo» di ieri dedica alla Presidente Boldrini contengono una nutrita serie di falsità e meritano dunque una dettagliata serie di smentite.

Non è vero che gli agenti della Polizia Postale abbiano operato a Montecitorio «per difendere soltanto la terza carica dello Stato», né che siano stati «una task force a sua disposizione». Hanno agito invece per la sicurezza informatica di tutti i deputati, ad esempio lavorando anche sulle denunce dei gruppi di M5S e Popolo della Libertà - Forza Italia.

Non è vero che questi agenti «tornino da oggi nei loro uffici». Ci sono tornati un anno fa.

Non è vero che «continueranno a scandagliare internet per conto della Boldrini». Lo faranno, anzi lo stanno già facendo, per conto della Camera tutta: per occuparsi non delle manifestazioni di «ironia» o di «sarcasmo», come si vuole far credere, ma di minacce gravi, talvolta minacce di morte, che di ironico hanno davvero poco.

Non è vero che la Presidente della Camera sia la persona «più scortata d'Italia». Saranno agevoli, per l'autore dell'articolo, raffronti con altre figure istituzionali.

Non è vero che la Presidente della Camera abbia «cambiato presto idea» rispetto al fatto di avere una scorta. Chi l'ha scritto dovrebbe sapere che il livello di protezione lo determinano non i soggetti istituzionali coinvolti, ma le autorità preposte alla pubblica sicurezza, che decidono il perché, il come e il quanto, dunque anche i relativi costi. Ma «Il Tempo» dovrebbe conoscere meglio di ogni altro giornale il motivo per il quale, poche settimane dopo l'inizio della legislatura, la scorta alla Presidente Boldrini sia stata rafforzata, e non certo per sua scelta: i colpi di pistola con i quali Luigi Preiti, il 28 aprile dell'anno scorso, ferì in modo gravissimo il Carabiniere Giuseppe Giangrande - colpi che arrivarono ad un metro dall'ingresso solitamente usato dalla Presidente per entrare alla Camera - furono sparati proprio sotto le finestre della redazione, tra piazza Colonna e piazza Montecitorio.

Non è vero che, in occasione di minacce particolarmente pesanti, la Presidente abbia chiesto ad alcune agenti di polizia di «passare la notte a casa sua». Come sempre, sono i responsabili della pubblica sicurezza a decidere. E lo stesso discorso vale per le scorte disposte per il compagno e per la figlia.

Sono tutte affermazioni non vere, che consiglierebbero una migliore verifica delle fonti citate negli articoli. Anche per rispetto dell'operato e dell'immagine della Polizia, che infatti già in passato ha smentito vostri pezzi di contenuto ossessivamente simile, come anche io ho dovuto fare varie volte. Facciamo che sia l'ultima?

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