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20/03/2014 06:07

LO STIPENDIO DEL COMMISSARIO

Per Cottarelli 2200 euro al giorno

Al commissario «tagliatutto» un milione di euro in quattro anni. In soli 68 giorni (Natale incluso) del 2013 ha intascato 150mila euro

Il piano Cottarelli alla prova delle decisioni politiche

Ma quanto guadagna l’uomo dei tagli? Qual è lo stipendio di Carlo Cottarelli, il commissario alla revisione della spesa? Il compenso è stato fissato dalla legge e si aggira intorno al milione di euro. Per evitare il tetto ai manager pubblici (poco più di 300mila euro all’anno) quella cifra è stata spalmata su quattro anni invece che su tre, l’autentica durata del mandato. Sono davvero mirabolanti le sorprese che riservano le decisioni del Parlamento italiano. Determinazioni che rischiano di avere effetti, in verità, comici.

Ma procediamo con ordine. A fissare il compenso di Cottarelli, è il decreto legge 98 del 2013. Precisamente al comma 4 dell’articolo 49bis si legge che l’indennità del commissario deve essere «nei limiti di quanto previsto dall’articolo 23-ter del decreto legge 6 dicembre 2011», meglio noto come “Salva Italia”, il primo provvedimento importante del governo Monti. Che appunto fissava un tetto equiparandolo alla retribuzione del primo presidente della Cassazione, circa 300mila euro lordi l’anno.

Quell’articolo della legge del 2013, successivamente fissa come deve essere pagata la retribuzione del commissario. «Agli oneri derivanti dall’articolo 4, nel limite massimo di 150mila euro per l’anno 2013, di 300mila per ciascuno degli anni 2014 e 2015 e di 200mila euro per il 2016 si provvede mediante corrispondente riduzione» del fondo per interventi strutturali di politica economica. Quindi, totale fa 950.

Ma non avrebbe potuto il Parlamento decidere di dividere quei 950 per tre anni? Se così avesse fatto, il governo avrebbe dovuto corrispondere a Cottarelli 316mila euro all’anno, ma sforando il tetto ai manager. Così si è deciso di spezzettarlo su quattro anni, includendo – per una piccola parte – anche il 2013. Con un effetto da ridere.

E già. Perché l’ex direttore generale del Fondo Monetario Internazionale si è insediato a Roma soltanto il 23 ottobre (sino al giorno prima ha lavorato nell’organizzazione di Washington come si evince anche dal sito del Fmi). Il che vuol dire che per l’anno scorso ha lavorato 68 giorni, compreso tutti i sabati, le domeniche, Natale, vigilia, Santo Stefano, festa dell’Immacolata e San Silvestro. Dunque, se gli fosse stato applicato il massimale – i 150mila euro - diviso i 68 giorni dal 23 ottobre alla fine dell’anno, ciò vorrebbe dire che Cottarelli è costato allo Stato poco più di 2200 euro al giorno.

Il condizionale è d’obbligo. Perché fin qui è possibile descrivere quanto previsto dalla legge. Ma non quanto effettivamente corrisposto. Infatti il contratto stipulato tra il ministero dell’Economia e il commissario alla spesa non è stato pubblicato on line. Sarà stata certamente una dimenticanza. Perché alla trasparenza Cottarelli tiene molto al punto da dedicare a questo argomento un’intera slide di quelle presentate al governo.

La tabella si intitola: "La strasparenza della spesa pubblica". L’uomo dei tagli spiega al primo punto che «la pressione dell’opinione pubblica è essenziale per evitare gli sprechi». Non è un caso che figuri questa affermazione come prima: Cottarelli ha fin qui dato una decina di interviste a tutti i principali giornali nazionali, la comunicazione è stata una delle principali attività legate al suo mandato.

Torniamo alle slide illustrate al premier Renzi. Il commissario alla spesa sottolinea che «occorre accelerare la pubblicazione di banche dati». Ed elenca: «Banca dati delle amministrazioni pubbliche della Ragioneria generale dello Stato, ora aperta a varie amministrazioni pubbliche, è prevista essere aperta al pubblico in primavera. Integrazioni nei contenuti sono opportune»; «La banca dati dell’autorità di vigilanza nei contratti pubblici deve essere aperta completamente al pubblico»; «La banca dati del Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze, ndr ) sulle partecipate locali è stata resa disponibile al pubblico il 28 febbraio e verrà aggiornata regolarmente»; «La banca dati del Sose sui costi standard dei Comuni va aggiornata, il flusso di ritorno deve essere dato ai Comuni e, successivamente, deve essere aperta al pubblico».

Terzo punto sulla trasparenza secondo Cottarelli riguarda un «principio generale: tutto deve essere disponibile on line tranne quello che è esplicitamente confidenziale designato come strettamente confidenziale per ovvi motivi». Infine, ultimo punto riguarda i «dibattiti pubblici su programmi di spesa».

Il contratto tra un ministero e un alto dirigente pubblico, dunque, non dovrebbe rientrare tra gli atti confidenziali.

Infine, in un comunicato del Mef del 4 ottobre scorso si affermava che «in virtù di un arco temporale definito e stabile, di un più ampio ambito di intervento, della disponibilità di risorse umane e di specifici poteri di ispezione, il Commissario potrà promuovere un riordino di carattere strutturale della spesa, superando il principio dei tagli lineari dettati da situazioni di emergenza». Forse si tratta di un obiettivo fin qui non raggiunto o magari che andrà approfondito in futuro perché nel suo rapporto, Cottarelli ha presentato in gran parte tagli lineari. Probabilmente non si tratta della grande novità che spera di introdurre nel sistema italiano il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Fabrizio dell’Orefice; Nicola Imberti






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