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17/03/2014 06:06

SPENDING REVIEW

ESCLUSIVO Politica, stipendi, imprese: caccia ai miliardi

Il rapporto riservato di Cottarelli consegnato al premier. Come trovare gli 80 euro mensili

Conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri

Eccole. Ecco le famose tabelle di Cottarelli. Sono i tagli, tagli veri alla spesa pubblica. Il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli appunto, ha presentato venerdì scorso i primi risultati del suo lavoro. Dove tagliare. Dove riorganizzare. Come spendere meglio.

Uno studio presentato sotto forma di slide, lo stile dell’era Renzi, che si muove su cinque capitoli fondamentali: 2,2 miliardi vengono recuperati dall’efficientamento diretto (800 milioni da iniziative su beni e servizi, 200 dalla pubblicazione telematica degli appalti pubblici, 100 da consulenze e auto blu, 500 dagli stipendi dei dirigenti della pa, 100 da corsi di formazione, 100 dall’illuminazione pubblica, 400 da proposte varie); 200 milioni da riorganizzazioni (riforma province e spese enti pubblici); 400 da costi della politica (Comuni, Regioni e finanziamento ai partiti); 2 miliardi da trasferimenti a imprese e famiglie (un miliardo dai fondi statali alle aziende soprattutto autotrasporto, 400 milioni da quelli regionali, 200 da microstanziamenti, 100 dal trasporto pubblico locale e 300 da quello ferroviario) e 2,2 miliardi da spese settoriali (1,4 da pensioni, 300 milioni dalla sanità, 100 dalla difesa, 200 dall’allineamento della contribuzione delle donne, 200 da revisione delle pensioni di guerra).

Tavole sintetiche, una settantina, che illustrano dove mettere mano (citando poche fonti, spesso un lavoro di Piero Giarda di due anni fa). Dove recuperare i fondi per tagliare le tasse sul lavoro e riuscire a mettere in busta paga, per i redditi più bassi, 80 euro al mese; in pratica l’altra faccia (finora rimasta riservata) dell’operazione.

Si tratta di «proposte per una revisione della spesa pubblica» nel triennio 2014-2016, che dovrebbero fruttare «risparmi lordi massimi», così li definisce il commissario, per 7 miliardi su base annua, che tuttavia risulteranno essere inferiori se le misure venissero adottate in corso d’anno. Ciò significa che se in vigore dal primo maggio, come annunciato mercoledì dal premier, disponibili non saranno tutti e 7 i miliardi, ma solo 3. Parliamo di proposte, non di somme certe. Adesso sarà necessario che la Ragioneria generale dello Stato, a cui il lavoro è stato recapitato sempre venerdì, verifichi la fattibilità dei tagli.

Nello studio consegnato anzitutto ai ministri interessati, è lo stesso Cottarelli a sottolineare difficoltà e dubbi nel reperire le somme ipotizzate. Per esempio, nell’introduzione, lo stesso commissario cita alcuni caveat. Il primo: «I risparmi di spesa indicati sono al lordo di possibili effetti sulle entrate; lo spazio effettivamente disponibile per ridurre il cuneo fiscale dipende dall’impatto sul quadro macroeconomico e dai relativi effetti sulle entrate». Il secondo: «Alcune proposte richiedono programmi dettagliati di riforma entro l’estate 2014 basati sugli obiettivi ben definiti». Il terzo: «Le proposte per il 2014 richiedono tempi per la preparazione della necessaria legislazione». Il quarto, e più corposo, che l’ex capo dipartimento degli Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale battezza vagamente “criticità”, rimarca tre ostacoli enormi, tre macigni sulla strada tra Renzi e gli 80 euro in tasca agli italiani: «A obiettivi di indebitamento netto su Pil invariati rispetto alla legge di stabilità, una parte rilevante dei risparmi di spesa andrebbero a riduzione del deficit non della tassazione, soprattutto nel 2015 e nel 2016». Vuol dire che una parte minima per l’anno in corso e un'altra più rilevante per quelli successivi non possono essere utilizzate per intervenire sul cuneo. Non solo, Cottarelli si premura di spiegare che «i risparmi ottenuti a livello locale dovrebbero essere utilizzati per ridurre la tassazione locale», ovvero: se tagli le spese a Regioni e Comuni, le somme così ricavate devono andare a tagliare le addizionali regionali e comunali e non quella nazionale. Infine «serviranno probabilmente soluzioni innovative per il personale in esubero come effetto delle riforme strutturali», è scritto nello studio. Tanto per fare un esempio, se tagli le Province devi poi decidere cosa fare dei dipendenti che comunque rimangono sul "groppone" delle casse pubbliche. Più avanti, verso le conclusioni, il commissario si domanda, con un involontario effetto comico: «Cosa fare del personale in esubero?». Ci sarebbe insomma da valutare, più in generale, il costo sociale di tutta l’operazione.

Fabrizio dell’Orefice






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