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La memoria imbrattata. Ingiurie pure a Cristicchi

Scritte negazioniste sul monumento nella Capitale Il cantante: «Continuerò a parlare di chi ha sofferto»

E venne il Giorno del Ricordo in cui si celebra la memoria dei martiri delle Foibe e dell’esodo della popolazione giuliano-dalmata. E, com’era prevedibile, è stato pure il Giorno dei Cretini. Quelli che hanno imbrattato con vernice bianca il monumento delle vittime delle Foibe vicino alla fermata metro «Laurentina»: una gettata di vernice e di odio represso, qualche frase delirante scritta sui volantini lasciati in giro. «No alla Giornata del ricordo revisionista», no all’«operazione nazionalista e anticomunista», «senza straccio di prova storica». Inneggiamenti alla «libertà dei popoli» «alle foibe»e contro l’«italianità» scritta in croato. Non poteva mancare un «morte al fascismo» a completare l’opera.

Poi qua e là altre scritte offensive. «I love foiba», tra via Flaminia e via di Valle Giulia. Un’altra a via delle Vigne Murate. I vandali si sono scatenati anche contro il Teatro Vittoria al Testaccio dove Simone Cristicchi sta portando in scena lo spettacolo «Mio nonno è morto in guerra» che non è il testo incriminato. Ce l’hanno con lui per «Magazzino 18» un testo sugli esuli della Dalmazia. Scritte di vernice spray e l'affissione di volantini inneggianti ai «partigiani jugoslavi». Imbrattati pure i vetri dell’ufficio postale. Frasi offensive come «Cristicchi boia» e anche «No al revisionismo». Sconcerto in teatro perché «Cristicchi nei suoi spettacoli racconta storie di grande umanità legate alle vittime degli eccidi e non fa certo propaganda politica» ha spiegato la direttrice artistica Viviana Toniolo. Sull’episodio sta indagando la Digos. Da parte sua il cantante ha ribadito: «Ho intenzione di continuare a parlare delle persone che hanno sofferto».

Ma da cosa nasce questo ritorno all’intolleranza dieci anni dopo l’istituzione del Giorno del ricordo? «È preoccupante, sembra proprio che in Italia non ci sia ancora pacificazione nonostante siano passati dieci anni» dice Carla Cace (Associazione Nazionale Dalmati e Comitato 10 Febbraio) che proprio ieri ha presentato il suo libro «Foibe ed esodo L’Italia negata» edito da Pagine. «Mi preoccupano queste sacche di negazionismo, un ritorno di fiamma che si giustifica proprio in concomitanza con un calo d’attenzione delle istituzioni. Mi riferisco naturalmente al sindaco Marino che ha voluto tagliare i fondi ai viaggi delle scolaresche nei luoghi delle foibe». Un notevole passo indietro... «Appunto! Sostengo invece che è importante incrementare lo studio, fare conoscere alle nuove generazione la realtà dei fatti storici che per 60 anni sono stati taciuti, tenuti nascosti».

Sdegno e riprovazione per le scritte e i volantini negazionisti sono arrivate da tutte le parti. Durante la solenne cerimonia in Senato, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e con il commovente concerto tenuto dal maestro Uto Ughi, perfino il presidente della Camera Laura Boldrini ha sottolineato che «il Giorno del Ricordo è atto riparatore per orrore troppo a lungo dimenticato». Dal canto suo il sindaco Ignazio Marino ieri mattina ha deposto una corona di fiori davanti al Milite Ignoto e nel pomeriggio ha presenziato la cerimonia nella sala della Protomoteca in Campidoglio. C’era anche il suo predecessore Gianni Alemanno che ha ribadito come «il negazionismo è un male non ancora espiantato e che dovrebbero invece essere raccontate in maniera chiara, e non solo il Giorno del Ricordo, le innegabili responsabilità del regime comunista di Tito che perpetrò crimini indelebili contro la popolazione italiana». Marino, dal canto suo, ha ricordato che il 29 marzo sarà nel quartiere Giuliano-Dalmata al Laurentino «per rendere omaggio agli esuli e alle loro famiglie». Tra due mesi!

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