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«Ha vinto l’unità del Pdl Non vogliamo scissioni»

Carlantonio Solimene c.solimene@iltempo.it Senatore Antonio D’Alì, ha vinto Alfano e ha perso Berlusconi? «Il vincitore è solo uno e si chiama Pdl. Abbiamo ritrovato compattezza grazie alla...

«Ha vinto l’unità del Pdl Non vogliamo scissioni»

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Senatore Antonio D’Alì, ha vinto Alfano e ha perso Berlusconi?

«Il vincitore è solo uno e si chiama Pdl. Abbiamo ritrovato compattezza grazie alla capacità del Presidente di stemperare le istanze di rottura».

Quindi non l’ha sorpresa la giravolta del Cavaliere?

«No. La scelta di accordare la fiducia a Letta è stata sofferta ma ragionata. Col partito spaccato si sarebbe offerto un assist al Pd per mascherare le proprie divisioni. Non a caso negli ultimi dieci giorni i Democratici erano tornati compatti».

La confusione nel Pdl non sembra superata.

«Berlusconi ha deciso tenendo presente le posizioni numeriche del partito. Alla riunione del gruppo la proposta della sfiducia era stata avallata solo da un terzo dei senatori».

In realtà i falchi affermavano di esserne usciti vincitori.

«Chi propone qualcosa cerca sempre di accreditarsi come portatore di unanimità. In realtà l’unica unanimità consiste nell’uniformarsi alle decisioni di Berlusconi».

Lei si sarebbe «uniformato» anche a un voto di sfiducia?

«Nell’ottica dell’unità del Pdl ritengo di sì. Ma non avevo dubbi che Berlusconi avrebbe preso la decisione giusta».

Che effetto le ha fatto sentirsi dare del traditore?

«In politica si tende a enfatizzare le divisioni. In realtà eravamo tutti uniti dalla volontà di difendere il presidente. C’è chi riteneva di farlo in un modo, chi in un altro. Ma nessuno lo ha pugnalato alle spalle».

Farete lo stesso un vostro gruppo al Senato?

«No, un nuovo gruppo non ha motivo di nascere se si continua a seguire la logica di ascolto delle varie componenti. In questo Schifani si è sempre dimostrato capacissimo».

Se il nuovo gruppo nascesse lei ne farebbe parte?

«Se un gruppo si staccasse dal Pdl, accadrebbe dal lato degli estremisti».

E secondo lei si chiamerebbe Forza Italia?

«Io sono nato politicamente con Forza Italia. I valori originari erano spinta liberale e riformismo. Se il nome fosse rispolverato per creare spaccature, sarebbe un errore».

Chiederete un confronto nel partito?

«I confronti devono essere e sono già quotidiani».

L’elettorato non rischia di smarrirsi di fronte a tutti questi ripensamenti del Cav?

«L’elettorato era perplesso di fronte alla prospettiva che noi levassimo la fiducia a un governo che avevamo contribuito a far nascere. Semmai gli elettori devono spingerci a indirizzare l’attività dell’esecutivo verso la diminuizione delle tasse e della spesa pubblica».

Cosa accadrà domani, con la Giunta sulla decadenza di Berlusconi? Ricomincerà il tira e molla del Pdl?

«Si sta enfatizzando troppo il lavoro della Giunta. Ricordiamoci che il parere decisivo su Berlusconi è quello dell’Aula».

Tradotto? Il governo non cade domani ma a metà ottobre?

«L’Aula può benissimo ribaltare il giudizio della Giunta o rinviarle il "fascicolo" Berlusconi per ulteriori accertamenti. Quella decisione sarà politica e come tale sarà valutata».

E come valuterete un’eventuale espulsione del Cavaliere dal Senato?

«Sarà lui a deciderlo. Sicuramente con la stessa saggezza che ha dimostrato stavolta».

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