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16/09/2013 06:03

Meloni prova a scalare la destra

Lanciata ad Atreju l’«Officina per l’Italia» sotto il marchio Fdi Tra i punti cardine le primarie e il ruolo centrale di Giorgia

PARTITI, MELONI LANCIA "OFFICINA PER L'ITALIA" PER NUOVO CENTRODESTRA -FOTO 3

Il cantiere dell’arca per riunire le varie anime del centrodestra che non si riconoscono nella nuova Forza Italia di Silvio Berlusconi è partito ieri ad Atreju. È l’«Officina per l’Italia», il laboratorio lanciato da Giorgia Meloni per dareuna piattaforma politica e programmatica alla «cosa vera». Dagli ex An come Gianni Alemanno ai popolari come Luciano Ciocchetti, da Oscar Giannino a Magdi Cristiano Allam - il primo ad aderire ufficialmente - fino ai nuovi leghisti come Flavio Tosi: sono tanti quelli che vogliono salire. I «paletti» da non superare, però, sono diversi. «I punti cardine sono il simbolo di Fratelli d’Italia - ha elencato Ignazio La Russa - il ruolo e il peso politico che Giorgia Meloni ha acquisito in questi anni e la battaglia delle primarie come strumento di selezione». A sottolineare che l’operazione muove sotto le insegne del movimento di Meloni-La Russa-Crosetto è l’onorevole Fabio Rampelli. «Nuovo contenitore della destra? - ha chiarito ieri -Qui discutiamo piuttosto di un allargamento di Fdi. Questa è una fase di ricomposizione, formeremo un comitato e faremo delle primarie che sono nel nostro statuto. Chi non è d’accordo è fuori».

«È tempo di mettersi al lavoro con l'unico scopo di lasciare a chi verrà dopo di noi un'Italia migliore di quella che noi abbiamo ereditato», ha detto nel suo intervento Giorgia Meloni, l’unica per cui il cronometro degli interventi - 5 i minuti a disposizione per ogni relatore - è rimasto spento. «Oggi può nascere una piccola, grande epopea - ha continuato - grazie a donne e uomini liberi e coraggiosi». La tempistica dell’operazione non può non tenere conto delle scadenze elettorali. «Propongo di lavorare a un manifesto politico e programmatico - ha detto ancora la Meloni - e di vederci di nuovo in un grande appuntamento nazionale, magari già a fine ottobre (quando si vota in Trentino e Basilicata, ndr) da celebrarsi in un luogo simbolo». Ad alternarsi dal palco del Celio sullo splendido sfondo del Colosseo sono stati, tra gli altri, Oscar Giannino, Guido Crosetto, Fabio Rampelli, Giuseppe Cossiga, Luca Gramazio, Adolfo Urso, Franco Mugnai, Pasquale Viespoli, Antonio Guidi, Adriano Teso, Galeazzo Bignami, Luciano Ciocchetti, Gianni Alemanno e Giulio Terzi di Sant'Agata. Storie, sensibilità e - su alcuni temi - idee diverse. È il momento, però, di sottolineare le convergenze e i punti di contatto, non evidenziare le incongruenze. «Oggi che non esiste più il Pdl voluto da Fini e Berlusconi, chi può rappresentare il centrodestra se non noi? - ha detto Guido Crosetto - Il nostro è un dovere. Bisogna partire dalla sovranità dei popoli contro la finanza e dei cittadini sui partiti. Se aspettiamo loro non ci saranno riforme». Sullo sfondo il tema dell’uscita dall’euro. Quasi una necessità per alcuni come Alemanno e Allam, da evitare per Ciocchetti e Teso. Stesso discorso per l’avvicinamento di Fdi alla Lega. «La modifica del titolo V della Costituzione ha limitato l’autorità dello Stato - ha detto Pasquale Viespoli riprendendo l’introduzione del moderatore Paolo Del Debbio - E fatemelo dire: meglio lui di Tosi».

Davide Di Santo






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