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Chiaromonte dissentì dalle scelte di Violante

di Davide Giacalone Il presidente della Repubblica, ricordando Gerardo Chiaromonte, ha colto l'occasione per sottolineare che: a. certe campagne di presunta moralizzazione sono autentiche operazioni...

Il presidente della Repubblica, ricordando Gerardo Chiaromonte, ha colto l'occasione per sottolineare che: a. certe campagne di presunta moralizzazione sono autentiche operazioni di distruzione della politica; b. il Partito comunista ebbe il coraggio delle larghe intese, sebbene in contrasto con la propria propaganda di tanti anni. Ogni riferimento a fatti e personaggi dei nostri giorni non è casuale. Ha fatto bene.

Purtroppo, però, la memoria è materia delicata. Non sopporta d'essere troppo piegata alle convenienze del presente. Specie quando si estende su tempi, fatti e persone che richiedono una riflessione critica sugli errori che si sono commessi. Napolitano ha detto che in un solo caso il suo pensiero si discostò da quello di Chiaromonte, ovvero quando il Pci chiuse la stagione del «compromesso storico». Lasciando intendere che lui, Napolitano, era contrario a quell'abbandono. Il guaio è che nel ricordare dimentica due punti cruciali.

Il primo: Chiaromonte fu presidente della commissione antimafia e dissentì dalle scelte del suo successore, anch'egli comunista, Luciano Violante. Mai, sotto la sua presidenza, un mafioso, benché pentito, o presunto tale, avrebbe mai potuto mettere piede in Parlamento. Non fu una nota di stile, o un'osservazione estetica, fu la manifestazione di un dissenso sostanziale e di grande portata. Per Chiaromonte le istituzioni non dovevano piegarsi a pendere dalle labbra dei criminali, quale che fosse il possibile uso politico delle loro parole.

Il secondo: Chiaromonte era molto preoccupato del modo in cui la magistratura milanese aveva in animo di portare l'attacco alla politica e ai partiti politici. Uomo retto, non poteva certo essere scambiato per un complice o anche solo un insabbiatore del malaffare, ma vide che si voleva colpire il sistema dei partiti, e con quello la democrazia. Ne parlò con esponenti di altri partiti, allarmandoli, mentre altri tacquero. La storia gli ha dato ragione. I suoi compagni preferiscono sorvolare, anche per nascondere i propri errori.

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