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18/02/2013 06:02

La beffa dei sondaggi nascosti

di Francesco Damato...

di Francesco Damato

Ma sì, non ha tutti i torti, anzi ha ragioni da vendere Angelo Panebianco con la protesta che ha levato, nella visibilità e nell'autorevolezza dell'editoriale domenicale del Corriere della Sera, contro la norma che vieta la diffusione dei sondaggi negli ultimi quindici giorni della campagna elettorale. La diffusione, ripeto. Non la pratica, perché i sondaggi continuano ad essere condotti dagli istituti più o meno specializzati, in proprio o per conto degli stessi clienti: in genere, i protagonisti o attori della campagna elettorale. Che li tengono per sé, o li lasciano circolare in un mercato, diciamo così, clandestino di utenti, magari dietro le cortine a maglie larghissime di internet, persino sotto più o meno mentite spoglie di scommesse. E se ne fanno condizionare, alla guida di partiti, coalizioni e liste, per l'assunzione delle ultime iniziative prima del voto. Cioè per il lancio delle ultime proposte, o sfide, o provocazioni. Alla faccia peraltro della trasparenza, che è facile sia da promettere sia da tradire.

Trasparenza significa anche rispetto degli elettori. Il rispetto non solo della loro libertà di voto, garantita dalle cabine nelle quali si può ancora andare, grazie a Dio, a compilare le schede, magari senza nascondere e/o usare telefonini e altri marchingegni per fotografare il voto espresso e farselo pagare al mercato nero. Che non sarà più così diffuso come ai tempi delle preferenze, ma continua anche ora che le liste sono bloccate. E i parlamentari, risultando eletti nell'ordine in cui sono stati iscritti nell'elenco dei candidati, sono semplicemente nominati dai rispettivi partiti.

Il rispetto degli elettori, facile da predicare e tradire, non riguarda solo - dicevo - la loro libertà di voto. Comporta anche il riconoscimento della loro consapevolezza. E quindi della loro maturità, per la quale dovrebbero bastare, salvo gli impedimenti da incapacità o da altro prescritti dalla legge, i requisiti anagrafici indicati per l'elettorato "attivo": 18 anni per eleggere i deputati, 25 (ancora) per eleggere i senatori. Eppure il divieto della diffusione dei sondaggi negli ultimi quindici giorni della corsa al voto, essendo motivato dalla necessità di mettere l'elettore al riparo dal rischio di esserne condizionato, cioè sviato, ne fa un cittadino quasi minore, sotto tutela. «Un bambinone immaturo che - scrive con sarcasmo condivisibile Panebianco - va protetto dalle (supposte) cattive influenze dei sondaggi». Come se non fossero ugualmente e paradossalmente suscettibili di essere scambiate, aggiungo io, per cattive influenze le rincorse dei partiti. Che continueranno sino all'antivigilia del voto, cioè sino al prossimo venerdì sera, quando si chiuderà formalmente la campagna elettorale, ad inseguirsi sul terreno degli annunci, degli impegni, delle promesse.

Nella logica del singolare divieto dei sondaggi, sono naturalmente comprese fra le possibili cattive influenze sugli elettori le accuse di inaffidabilità e/o di irrealismo che protagonisti e attori della campagna elettorale, rincorrendosi nelle promesse, si scambiano senza badare a spese, in termini anche di insulti. Una gara, quest'ultima, alla quale non ha voluto o saputo sottrarsi neppure l'uomo che aveva promesso e si era proposto come campione di sobrietà e qualità simili. Cioè il presidente del Consiglio uscente Mario Monti. Che ieri è ulteriormente sceso dal podio politico di stile diverso, se non unico, sul quale si vantava di essere salito. Egli ha cercato di distinguere, alla stregua di un politico comunissimo e abusato, direi banale, tra giudizio appunto politico e giudizio personale. Come se bastasse un espediente del genere, se lo lasci pure dire da uno che ne ha apprezzato a lungo azione e stile di governo, come sanno i lettori, per far dimenticare quell'inammissibile, imperdonabile, gravissimo "cialtrone" gridato, pur al plurale, a chi è diventato, o che lui avverte come il suo principale avversario elettorale: Silvio Berlusconi.

Il Cavaliere per le sue promesse attuali e per le prove date da presidente del Consiglio si è sentito dare ieri del "consumato scialacquatore" - sempre meglio che "cialtrone" - da un ex, ma questa volta più autentico e navigato avversario elettorale: Romano Prodi. Il quale tuttavia ha accomunato anche i propri compagni di partito, il Pd, e lo stesso Monti, prenotandosi chissà per quale altra sua reazione saccente, in un giudizio negativo su come hanno condotto e conducono ciò che resta della campagna elettorale. Fatta, secondo lui, di "aggressività e vaghezza di proposte".

di Francesco Damato






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