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Uno sguardo alla genesi della crisi

La genesi della crisi finanziaria ed economica italiana spiega lo scenario politico

Questa settimana ripartono i collocamenti dei titoli di Stato. Giovedì saranno offerti Bot annuali e venerdì Btp a tre anni. Nel primo trimestre l’Italia deve rifinanziare 80 miliardi di euro. Quello dei prossimi giorni è un test importante, perché lo spread a 272 punti è sotto «quota Monti». Con quei soldi si finanzia la spesa pubblica, la sanità, i servizi, la scuola, in poche parole, si fa funzionare lo Stato che, per quanto carretta, quando non c’è tutti si lamentano. Ma la campagna elettorale è concentrata su ordini di grandezza da nanetti della politica che non vogliono raccontare la verità all’elettore. L’Imu sulla prima casa vale tre miliardi, può e deve essere rimodulata in futuro, così come il gettito dell’imposta (23 miliardi) va redistribuito ai Comuni. Ma l’Imu, in queste condizioni, si può tagliare solo in due modi: trovando tre miliardi da cancellare nella spesa pubblica (e preparatevi al coro di proteste corporative e alla solidarietà dei «cancellatori» di oggi) oppure smanettando su una partita di giro del bilancio che non cambia di una virgola la pressione fiscale. Un famoso slogan di Bill Clinton nel 1992 diceva «It’s the Economy, stupid» (il problema è l’economia, stupido) e da qui non si scappa. Giulio Tremonti, inventore dell’Imu in differita, fu anche l’Harry Potter dei tagli lineari alla spesa. Aumentarono le tasse e intervennero a mosca cieca sul bilancio. Era l’unico modo per tenere in piedi la baracca. Ma in assenza di riforme strutturali - Berlusconi non fece la riforma delle pensioni per il veto della Lega - e con il Pil in picchiata da dieci anni, la cura fu insufficiente e la crisi finanziaria colpì al cuore il Paese con il terzo debito pubblico del mondo: l’Italia. La pressione fiscale odierna (44,7%) è figlia delle correzioni dei conti pubblici di luglio e agosto del 2011 approvate dal governo Berlusconi. Già dimenticata la famigerata estate delle finanziarie usa e getta? Monti arrivò subito dopo e per spegnere l’incendio fu costretto a varare il «Salva Italia». Fece il pompiere. Ma nessuno oggi si ricorda dei piromani.

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