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05/08/2012 11:34

Dopo trentadue anni e 70 miliardi
Monti chiude il terremoto in Irpinia

Il premier Mario Monti

Trentuno dicembre 2013. Vale la pena di segnarsi questa data perché dovrebbe - in questi casi il condizionale è d’obbligo - segnare la fine di uno dei capitoli più drammatici della storia italiana, il terremoto dell’Irpinia. Dopo oltre trentatrè anni, infatti, il commissario per la ricostruzione andrà ufficialmente in pensione. Nell’articolo 49 della legge per lo Sviluppo, appena licenziata dalle Camere, è prevista la cancellazione dell’organismo al termine del prossimo anno. In questi ultimi mesi il Commissariato dovrà solo sbrigare le poche pendenze restanti, consegnare tutti i «beni» e chiudere i rapporti con le varie amministrazioni. E, per la prima volta, nella relazione tecnica è scritto chiaramente che «la disposizione non comporta oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato e la finanza pubblica». Era la sera del 23 novembre 1980 quando la terra tremò tra Campania e Basilicata. Il giorno dopo le scosse proseguirono. Si trattò di un sisma devastante, che fece 2.914 morti ai quali vanno aggiunti circa novemila feriti. Interi Comuni vennerò rasi al suolo, paesi come Conza della Campania rimasero isolati per giorni rendendo impossibile l’approvvigionamento e il soccorso di persone che di lì a poco si sarebbero arrese a freddo e fame. IComuni danneggiati furono oltre 300, quasi trecentomila gli sfollati e 150mila gli edifici da ricostruire totalmente. Un dramma che non lasciò indifferenti neanche alcuni Paesi stranieri che fecero a gara per offrire aiuti all’Irpinia. Gli Stati Uniti stanziarono 70 milioni di dollari, persino l’Algeria ne inviò 500 mila. Il grosso della somma, però, arrivò ovviamente dalle casse dello Stato italiano. Ed è questo il capitolo più controverso della storia. Perché di quel fiume immenso di denaro, che a valori attualizzati al 2008 viene stimato in circa 70 miliardi di euro, è stato fatto un uso non proprio immune da sprechi, accuse e sospetti. Vale la pena di esaminare le cifre punto per punto: dalle prime misure di emergenza (decreto 776 del 1980) è un crescendo di risorse che trovano la base nella legge 219 del 1981 con la quale si stanziano 8.000 miliardi di lire per la ricostruzione. Alla fine, tra mini-norme, rifinanziamenti e proroghe saranno ben 33 gli interventi legislativi previsti. Praticamente impossibile trovare una delle vecchie Leggi Finanziarie in cui non fosse previsto un capitolo dedicato alla ricostruzione in Irpinia. Quanto è costato tutto questo lo spiega un apposito dossier preparato dall’Ufficio studi della Camera dei Deputati. Il flusso di risorse ammonterebbe, attualizzando la cifra ai valori attuali, a 47,5 miliardi di euro. Ai quali, però, vanno aggiunti altri 17,8 miliardi stanziati per la ricostruzione edilizia a Napoli di 20mila alloggi, un’operazione collegata al sisma dell’Irpinia anche senza un espresso riferimento alla legge 219 del 1981. Infine, considerando le agevolazioni fiscali concesse alle popolazioni interessate dal terremoto e i mutui stipulati con la Cassa depositi e prestiti e con la Bei, si sforerebbe addirittura la cifra di 70 miliardi. Niente di male se fossero serviti effettivamente per la ricostruzione di un territorio martoriato. Ma il sospetto che una pioggia di soldi del genere potesse scatenare le mire di camorra e politici con pochi scrupoli venne quasi immediatamente. Tanto che nel 1989 il Parlamento formò una Commissione, con alla guida il futuro presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, per fare luce su entità ed effettivi utilizzi dei fondi destinati all’Irpinia. Anche Mani Pulite, l’inchiesta che sarebbe venuta alla luce nel 1992, dedicò un capitolo specifico al sisma dell’80, «Mani sul terremoto». Cosa si scoprì? Innanzitutto che il numero dei Comuni da soccorrere si «allargò» a poco a poco in maniera quantomeno sospetta. I 339 paesi ritenuti coinvolti in un primo momento diventarono 643 in seguito a un decreto dell’allora presidente del Consiglio Arnaldo Forlani nel maggio 1981, fino a raggiungere la cifra finale di 687. In pratica quasi l’8,4% del totale dei Comuni italiani usufruì della solidarietà delle casse dello Stato. Nonostante questo, la ricostruzione in alcuni centri non è stata mai completata. Basterebbe visitare i quartieri Penniniello e Quadrilatero delle Carceri di Torre Annunziata (Napoli)per capire come alcune emergenze furono trascurate per utilizzare i fondi in un altro modo. Quale? In moltissimi casi i soldi versati dallo Stato andarono a finanziare una serie di opere pubbliche assenti in precedenza. Tra queste molte arterie stradali finite nel mirino dell’antimafia perché costruite da ditte legate ai clan della camorra o realizzate su rifiuti tossici smaltiti in maniera illecita. Interi quartieri vennero costruiti ex novo: tra questi le tristemente note «vele» di Scampia o i rioni dormitorio di Ponticelli diventati territorio di conquista dei boss. E così, mentre varie inchieste giornalistiche facevano venire alla luce anche lo scandalo dei soldi elargiti ma mai spesi dai Comuni (secondo quanto rivelato dal Corriere della Sera lo scorso giugno, questa cifra ammonta a 286 milioni di euro. Proprio mentre si faticano a trovare i soldi per il sisma in Emilia), anche alcuni politici provavano a intercettare una fetta dei contributi. Nell’inchiesta «Mani sul terremoto» saranno coinvolte ben 87 persone, tra le quali i democristiani Ciriaco de Mita, Vincenzo Scotti e Antonio Gava e il liberale Francesco De Lorenzo. Alla fine, anche a causa di una pioggia di prescrizioni, l’unico condannato sarà Antonio Fantini, all’epoca presidente della Regione Campania. Per lui una pena di due anni e dieci mesi di reclusione.

Redazione online

.. ed ultimamente, parlo di questi giorni, a Napoli si sta assistendo all'ennesimo scandalo: la rimanente parte (a fine 2011 si contavano una ventina di milioni di euro) dei soldi (Fondi CIPE) stanziati da quel dì per la ricostruzione e riparazione dei fabbricati danneggiati dal sisma del 23/11/80, che erano custoditi nelle casse della Banca d’Italia a cui il Comune di Napoli attingeva di volta in volta per destinarli agli aventi diritto, oggi, l’Ufficio Ragioneria, per non far cadere in dissesto il Comune di Napoli, li ha prelevati (davvero non si riesce a capire con quale artificio si è potuto commettere tale distrazione di fondi visto che quei soldi non sono del Comune, bensì dello Stato) per colmare il buco (voragine) di bilancio. Così facendo, i vari Beneficiari dei Buoni Contributo Legge 219/81 dovranno pagare di tasca propria!!.. Chissà se questo sarà l’ultimo SCANDALO!!!..
Postato da Anonimo il 21/11/2012 19:53
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