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Monti faccia il cucchiaio alla Merkel

Il destino continua a divertirsi a giocare a dadi con la politica e lo sport. Oggi si disputano due partite decisive per l’Europa: Italia-Germania sul campo di Varsavia, Germania-Resto del Mondo sul tavolo del Consiglio europeo di Bruxelles. Anche in questo secondo match il nostro Paese ha un ruolo chiave: dal presidente del Consiglio Mario Monti gli altri Paesi europei (e gli Stati Uniti) si attendono una negoziato deciso con Angela Merkel sul piano per la crescita necessario per far uscire il Vecchio Continente dalla recessione e dalla tagliola dello spread, che finora è servito a finanziare a tasso zero lo sviluppo tedesco. Partite parallele, destini incrocati, pallone e debito che si scambiano la maschera. I fischi che durante i campionati Europei hanno accompagnato le partite della nazionale tedesca parlano da soli: l’egemonia teutonica ottenuta a colpi di Bund ha finito per irritare anche la curva. Non sono temuti perché calciano bene la palla, ma perché la germanizzazione dell’Europa sta creando recessione e disoccupazione ovunque, tranne che sulle rive del Reno. La Cancelliera Merkel, alla vigilia del Consiglio europeo, è stata spietata, come se tutti fossero sulla via del fallimento, in piena zona Grecia: «No agli eurobond, no a facili soluzioni». Proprio quel che ci vuole per calmare la speculazione. Speriamo che la notte abbia portato consiglio e oggi la Cancelliera apra gli occhi sull’abisso in cui sta trascinando le nostre economie. Il calcio è un pezzo di questa storia. Perché è un gioco globale, capace di plasmare l’immaginario dei popoli, uno specchio degli equilibri e squilibri dell’Europa. Non è un caso che a giocarsi la finale siano rimaste tre squadre dell’indebitato Club Med (Italia, Spagna e Portogallo) e la ricca Germania. Palla, bola e ola. Il razionalismo tedesco contro la creatività latina, il profondo e senza tempo «il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me» di Kant, contro il fulmineo presente del «Carpe diem» di Orazio. Con queste premesse, è un eterno Italia-Germania a dare il senso al confronto. Ventidue uomini, due visioni del mondo e della storia. Una vince, l’altra perde. Niente vie di mezzo. Neppure nella politica europea: o Berlino la smette di venerare il totem del rigore in tempi di recessione, o gli altri Paesi sono condannati a perire di crollo del Pil e ascesa della disoccupazione. Stasera a Varsavia scende in campo un frammento di storia. E non sarà soltanto calcio, ma una battaglia tra culture. Stritolati dal rigore, abbiamo battuto l’Inghilterra con un rigore di Diamanti e un gioiello di Pirlo. Eccoli, i nostri due giocatori-simbolo oggi in campo: Monti e Pirlo. Hanno una missione: fare un "cucchiaio" in porta alla Germania.

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