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Un Paese tra bombe, scosse e astensione<br/> Crisi senza sbocco

Un Paese tra bombe, scosse e astensione<br/> Crisi senza sbocco

Elezioni

di Mario Sechi

Mai la distanza tra politica e italiani è stata così grande come nelle ultime 72 ore. La tragedia di Brindisi e il terremoto in Emilia Romagna hanno tracciato una linea di separazione netta, scavato un fossato e messo un punto a una storia collettiva che urla e ha un disperato bisogno di un nuovo inizio. Parla da sola l’affluenza alle urne: alle 22 ha votato solo il 36,2% degli elettori. Una valanga di malcontento che alza le braccia e urla il suo «basta».
Nel Mezzogiorno si dà la caccia a chi ha seminato morte e terrore in una scuola, nel Settentrione si contano i morti, i senza casa e il danno al patrimonio artistico, la nostra memoria. In mezzo, c’è il vuoto di una classe dirigente che non ha la dignità di farsi da parte, l’umiltà di aprire le porte ai giovani e cerca di salvare la rendita. Così, nella giornata dei ballottaggi, quel voto dava la sensazione di essere alla periferia di un Paese che pensa ad altro.
La recessione è una bestia cattiva. E anche un Paese dotato di ampie riserve (legali e illegali) come l’Italia sta soffrendo. Uno Stato con un tasso di corruzione devastante, una terra inquieta dal punto di vista geografico (cos’è il terremoto se non la manifestazione della nostra complessità?) e sociale (le bombe, sono la follia del presente) non può restare in transizione, senza una visione per aprire la porta del futuro.
La vita spezzata di Melissa è l’urlo del quadro di Munch, l’assurdità di un mondo che falcia la giovinezza. Mentre la terra che trema ci ricorda il nostro essere pulviscolo di fronte alla natura. Da Nord a Sud è la stessa Italia, una e indivisibile nella Costituzione, frantumata nella quotidianità, riunita nell’eccezionalità. Grandi lezioni che dimentichiamo con meschina rapidità.
E oggi si apriranno le urne. E vedremo cosa hanno deciso gli italiani che hanno votato.Un’elezione tra bombe e terremoti. Un test di democrazia in un Paese con un governo tecnocratico che non ha scalfito di un euro i suoi duemila miliardi di debito pubblico. Gli onesti hanno bisogno di giustizia e merito. Per andare avanti. Per continuare ad alzarsi la mattina. Per crederci ancora. Sono questi cittadini che devono prepare la svolta. Sarà dura. Ma dobbiamo farlo. Siamo italiani e non siamo rassegnati a un Paese di bombe, scosse e astensione.

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