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21/02/2012 22:21

Pdl: Berlusconi
con Monti dopo il 2013

Silvio Berlusconi

La colazione di lavoro domani a palazzo Chigi a cui prenderanno parte oltre a Silvio Berlusconi e Mario Monti anche Angelino Alfano e Gianni Letta sarà l'occasione per il Cavaliere di ribadire al premier la lealtà del Pdl e contestualmente la necessità che il governo vada avanti nel cammino delle riforme accelerando sul mercato del lavoro. L'argomento discusso anche a palazzo Grazioli dove Berlusconi farà il punto con lo stato maggiore del partito. Una riunione per definire nei dettagli le osservazioni e le richieste da sottoporre al governo anche per quanto riguarda i provvedimenti all'esame del Parlamento.


Sul tavolo la riforma della giustizia Al di là dell'agenda ufficiale però sono in molti i dirigenti pidiellini ad essere convinti che nella riunione di domani Berlusconi tirerà fuori il capitolo giustizia. Sono mesi che l'ex capo del governo chiede si vada avanti anche su quel versante, inserendo proprio la riforma della giustizia nel ventaglio di provvedimenti che, a suo dire, devono vedere la luce entro la fine della legislatura. L'argomento tra l'altro era stato discusso anche nell'ultimo vertice tra Alfano, Bersani e Casini. Di giustizia il Cavaliere avrebbe parlato anche ieri sera nel corso della cena a villa Gernetto con i big del Pdl e gli amministratori locali. Con alcuni dei presenti infatti l'ex capo del governo si sarebbe intrattenuto a lungo a parlare dei suoi processi: sono vittima di una giustizia ad orologeria - avrebbe osservato con diversi ospiti - non ho tempo per fare nient'altro perché passo tutto il tempo con i miei avvocati. Un Berlusconi "costretto" ad impiegare il tempo a disposizione solo sui processi, ed il rischio di debacle alle elezioni amministrative hanno avuto come effetto quello di gettare nel panico i dirigenti pidiellini, scettici sulle rassicurazioni avute nel corso della riunione di ieri. In diversi puntano il dito contro la strategia adottata dai vertici: stiamo autoalimentando la portata della sconfitta quando invece si doveva depotenziare il voto di maggio. La situazione all'orizzonte però è tutt'altro che serena. I tentativi in extremis di arrivare ad un'intesa con il Terzo Polo almeno a Palermo e Genova al momento sembrano falliti. Così come appare complicato rinsaldare l'asse con Gianfranco Miccichè, che oggi ha incontrato Angelino Alfano, e che nei giorni scorsi non ha fatto mistero di apprezzare il candidato scelto dal Terzo Polo.


Berlusconi: non regaliamo Monti alla sinistra Dialogare con il Pd e l'Udc non solo sulla legge elettorale, ma anche sulle riforme costituzionali e per cambiare la giustizia, "la metastasi della nostra società". Il Cav nel suo discorso ai dirigenti di partito, ha tracciato il percorso non solo da qui alla fine della legislatura. Lo scenarioè' che con un'intesa sul sistema di voto con il partito democratico - sbarramento alto per impedire il formarsi di piccoli partiti - (un confronto che spingerebbe l'Udc "a scendere a patti") anche la prossima legislatura potrà nascere sotto il segno della collaborazione in Parlamento. Il Cavaliere, nella cena tenutasi a Lesmo con i big di via dell'Umiltà, non si è spinto apertamente a candidare Monti per dopo il 2013. Ma, dicono alcuni presenti, in diversi colloqui non ha escluso del tutto questa possibilità. Ha spiegato che l'obiettivo deve essere quello di stringere un patto con il Professore anche per il 2013, perché - avrebbe argomentato - non sarà facile uscire da questa crisi economica entro un anno e per questo servono riforme condivise e un progetto più a lungo termine. Non possiamo regalare Monti alla sinistra, è il "refrain" dell'ex premier che ha fatto notare come ad essere ora in diffcoltà è il Pd. "Questa battaglia sull'articolo 18 - spiegava ieri per esempio Oliviero Diliberto - è fatta apposta per dividere la sinistra". Sono stato io - ha sottolineato ieri Berlusconi nel suo intervento - ad indicare il nome di Monti a Napolitano. Angelino Alfano ha poi fornito un particolare in più: la delegazione del Pdl ricevuta al Colle ai tempi della crisi del governo Berlusconi mise al corrente il Capo dello Stato della possibilità che un gruppo di 30-40 deputati fosse pronto ad abbandonare la maggioranza. Napolitano avrebbe spiegato che in quel caso sarebbe stato costretto a mandare il Paese alle elezioni e che occorreva avere la responsabilità di capire la gravità del momento economico. Da qui, con il partito diviso e lacerato, la decisione di Berlusconi di dare il via libera al Professore a palazzo Chigi. Ora il Cavaliere, pur esprimendo dei dubbi su alcune mosse dell'esecutivo (l'ex premier è perplesso sulle modalita' della lotta all'evasione e ieri ha rivendicato il merito di aver convinto il governo a concedere la deroga sui pagamenti in contanti per i turisti stranieri), è pronto a "sposare" il modello attuale di una alleanza tra i partiti moderati in Parlamento.


I nodi del partito
Per domani è prevista invece una riunione dei big del Pdl con i dirigenti liguri per affrontare il caso di Genova. Resta poi ancora da sciogliere il nodo Verona dove Flavio Tosi sembra intenzionato a presentare una propria lista (nonostante il "niet" di Umberto Bossi). Difficilmente il Pdl riuscirà a chiudere intese con l'Udc anche in Puglia dove a decidere il candidato pidiellino di Lecce e Trani saranno le primarie. E c'è già nel partito chi non esclude che in caso di una disfatta totale, la leadership di Alfano sarebbe messa in discussione. Così come l'idea che subito dopo il voto amministrativo l'emorragia di abbandoni diventi inarrestabile.


Missione restyling del Pdl Dopo l'inno, il prossimo passo dovrebbe essere il cambio del simbolo, da legare magari ad una "rifondazione" stessa del Pdl. Non un secondo predellino, ma la costituzione del partito dei moderati a cui il Cavaliere guarda da diverso tempo. Anche se i più maligni intravvedono dietro a queste mosse l'idea di dare vita ad un proprio partito, o ad una lista personale da presentare alle elezioni. Idea che però l'ex capo del governo ha sempre smentito. Così come altri vedono nella blindatura di Monti un retropensiero che potrebbe anche concretizzarsi, per il 2013, in una "grande coalizione" che potrebbe far proseguire l'esperienza del governo dei "Professori".
 

Redazione online

Se continuano così finiscono sotto zero. Non si può andare a braccetto con chi fino ad ieri ha messo a ferro e a fuoco l'Italia e il mondo intero per abbattere un Governo di centro destra. La gente non lo capisce e si regola di conseguenza. Pur di disfarsi di Berlusconi i cattocomunisti, oggi consociati al governo, nonostante non abbiano vinto mai le elezioni nazionali, hanno oltraggiato il Paese gettandolo nel discredito. Con l'avallo di quel Napolitano che fin quando il Cav è stato a Palazzo Chigi non ha mai speso una sola parola a difesa dell'Italia e degli italiani, mentre adesso è diventato talmente sperticato e loquace da diventare una barzelletta vivente. Lui, comunista DOC, a tessere le lodi di un governo impostoci dall'affarismo internazionale che tiene in scacco le economie occidentali, col consenso tacito della inetta classe politica.
Postato da Anonimo il 22/11/2012 04:10
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