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    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

L’editoriale

04/02/2012, 08:26

Scongelare l’Italia con la fantasia

DI MARIO SECHI Roma congelata, simbolo di un Paese che si risveglia quando c’è lo shock. Gli italiani in fondo riescono a cavarsela sempre, anche quando la loro sorte dipende da un inesorabile stato d’eccezione: la crisi politica, quella economica, la disoccupazione, l’ondata di freddo.

Neve a Roma Roma bloccata per neve, Berlusconi chiude per sempre con Palazzo Chigi, Monti apre la partita dell’articolo 18. Cos’hanno in comune questi tre fatti? Una sola parola: l’emergenza, metafora dell’Italia di ieri e di oggi. Mentre passeggiavo per le vie della Capitale imbiancata, con la mente sospesa tra la poesia dell’inverno e la prosa del caos pensavo che sul nostro Paese fiocca senza pietà un po’ di tutto. È la nostra storia. Terra di conquista per gli imperi, poi divisa in staterelli con un «volgo disperso che nome non ha» e infine unita nel segno del campanile e della fazione. Eppure gli italiani in fondo riescono a cavarsela sempre, anche quando la loro sorte dipende da un inesorabile stato d’eccezione: la crisi politica, quella economica, la disoccupazione, l’ondata di freddo. Roma congelata, simbolo di un Paese che si risveglia quando c’è lo shock. E allora ecco che nei 280 chilometri di coda, nel traffico in tilt, nei bus senza gomme da neve, nel Grande Raccordo Anulare paralizzato, si consuma la nostra storia collettiva, si realizza la dimensione piccola e grande del nostro «carattere nazionale». Lo ritroviamo nel bene e nel male ogni volta che la cronaca ci offre il materiale buono per la rotativa, la prova, l’evidenza, l’indizio da seguire per capire come siamo fatti e disfatti, apparentemente vinti, perduti e invece mai domi e infine ritrovati. Ieri il naufragio del prode Capitan Schettino che scappa dalla nave Concordia, oggi la nevicata polare sulla Città Eterna. Abbiamo sempre una «via di mezzo» per separarci, unirci, litigare e poi fare la pace. Scuole chiuse, no aperte a metà, perché non si sa mai e in fondo serve a trovare il riparo per i figli, far andare la macchina sulla neve, discutere sul posto di lavoro della gran tormenta e poi la Roma non giocherà e accidenti nevica, governo ladro. E provate voi a spiegare tutto questo a quel buontempone che alla Balduina s’è improvvisato Alberto Tomba, ha messo gli sci, gli occhiali e s’è buttato in slalom tra le macchine parcheggiate. Ma quali Suv, macchè Cortina, questa è l’Italia. I sessantottini non hanno mai capito nulla: qui la fantasia è al potere da sempre.

 

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Mario Sechi

04/02/2012

  • 04/02/2012 15:35
    ieri mio figlio bloccato in auto lungotevere flaminio dalle 14.00 alle 20.00 circa; altro figlio rimasto chiuso alla "Sapienza" per esame scritto iniziato alle 14.00: tornato a casa a piedi alle 20,30. E se fosse stato uno studente residente a Tivoli? O a Monterotondo? Come tornava a casa?
  • 04/02/2012 14:13
    Ai cittadini... una risposta, anche quando non la vogliono e allora, come d’abitudine, per chiarire le responsabilità, bisogna istituire una “Commissione d'esperti” affiancata da un “Comitato di Controllo” che deve rispondere direttamente al capo del governo che informerà il parlamento della drammatica ridicolaggine di tutti questi inutili "politici" che, avendo troppo tempo libero e scarsi argomenti di normale intelligenza, non hanno nulla di meglio da fare che blaterare sui cm di neve caduti. Ma questa neve sarà di destra o di sinistra?
  • 04/02/2012 12:36
    NEVICA GOVERNO LADRO? PROBABILMENTE SI VISTO CHE IN QUESTI ULTIMI TEMPI IL GOVERNO STA MINANDO LA DEMOCRAZIA, IL LAVORO E PER LE PENSIONI HA GIA' FATTO. LADRO? NO DITTATORE SI MENTRE GLI ITALIANI SONO SPEMPRE PIU' PECORE E MENO LEONI.
  • 04/02/2012 11:29
    Se i sessantottini, ai quali appartengo, avessero lavorato di fantasia probabilmente non ci troveremmo in questa situazione. Non solo è mancata la fantasia ma anche il pragmatismo che certe emergenze richiedono e poiché all’epoca fummo tutti indottrinati al bene comune ed al 6 politico affondando così la meritocrazia nel nome della eguaglianza, oggi ci ritroviamo a dover fidare ancora nello stellone italico e nella comprensione altrui. Gli eredi di quella pavidità, del buonismo e del menefreghismo hanno fatto si che nessuno abbia il coraggio di prendere decisioni a rischio di essere anche impopolare e ci si affida a nonno Mario ed al bisnonno Giorgio. Bisogna essere più realisti del re ma il futuro non è certamente roseo.
  • 04/02/2012 10:28
    E vai coi soliti stereotipi dell’italiano medio. Fantasia, spirito di sacrificio, bontà d’animo, ecc. Ma così quando cresciamo? Lo so che è difficile staccarsi dalla mamma ma prima o poi dobbiamo pur farlo. Ma ci siamo resi conto che una volta credevamo di essere un popolo di navigatori, oltre che di poeti e scienziati, e invece Schettino ci ha fatto definitivamente svegliare? Due sole considerazioni per chiudere: 1) il vero problema non è certo un buontempone che fa slalom a Monte Mario. E’ essere stati governati da buontemponi; 2) ma che centrano i sessantottini? Chi glielo ha detto che non avevano fantasia?
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