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04/02/2012, 05:30

Maroni: «Ritirate i ricorsi sui vitalizi»
L'ex ministro attacca i 15 «padani» che vorrebbero la pensione a 50 anni Il capogruppo Dozzo spiega: solo uno di quelli è ancora iscritto al partito


«Mi auguro che i colleghi della Lega, che hanno presentato il ricorso, lo ritirino e accettino, come ho accettato io, le nuove regole».

Roberto Maroni si indigna e, in un messaggio "postato" sul suo profilo facebook, tira le orecchie a tutti quei nordisti che vogliono contestare la riduzione del vitalizio parlamentare. Poi la tirata d'orecchie: «Siamo in politica per la Padania - spiega -, non per il nostro portafoglio». L'ex ministro dell'Interno è categorico. La sua Lega non è quella delle poltrone romane. Prima di tutto c'è la libertà del Nord e tutti gli eletti nelle liste del movimento devono avere quello come obiettivo e invece sembra proprio che quei quindici leghisti contrari alla riduzione del vitalizio parlamentare (ai quali si aggiungono tre dell'Ulivo, due di An e altrettanti di Forza Italia, tre del Pdl e uno di Rifondazione comunista) non ne vogliano sapere di fare marcia indietro. Ma non solo i Lumbard sembrano determinati a proseguire per la loro strada: c'è anche il deputato del Pdl Roberto Rosso pronto ad alzare le barricate: «Appena sono stato eletto ho rinunciato al doppio reddito di avvocato e alla doppia pensione cancellandomi dall'Ordine. Il vitalizio - afferma - fu voluto dai Padri costituenti con un trattamento diverso dalla pensione perché non consegue a uno stipendio ma a una funzione, che, neppure volendolo, può durare 40 o 50 anni. Dopo 25 anni di contributi, ho conseguito il diritto di ottenere il vitalizio a 50 anni e, come insegna la giurisprudenza costante della Cassazione, della Corte Costituzionale e della Corte Europea dell'Aja, non è possibile abrogare un diritto già acquisito». Poi sposta l'attenzione su un altro privilegio: «La vera vergogna, semmai, è che ancora adesso si possano cumulare 2 o 3 trattamenti previdenziali, cosa che io non ho fatto lasciando la professione forense». Ma intanto in casa Lega si prendono le distanze dagli ex parlamentari firmatari del ricorso. Un incarico che si è assunto il neo capogruppo del Carroccio a Montecitorio Gianpaolo Dozzo per il quale il movimento è stato tenuto all'oscuro da ogni decisione da parte di alcuni Lumbard di presentare ricorso sottolineando che 14 di quelli non sono più iscritti alla Lega e il solo deputato in ancora in carica e iscritto ha fatto una «scelta personale» rispetto alla quale non è escluso l'avvio di un procedimento da parte del partito. «Chiarito questo - ha aggiunto - occorre precisare che vengono erroneamente attribuiti a leghisti 15 ricorsi. Nella quasi totalità dei casi si tratta, infatti, di ex parlamentari degli anni novanta che da tempo non rappresentano più, a nessun livello, il nostro movimento e non ne sono più iscritti. Quindi anche questi ricorsi sono da ritenersi frutto di scelte del tutto personali alle quali noi siamo totalmente estranei». Eppure la notizia rischia di trasformarsi in un boomerang per il Carroccio. Duro è stato infatti il commento di due consiglieri regionali della Toscana che hanno lasciato il movimento per aderire al gruppo misto. Si tratta di Dario Locci e Marina Staccioli che hanno così commentato: «Su 26 ricorsi contro lo stop al vitalizio per i parlamentari, 15 vengono da esponenti della Lega Nord. Ecco perché siamo usciti dal partito. Questa - concludono - è solo l'ennesima riprova che gli ideali in cui abbiamo sempre creduto non appartengono più alla Lega Nord».

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04/02/2012










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