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La polizia ammaina il Tricolore<br/>per non far arrabbiare la Lega

La polizia ammaina il Tricolore<br/>per non far arrabbiare la Lega

Alcune bandiere dell'Italia esposte durante la manifestazione della Lega Nord a Milano

Ci sono giorni in cui il mondo sembra ribaltarsi. In cui nel nome della ragionevolezza si dà spazio a quello che ragionevole non è e non potrà mai essere. Stavolta è successo a Milano e anche se ci sono di mezzo due partiti non si tratta di politica. Ma piuttosto di dignità e difesa di un simbolo che rappresenta l’Italia. Cioè la nostra bandiera. Fatta ammainare addirittura dalla Digos per non turbare gli scalmanati seguaci di Bossi e del suo «cerchio magico» e non provocare incidenti. Il ribaltamento – appunto – di quello che razionalità e legge imporrebbero. I fatti raccontano che ieri nel capoluogo lombardo era in programma la manifestazione della Lega. Comizio particolarmente sentito dai fedelissimi del Carroccio che in queste settimane stanno vivendo lo scontro – forse definitivo – tra la vecchia Lega di Umberto Bossi e il nuovo partito che ha in mente Roberto Maroni. E, si sa, le manifestazioni del Carroccio vivono sempre di un aspetto folkloristico che spesso va oltre quello che dovrebbe essere il rispetto degli altri: insulti, minacce di scoperchiare sedicenti depositi di fucili con cui armare la mano dei focosi lùmbard, sfoggio di elmi cornuti e urla belluine di secessione. Repertorio che da anni Bossi e si suoi si portano appresso ad ogni raduno. Stavolta però a ricordargli che si trovavano a sfilare in un Paese che di secessione non ne vuole sentire parlare c’era un gruppo di esponenti del partito Socialista che in piazza Duomo e poi in piazza della Scala hanno srotolato uno striscione tricolore. Insomma la nostra bandiera. Che può anche non piacere ma che sicuramente va rispettata. I leghisti che stavano raggiungendo il palco della manifestazione l’hanno ovviamente presa come una provocazione e hanno iniziato il consueto show: fischi, urla, insulti. E a questo punto il mondo si capovolge, razionalità e paradosso si scambiano di posto. Invece di prendersela con gli scalmanati tifosi di Bossi i poliziotti della Digos hanno chiesto al gruppetto degli esponenti del partito Socialista di togliere lo striscione per non provocare ulteriori tensioni e per evitare che venisse sfondato il cordone di sicurezza allestito dagli agenti. Cosa che è stata diligentemente fatta, salvo poi srotolarlo poco dopo in un’altra piazza e davanti a un monumento, simbolo anche questo, la statua del presidente della Repubblica Sandro Pertini. La vicenda però non è passata del tutto sotto silenzio. E dell’ordine di ammainare la nostra bandiera si dovrà probabilmente occupare nei giorni prossimi il Parlamento. Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, ha già pronta un’interrogazione al ministro dell’Interno. «A Umberto Bossi non consentiremo più di irridere l'Italia – commenta – Compito della polizia è quello di tutelare i manifestanti pacifici, non quello di far ammainare la bandiera e lo striscione dell'Italia. Per questo chiederemo che siano accertate le responsabilità di queste gravi azioni da parte della Polizia di Stato». Accanto a lui si è schierato solo il deputato di Futuro e Libertà Roberto Menia, anche lui pronto a presentare una interrogazione al ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri. «Il grande rispetto per il lavoro e per l'impegno quotidiano delle nostre forze dell'ordine impone un necessario accertamento sul fatto che a Milano funzionari Digos abbiano rimosso addirittura una bandiera tricolore per asseriti motivi di ordine pubblico – spiega – C'è troppa confusione: non si può permettere ai black bloc di distruggere le città, come è avvenuto a Roma in ottobre, per motivi di ordine pubblico e sempre per gli stessi motivi, come oggi a Milano, rimuovere il tricolore, il simbolo di tutti gli italiani». Un simbolo che ieri non è stato preso di mira soltanto a Milano. A Vicenza, dove si è svolto il congresso del Movimento indipendentista «Veneto Stato», hanno ammainato la nostra bandiera che sventolava sul pennone dell’albergo che li ospitava e hanno issato il vessillo di San Marco. La giustificazione? «Abbiamo voluto mostrare quello che succederà in Piazza San Marco il giorno, sempre più vicino, della nostra indipendenza – ha spiegato il segretario di "Veneto Stato", Antonio Guadagnini – Ci sarà un ammainabandiera dello Stato occupante, seguito dall'alzabandiera del nuovo stato veneto indipendente. Torneremo a levare al cielo il bellissimo Leone Alato che ci ha rappresentato per più di un millennio».


 

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