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23/01/2012, 05:30

I conti non tornano
Clandestini a bordo

Gabrielli ha sollevato il problema con la stampa. Si vocifera sul sequestro di elenchi del personale.

La Costa Concordia incagliata all'isola del Giglio dopo il naufragio È da poche ore l'unico portavoce dell'emergenza sull'isola ed è stato subito capace di «portare» la notizia. Stiamo parlando del Capo della Protezione Civile che ieri, durante un briefing con la stampa, ha pronunciato per la prima volta ufficialmente la parola «clandestini». Il termine, contestualizzato nell'intervento del prefetto Franco Gabrielli, si riferisce al numero imprecisato delle persone da recuperare. Ed è una bomba insapettata, visto che né la Costa né tantomeno il suo amministratore delegato hanno commentato. Così, il macabro valzer dei corpi senza vita è proseguito anche ieri, nono giorno dal naufragio di Costa Concordia: «Ci sono 24 persone che dobbiamo rintracciare - ha spiegato Gabrielli - inoltre, c'è da identificare la cittadina ungherese il cui corpo, ancora non ufficialmente reclamato, è stato ritrovato sabato a poppa nella zona ristorante», e che non risulterebbe nella lista d'imbarco. «Da questi numeri - ha aggiunto Gabrielli - bisogna sottrarre i quattro corpi ancora da identificare». Poi ha affermato: «In linea teorica potrebbero esserci per esempio persone non reclamate che si trovano all'interno della nave perché magari erano clandestini». Nella fattispecie, l'accezione del termine «clandestino» ha una duplice valenza. Soprattutto in questo caso in cui ormai da giorni gira la voce di personale non in regola a bordo della Concordia. Voci mai confermate che trovano humus in un'altra indiscrezione che parla di sequestri di elenchi del personale e ricerca di documenti sulla nave. L'attività di ricerca (search and rescue) spiegata da Gabrielli in modo puntuale e senza ombre, non è però l'unica cosa che preoccupa il commissario: c'è anche la questione ambientale, un'urgente questione ambientale. «L'Agenzia regionale per l'ambiente della Toscana (Arpat) sta effettuando un monitoraggio quotidiano sia sugli idrocarburi sia sui contaminanti», ha detto il prefetto. E se nel primo caso l'Arpat non registra valori che non siano compatibili con il luogo (un porto), nel secondo caso i test di tossicità sono negativi. «Ci sono elementi significativi - ha affermato Gabrielli - ma non preocupanti». Mar. Coll.

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Marino Collacciani

23/01/2012

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