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    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

22/01/2012, 08:16

La ricetta del governo non è liberale

DI MARIO SECHI Se il governo Berlusconi non era liberale e condizionato dalla dottrina di bilancio di Tremonti e dalla sua visione colbertiana dell’economia, il programma dispiegato da Monti e dai suoi ministri è di stampo dirigista, ispirato dal dogma della regolazione in un Paese che di regole soffoca e per non morire asfissiato le aggira.

Il presidente del Consiglio Mario Monti L’indice della libertà economica della Heritage Foundation e dell’Istituto Bruno Leoni è un buon metro per valutare lo stato di salute dell’Italia. I dati sono stati diffusi qualche giorno fa: siamo al novantaduesimo posto, preceduti di un gradino dall’Azerbaijan e lontani da Paesi come la Giamaica, il Kazakhstan, la Slovenia, Capo Verde e molti altri che fanno sorridere i benpensanti. Questo non schioda di un millimetro il fatto che l’Italia è un gigante economico, è la terza economia d’Europa, ma deve farci riflettere sull’eccesso di regolazione di un Paese che ha potenzialità inespresse enormi e costi burocratici titanici. Bene, di fronte a tutto questo che fa il governo Monti? A parole liberalizza, ma in realtà regola, controlla, certifica, pianifica e dispone per l’oggi e il domani. Istituire un’Authority per i trasporti è l’esempio più lampante del sistema di pensiero. È una visione del mondo che fa parte della biografia e dell’esperienza del premier, ma è lontana da quella di un liberale. Nella mente del governo c’è sempre l’occhio dello Stato - o di un suo ente supremo - su ogni dimensione dell’economia. Siamo di fronte a un’idea non dinamica e naturale della concorrenza dove i prezzi dei beni e dei servizi sono frutto della domanda e dell’offerta. Se il governo Berlusconi non era liberale e condizionato dalla dottrina di bilancio di Tremonti e dalla sua visione colbertiana dell’economia, il programma dispiegato da Monti e dai suoi ministri è di stampo dirigista, ispirato dal dogma della regolazione in un Paese che di regole soffoca e per non morire asfissiato le aggira. Come spesso è accaduto in questi giorni, la metafora del cosa non va in Italia, di questa enfasi regolatoria, di questa volontà di dare a ogni manifestazione della realtà un quadro normativo, arriva dalla tragedia della nave Concordia. Dopo il naufragio Palazzo Chigi annuncia il varo di una norma per regolare le rotte a rischio. Ridicolo. Una materia che fa parte della cultura di ogni buon marinaio, punto e linea da carta nautica, bussola e compasso, diventa oggetto da Azzeccagarbugli. È la testimonianza di un governo che rischia di andare fuori rotta.


 

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Mario Sechi

22/01/2012

  • 22/01/2012 13:42
    La lobby di Confindustria, radicata nei meandri del potere, ha giocato secondo il principio di "dividit et impera" ad alimentare la litigiosità tra i partiti. Con questo gioco, prima in appoggio alla sinistra ed ora direttamente, ha conquistato anche il potere politico ed ora si permette anche di ricattare (art. 18, le frequenze tv,etc.). I partiti congiuntamente devono riconquistare il primato della politica e dare una volta per sempre un calcio nel sedere a quelli che mungono lo Stato da sempre (i poteri forti).
  • 22/01/2012 12:47
    Tutto giusto Sechi! Come sempre bravissimo. Aggiungo che questo accade perchè in Italia è stata abolita la politica vera e al suo posto ci sono gli interessi di casta. La mafia non c'è più? Forse l'aver preso e messo sotto chiave 4 "lupettari" con la scoppola ci ha privato di questa piaga? Non credo. La mafia vera sta "altrove" ben radicata e si avvale di potenti strumenti di casta e di economia. Può cambiare il nostro paese? Non credo. Si potrà adattare ma non cambiare perché ciò comporterebbe un nuovo 1789 e oggi gente come quella non c’è. Rimedi? La fame che verrà…quella potrà essere la spinta per far valere i propri diritti e migliorare l’Italia.
  • 22/01/2012 11:44
    Hai centrato il problema Mario, gli italiani del ceto medio non ce la potranno mai fare a star dietro alle gabelle imposte dal governo, quindi confidando nell'incapacità comune di far fronte alle richieste e non si preoccupano più di tanto, ma nel frattempo cercano di trovare il modo di aggirare l'ostacolo. Questa è lItalia di ieri e di oggi, neanche un centimetro più avanti, con la sola differenza che stavolta non ci salveremo dal toccare il fondo..quello vero e buio, che alla fine della fiera sarà la vera rivoluzione.
  • 22/01/2012 10:20
    Ma è già andato fuori rotta. Occorrerebbe un pò di buonsenso e non un Authority per le rotte, l’assurdo degli assurdi, per riportarlo sul tracciato originale. Ma le liberalizzazioni su treni,poste, negozi, art. 18, mondo del lavoro, la revisione dei costi della politica che fine hanno fatto, cosi come le privatizzazioni e le dismissioni? Monti è ostaggio delle stesse forze politiche che lo appoggiano, del vorrei ma non posso. I veti non vengono solo dalle corporazioni o dalle lobby, altrimenti perché invocare di non ritoccare il provvedimento in parlamento quando Bersani ed Alfano già annunciano emendamenti? Un vero tecnico andrebbe dritto per la sua strada, o questa minestra o la finestra, e poi andiamo a vedere chi vota contro, non può, anche lui è un politico.
  • 22/01/2012 10:15
    L’incipit di Monti fu proprio quello di annunciare che l’Italia avrebbe fatto bene i compiti a casa. E così il maestrucolo bocconiano ha inflitto tremende punizioni agli scolaretti indisciplinati inasprendo uno stato di polizia fiscale e bastonando i miti pensionati che tanto si lamentano ma non reagiscono. Va da sé che i bulli della scuola –banche, assicurazioni, petrolieri, grande distribuzione, sindacati, grandi industrie, chiesa cattolica, etc –a malapena vengono menzionati anche perché i maestrini sono loro stessi. In un paese occidentale normale Napolitano sarebbe stato cacciato e si sarebbe andati alle elezioni. Ma qui i soviet ci condizionano dal 1946. E ancora non è finita….. Berlusconi, se ci sei batti un colpo!
  • 22/01/2012 09:51
    Bene dott. Sechi. Lei sta dicendo, in soldoni, che paesi come gli Stati Uniti, patria delle Authority, soffocano la libera concorrenza. Stupendo! Al mercato che si autoregola non ci crede più neanche Adam Smith, mentre lei sostiene che in un paese come l’Italia, incancrenito dallo strapotere di veto delle lobby e da altri mali quali la collusione tra lo strapotere politico con lo strapotere delle mafie, il mercato debba essere lasciato a se stesso per raggiungere il massimo dell’efficienza? Lo vada a raccontare a quegli 8 milioni di poveri o a quel 25% di disoccupati giovani (dati ISTAT e non di Nichi Vendola). Giù la maschera. Se Alfano fa finta di sostenere le liberalizzazioni mentre Berlusconi (che comanda) fa opera di erosione sotterranea basta prenderne atto. Soprattutto da parte di quell’elettorato che non appartiene a queste lobby.
  • 22/01/2012 09:43
    Bravo Sechi, voce fuori dal coro, coglie esattamente il nocciolo della questione, congratulazioni.
  • 22/01/2012 08:50
    Quello che lei dice non fa una piega. Ma cosa potevamo aspettarci da un governo di alti burocrati nel momento in cui urge un grande sussulto per liberalizzare ed ammodernare? Questa è l'occasione di una grande alleanza tra i maggiori partiti per ridare il primato alla politica. Ma PDL e PD sono in grado di percorrere questa strada? Hanno uomini capaci di guidare il paese fuori dalla paralisi? Sono pessimista!
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