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26/07/2011, 08:28

E'il 25 luglio dell'opposizione

Di dimissioni, miste ad autosospensioni da altre cariche, sono arrivate questa volta solo quelle di Filippo Penati, già braccio destro del segretario del Pd Pier Luigi Bersani, da vice presidente del Consiglio regionale della Lombardia.

Filippo Penati Che brutto 25 luglio, quello di ieri, ma per la sinistra, investita clamorosamente dalla questione morale mentre accarezzava il sogno di festeggiare la caduta di Silvio Berlusconi nell’ennesimo anniversario - il sessantottesimo - delle dimissioni di un altro famoso Cavaliere nella storia d’Italia: Benito Mussolini. Di dimissioni, miste ad autosospensioni da altre cariche, sono arrivate questa volta solo quelle di Filippo Penati, già braccio destro del segretario del Pd Pier Luigi Bersani, da vice presidente del Consiglio regionale della Lombardia. Che non è, per carità, un grandissimo mandato, neppure paragonabile a quello di un capo di governo, ma è pur sempre il maggiore di cui disponesse sino a ieri nella regione lombarda la principale forza di opposizione a livello nazionale. Il cui leader si ritrova scomodamente a fare i conti con la vecchia e immeritata leggenda della "diversità" del suo partito d’origine, il Pci, vantata e lanciata come una clava contro tutto e tutti una trentina d’anni fa da Enrico Berlinguer. Penati, come il senatore di sinistra Alberto Tedesco, appena scampato agli arresti domiciliari grazie al garantismo della maggioranza di centrodestra, ha naturalmente tutto il diritto di essere considerato innocente dalle accuse di corruzione, concussione e finanziamento illegale del partito mossegli dalla Procura di Monza. Quello che la sua parte politica non ha, invece, è il diritto, pur largamente esercitato, di considerare e trattare come appestati gli avversari sottoposti ad indagini o a processi, prima ancora di vederli condannati in via definitiva. Qui, di "diverso" la sinistra, vecchia e nuova, ha solo il modo di leggere e interpretare la Costituzione, anche nella parte che disciplina la vita e la morte del governo, che dipendono rispettivamente dalla fiducia e dalla sfiducia votate dal Parlamento: l’unico che possa legittimamente interrompere il mandato che il presidente del Consiglio, dopo la sostanziale demolizione referendaria del sistema proporzionale nel 1993, riceve direttamente dagli elettori, prima ancora di essere formalmente nominato dal capo dello Stato. A dispetto della maggioranza di cui Berlusconi dispone al Senato e a Montecitorio, anche dopo il cambio di campo politico di Gianfranco Fini e dei suoi amici, o ex camerati, le opposizioni inseguono la crisi sognando un emulo di Dino Grandi, il protagonista del 25 luglio 1943. Esse hanno pensato per un po’ di poterlo trovare in Giulio Tremonti, dopo avere puntato sul presidente della Camera. Che a sua volta ha scommesso nell’ultimo fine settimana sul ministro leghista Roberto Maroni, dopo aver detto peraltro peste e corna del suo partito. L’esito della trovata è stato, per Fini, semplicemente penoso.


 

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Francesco Damato

26/07/2011

  • 27/07/2011 07:13
    Visione personalistica e di parte.Le persone serie,fanno come Penati.Le altre,si dichiarano:Perseguitati Politici.Gli onesti che Pagano le Tasse vanno in Galera,i disonesti,ai Domiciliari.
  • 26/07/2011 23:36
    egr. dott. damato quanto dicono che il giornalismo è quarto potere , poi vi indignate. ma volete scendere per favore???? ma veramente riuscite a vedere la pagliuzza nell'occhio dell'avversario e non la trave nel vostro? ma dai basta. questo editoriale va cancellato e strappato il foglio.
  • 26/07/2011 09:15
    Quello che lei finge di non vedere, dott. Damato, è che almeno Penati si è dimesso da tutte le cariche e Tedesco è stato praticamente defenestrato dal partito. Per carità, questo non alleggerisce la posizione del PD nella “questione morale” ma, quantomeno, marca una differenza evidente agli occhi dell’elettorato, che oramai ha ben chiaro che: 1) nonostante il “giustizialismo” osteggiato da Cicchitto & Co. la questione morale esiste e come; 2) il malaffare sta soffocando l’Italia e tangentopoli non l’ha neanche scalfito (per informazioni rivolgersi alla Corte dei Conti); 3) troppi personaggi indagati per reati gravissimi, e non certo per furto di biscotti al Carrefour, stanno tranquillamente riparati sotto l’ombrello del garantismo badando bene dal dimettersi (ma la cosa ben peggiore è che il partito fa tutt’altro che chiederglielo). Per il resto, la storia del 25 luglio è al massimo numerologia. Editoriale da dimenticare in fretta.
  • 26/07/2011 09:12
    Mi permetta. La sua visione delle cose è perlomeno statica. La constatazione di una sinistra che non è sinistra e di una destra che non è destra è sotto gli occhi di tutti. Magari Le sembrerà strano o forse non lo vuole dire che siamo governati da una casta che con la politica vera non ha nulla in comune se non il lauto stipendio dei parlamentari. Non Le sarà sfuggito nemmeno che la “maggioranza” è di fatto virtuale e ricattata dalla Lega, e dai “responsabili”. Magari avrà fatto caso che gli italiani elessero un altro governo e non questo frutto di simonie varie. Di cosa stiamo parlando? La casta regna e ci sta portando nel baratro. Obama ha capito che bisogna far pagare molto di più a chi ha e chi evade il fisco… noi no…condoni e scudo fiscale per chi evade e più tasse per gli imbecilli … e lei si preoccupa dell'opposizione?
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