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L'allarme di Juncker «Italia a rischio contagio»

LuigiFrasca Anche l'Italia, in caso di insolvenza della Grecia, rischia di subire «l'effetto contagio» a causa del suo alto debito pubblico. Dopo l'avvertimento giunto dall'agenzia di rating Moody's tocca al presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker lanciare un nuovo allarme. Segnalando poi che quando si parla del ruolo dei privati nel nuovo piano di aiuti per Atene si sta «scherzando con il fuoco». Alla vigilia dell'attesissima riunione a Lussemburgo dei ministri delle Finanze dell'Eurozona sul futuro della Grecia e dell'euro, dalle colonne di alcuni quotidiani europei, Juncker sottolinea che «il fallimento della Grecia potrebbe contagiare Portogallo e Irlanda», ma anche «il Belgio e l'Italia, prima della Spagna». Dando così voce a una preoccupazione che si sa essere ampiamente condivisa anche dalle stesse autorità nazionali. Per «Mr euro», scelte sbagliate sulla «forma» e le «dimensioni» del coinvolgimento dei privati nel nuovo piano salva-Grecia potrebbero innescare una vera e propria «catastrofe». Un punto di vista che la cancelliera tedesca Angela Merkel - dopo l'intesa raggiunta con Sarkozy in merito al carattere "soft" e volontario della partecipazione dei privati - ha ieri mostrato di condividere. Affermando, nel corso del suo intervento a un convegno della Cdu a Berlino, di ritenere che il default di un Paese dell'eurozona avrebbe conseguenze «incontrollabili». La posizione della Merkel, nonostante le smentite ufficiali, non sembra però essere la stessa del suo ministro delle Finanze, il "falco" Wolfgang Schaeuble, noto fin dai tempi della nascita dell'euro per le sue posizioni rigide e intransigenti, anche nei confronti dell'Italia. Schaeuble ieri è tornato a insistere sul carattere «sostanziale, quantificabile e sicuro» che dovrà avere il ruolo che saranno chiamati a svolgere banche, fondi d'investimento e assicurazioni. Una posizione sostenuta con determinazione anche dal governo olandese di centrodestra. Ma se si vuole evitare di incendiare l'eurozona, ha ammonito Juncker, bisognerà agire con «prudenza e precauzione». Soprattutto non prendendo decisioni che siano in contrasto con la Bce e che vengano recepite dalle agenzie di rating e dai mercati come un default. Tra oggi e domani, dai ministri delle Finanze dell'Eurogruppo e dell'Ecofin dovrebbe comunque arrivare il via libera alla quinta tranche, da 12 miliardi di euro, del prestito Ue-Fmi da 110 miliardi concesso ad Atene un anno fa. Questo consentirà alla Grecia di avere ossigeno fino a settembre e all'Ue di avere più tempo per trovare un'intesa sulla scottante questione del ruolo dei privati nel nuovo piano d'aiuti. Nella speranza di arrivare a una decisione nell'incontro fissato per l'11 luglio prossimo a Bruxelles. E sempre che, nel frattempo, ad Atene governo e Parlamento diano un sostegno unanime al nuovo piano di austerità. Ma non sarà semplice. Anche ieri infatti, nonostante le ultime mosse del governo con il rimpasto di venerdì, migliaia di persone hanno marciato anche in corteo verso il Parlamento della Grecia, ad Atene, continuando a manifestare il loro dissenso contro le misure di austerity. Venerdì Papandreu aveva sostituto, fra l'altro, il contestatissimo ministro delle Finanze, George Papacostantinou, autore di un primo piano di tagli - per ottenere 110 miliardi di euro nel 2010 - con Evangelos Venizelos, ex ministro della Difesa. Una mossa che non ha avuto, almeno per ora, i risultati sperati. Circa 5.000 militanti del gruppo comunista Pame, infatti, hanno protestato nella centralissima piazza Syntagma, teatro di violenti scontri il 15 giugno. «I tagli ci stanno uccidendo», si leggeva su uno degli striscioni esposti dai manifestanti. Le proteste di ieri dimostrano che l'opinione pubblica non ha cambiato idea sui tagli, decisi dal governo per poter accedere ai nuovi finanziamenti dell'Ue e del Fmi nel quadro delle procedure di salvataggio dell'economia del Paese, finito nella morsa della crisi finanziaria. E a conferma arriva anche un sondaggio condotto tra il 14 e il 15 giugno dall'istituto demoscopico «Kapa Research» su un campione 1.208 persone iscritte nelle liste elettorali. Il 47,5% degli interpellati ha espresso infatti l'auspicio che il Parlamento greco bocci le rigide misure promosse dal premier e un'identica percentuale si è detta favorevole a elezioni anticipate che permettano di sostituire il suo governo con un altro. Solo il 34,8% per cento, ha risposto invece di volere che il piano, sia approvato, così da poter ottenere ulteriori aiuti.

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