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    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

31/08/2010, 05:30

La battaglia di Tripoli
All'estero tifano per la crisi

Ecco perchè inglesi e francesi ci criticano per la visita del Rais. Berlusconi ha soffiato l'affare alle potenze straniere. Che ora tifano per Fini.
POLEMICA L'attacco di Fare Futuro e le proteste del centrosinistra

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con il leader libico, Muammar Gheddafi, all'Accademia libica in Italia In "Tutti gli uomini del Presidente", il film sullo scandalo Watergate, il reporter del Washington Post Bob Woodward, impersonato da Robert Redford, incontra la sua fonte, "Gola Profonda", e chiede notizie più dettagliate sul ruolo svolto dalla Casa Bianca. Gola Profonda risponde: "Follow the money". Segui i soldi. È una buona regola del giornalismo e nel nostro piccolo cercheremo di seguirla per raccontarvi come e perché non solo in Italia ma anche all’estero stiano sperando nella caduta del governo Berlusconi e come in una certa maniera si cerchi di alimentarla, la crisi. Partiamo da notizie sparse qua e là, apparentemente slegate, e vediamo di ricomporle in un mosaico che ha un senso.

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Quattro senatori democratici il 13 luglio scorso hanno chiesto alla commissione esteri del Senato americano di investigare su un possibile ruolo svolto dalla British Petroleum nel rilascio da parte delle autorità britanniche del terrorista libico Ali al-Megrahi, coinvolto nell'attentato del 1988 all'aereo Pan Am 103 che sorvolava i cieli della Scozia. Alle cronache quell'azione terroristica passò con il nome di strage di Lockerbie, morirono 270 persone e molti erano cittadini americani. Megrahi nel 2001 era stato condannato all'ergastolo, era detenuto in Scozia, ma nel 2009 viene improvvisamente rilasciato e rispedito in patria per ragioni di salute. Si diceva che fosse in fin di vita. Il suo rilascio ha creato una tensione diplomatica tra Gran Bretagna e Stati Uniti e il disastro ambientale nel golfo del Messico causato dalla fuoriuscita di greggio dalla piattaforma della Bp colata a picco ha alimentato la determinazione degli americani a cercare la verità. I senatori democratici pensano che questa vicenda puzzi di petrolio lontano un miglio. Fantapolitica? Non lo sappiamo, però...


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British Petroleum nel maggio del 2007 ha firmato un accordo con la Libia del valore di oltre un miliardo di dollari, garantendosi i diritti per l'esplorazione di 54mila chilometri quadrati nel golfo della Sirte e nel deserto vicino alla città storica di Ghadames. L'accordo è stato firmato da Tony Blair in persona. Gli inglesi, come gli italiani dell'Eni, sono a caccia di gas e petrolio.


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Il 28 luglio 2009 Finmeccanica e Libyan Investment Authority hanno siglato un accordo di cooperazione strategica. Per fare cosa? Le aziende italiane (Selex, Agusta Westland e ATR) si occuperanno della sorveglianza dei confini libici. Valore della commessa: 400 milioni di euro. Ansaldo Sts invece si è aggiudicata la gara per la fornitura di sistemi per tre linee ferroviarie: 1. Al Khums-Sirth (linea costiera a doppio binario di 320 chilometri); 2. Tripoli-Sirth (tratta costiera di 115 chilometri) 3. Al Haicha-Sabha (linea sud a singolo binario di 810 chilometri). Valore della commessa: 541 milioni di euro. Lo scorso 6 agosto un consorzio costituito da Ansaldo Sts e Selex Communications (aziende Finmeccanica) ha firmato con la società russa Zarubezhstroytechnolgy un contratto per realizzare sulla tratta Sirth-Benghazi i sistemi di segnalamento, telecomunicazione, alimentazione, sicurezza e bigliettazione. Valore della commessa: 240 milioni di euro. Chi erano i nostri potenziali concorrenti? Non gli americani che sulla Libia hanno un blocco commerciale, non gli inglesi per cui in questo caso valgono logiche geopolitiche concordate con Washington, ma il boccone poteva esser prelibato per i francesi con Tales (diretta concorrente di Selex nell'elettronica per la difesa), Alstom (treni e ferrovie) e la partecipata Eads (elicotteri e satelliti). Totale del pacchetto: 1,2 miliardi di euro.


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Il Financial Times, bibbia della City, è specializzato più di tutti nel gioco del follow the money. Ft segue i soldi come nessun altro. Soprattutto quelli delle aziende inglesi che si muovono su scala globale. Ieri la prima pagina del quotidiano era davvero interessante: la seconda notizia era rappresentata da una foto di Muammar Gheddafi e Franco Frattini, il colonnello e il nostro ministro degli Esteri. Titolo: Friends in Rome. Gaddafi to meet Berlusconi. Amici a Roma, Gheddafi incontra Berlusconi. Sotto la didascalia c'era un rimando a un editoriale nella pagina dei commenti. Da attento lettore del Ft sfoglio il quotidiano in cerca di un'analisi su Gheddafi e il Cavaliere. Niente. Sorpresa, l'argomento di cui si tratta è Gianfranco Fini. Il giornale britannico scrive che il Presidente della Camera «ora deve decidere se una nuova, luminosa e piena di speranze era post-Berlusconi può avere inizio». Quello di Ft è un vero e proprio invito a far colare a picco la maggioranza e mandare Berlusconi in pensione. Segue di pochi giorni un articolo più o meno dello stesso tenore dell'Economist. Fini ha degli amici molto interessati alla sua azione in Inghilterra.


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Queste notizie hanno un'importanza fondamentale per capire le dimensioni e lo scenario della partita a scacchi che sta giocando il governo italiano, chi sono i suoi nemici e quali forze all'estero sono interessate alla caduta di Berlusconi. Come spiega Marlowe nell'articolo qui a sinistra, la Libia per l'Italia è un mercato economico di grandi prospettive. Stiamo portando via deliziose fette di torta ad altri concorrenti che usano qualsiasi mezzo per sedersi al tavolo del business internazionale. Questo provoca la reazione di una serie di soggetti che nascondendosi dietro l'ideale hanno invece un interesse economico reale. Il vero capolavoro dell'era berlusconiana è stato quello di aver sganciato la nostra politica estera dallo schema di Yalta e reso autonomo il ruolo dell'Italia su due aree geopolitiche: nel Mediterraneo e nell'Africa del Nord attraverso la stretta cooperazione con la Libia guidata da Muammar Gheddafi; in Eurasia grazie al rapporto con la Russia del primo ministro Vladimir Putin e del presidente Dmitrij Medvedev. Con un lavoro diplomatico molto intenso e un impegno personale fuori dal comune il presidente del Consiglio ha dato all'Italia quello che non aveva mai avuto: un'influenza decisiva in alcune partite diplomatiche molto delicate che riguardano i rapporti economici e militari con questi due Paesi i quali, a loro volta, sono un passaggio obbligato per il Medio Oriente e l'Africa da una parte, l'Eurasia e il Pacifico dall'altra. È grazie a questi legami che l'Italia oggi può far pesare le sue decisioni e assumere iniziative che puntano al proprio interesse nazionale e non a quello di altri. La Libia è il terreno di caccia degli inglesi e dei francesi, la Russia un mercato gigantesco per i tedeschi e l'eterna preoccupazione degli americani. L'Italia di Berlusconi si è infilata in uno scontro fra titani. Cosa un tempo impensabile e con un unico precedente nel passato: Enrico Mattei, il presidente dell'Eni morto in un incidente aereo del quale a tutt'oggi non conosciamo le cause.


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La caduta di Berlusconi provocherebbe non solo un immediato big bang nella politica interna e nello scenario dei partiti, ma farebbe implodere quel sistema di relazioni internazionali che il Cavaliere ha costruito con tenacia e fantasia. Altro che la Disneyland di cui cianciano i finiani senza aver capito cosa c'è davvero in ballo. A chi conviene? Ci sono le impronte digitali. Risolvere il caso è facile.

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Mario Sechi

31/08/2010

  • 01/09/2010 15:12 Piccolo Scrivano Malandrino
    Grande Sechi ! Cifre enormi che spiegano tutto ! E' chiaro che i Liberatori del 1945 erano abituati all'Italietta democristiana che si faceva tenere al guinzaglio. Ora stiamo maturando, ma chiaramente ai Padroni del Vapore - e ai loro servi sciocchi - non piace. Ci aveva già provato Mattei, speriamo Berlusconi sia sempre motlo attento, perché quelli non scherzano mai.
  • 31/08/2010 20:18 Danko
    Il mercato internazionale ha trovato nell'Italia un concorrente molto forte e vuole ora fare in modo di toglierla dalla scena attraverso la destabilizzazione politica adoperata dalle grandi potenze straniere che davanti agli affari ed interessi non guardano in faccia anessuno.
  • 31/08/2010 20:05 Pietro C.
    per il giornalista che ha scritto questo articolo: IL NOSTRO GOVERNO DARA' ALLA LIBIA 5 MILIARDI DI EURO in 20 ANNI, cioè 250 MILIONI OGNI ANNO, in CAMBIO dell'"AMICIZIA". NON MI SEMBRA UN GRANDE AFFARE :))))) Anche se la LIBIA INVESTE QUALCOSA IN ITALIA non sarà mai qunato NOI DIAMO A LEI PER SOSTENERE l'AMICIZIA QUESTI 5 MILIARDI DI EURO ESCONO DALLE NOSTRE TASCHE. MA CHE AFFARE E' MAI QUESTO?
  • 31/08/2010 17:01 Gianni
    Sono daccordo
  • 31/08/2010 13:12 lg
    dall'inno ufficiale dei marines usa, il più antico canto miliotare USA: "Dai saloni di Montezuma Alle spiagge di Tripoli Combattiam le patrie guerre In terra, mare e ciel All'agon del giusto e libero Per tener netto l'onor Fieri siam di vantar titolo Di United States Marines..."
  • 31/08/2010 11:34 stefan
    I nemici del paese sono all'interno della nostra classe politica.Come nel 1992 alcuni gruppi di potere sono stati destabilizzanti per la nostra economia e i risultati si vedono.Ecco perchè inglesi e americani appoggiano Fini.
  • 31/08/2010 10:47 lorenzo
    il Presidente Cossiga spesso suggeriva di indagare nell'esame delle vicende italiane, i servizi di paesi cosiddetti amici e non solo quelli si paesi ostili all'Italia: purtroppo gli uomini di stato che hanno a cuore il sistema Italia fatto dalle aziende sono ormai in via d'estinzione. con stima lg
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