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31/08/2010, 05:30

I finiani in Procura
Scintille con il Pdl

Reggio Calabria: Incontro coi magistrati per "avere suggerimenti". Bocchino e Granata in tour nei tribunali. E sul processo breve intesa più lontana.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini I finiani fanno il tour delle Procure, frenano sul processo breve e col Pdl sono scintille. Bocchino e altri ieri sono andati a Reggio Calabria per incontrare il procuratore Giuseppe Pignatone e il procuratore generale Salvatore Di Landro, contro il quale, la scorsa settimana, è stata fatta esplodere una bomba. «Abbiamo ascoltato le esigenze dell'ufficio giudiziario - ha detto il capogruppo di Fli alla Camera Italo Bocchino - e ci siamo impegnati a farci portavoce di queste esigenze in Parlamento. Significa più mezzi, più risorse, più strutture per uffici giudiziari come quelli di Reggio Calabria ma anche una normativa complessiva che renda più semplice il lavoro della magistratura».


«Ripartiamo da Reggio Calabria - ha aggiunto - perché la 'ndrangheta oggi è una delle mafie più pericolose, in grado di espandersi nel nord Italia e all'estero. Una delle mafie che riesce a essere più impenetrabile al proprio interno e a penetrare meglio di altre nel sistema economico e spesso nelle collusioni della politica». Ma il tema principale resta la norma sul processo breve, su cui si gioca la vera partita tra Pdl e finiani. Il provvedimento, già approvato al Senato, è il punto cardine della riforma della giustizia e parte integrante dei cinque punti sui quali l'esecutivo, a metà settembre, chiederà la fiducia alle Camere. In Futuro e Libertà sulla questione si sono manifestate sensibilità differenti. Bocchino ha inserito il provvedimento in quel 5 per cento di programma che «va discusso».

 
«La Camera dei deputati non è l'ufficio notarile dei testi approvati dal Senato. Noi riteniamo - ha detto Bocchino - che una legge sui tempi giusti del processo sia utile, ma che vada approfondito il testo uscito dal Senato per due ragioni: una, perché servono mezzi, risorse e strumenti perché una cosa è dire facciamo i processi in tempi più brevi e una cosa è farli. Tra la teoria e la pratica ci vogliono gli investimenti. L'altra ragione è la cosiddetta norma transitoria. Noi siamo favorevoli ad uno scudo giudiziario per Berlusconi, che è vittima di un'aggressione, ma non si può fare venire meno, dalla sera alla mattina, quattro-cinquecentomila processi». Infine, ha concluso Bocchino: «Noi nei processi siamo sempre dalla parte delle vittime e non consentiremo che ci siano centinaia di migliaia di vittime che possano restare con l'amaro in bocca».


Gli ha fatto eco il vicepresidente della Commissione antimafia ed esponente di Fli, Fabio Granata: «L'attacco alle Procure è intimidatorio ed eversivo», ha detto riferendosi agli attentati contro i magistrati reggini. Mentre sul processo breve non mancano i distinguo anche nella formazione vicina al presidente della Camera. Il «falco» Carmelo Briguglio - anche lui impegnato nel tour nelle procure italiane per raccogliere suggerimenti - ha detto a chiare lettere che non voterà il provvedimento così com'è. Ma il portavoce Silvano Moffa e Giuseppe Consolo si sono mostrati più aperti, specie dopo le rassicurazioni del Guardasigilli Angelino Alfano sull'intenzione del governo di stanziare investimenti straordinari nel sistema giustizia per adeguare la macchina alle nuove esigenze del processo breve. Alfano si è anche detto pronto a incontrare i magistrati dei principali uffici giudiziari «per concordare le scelte organizzative più efficaci».


Ma dall'Anm è arrivato un secco no al provvedimento, giudicato «non una priorità» per il sistema giustizia. Contro il provvedimento si è schierato anche il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Gratteri: «Per come è stato concepito - ha detto il procuratore intervistato da Klaus Davi - è un grande regalo a tutti, alla mafia e non solo, per coerenza dovrebbe farsi sentire il ministro Maroni, visto che complessivamente ha dimostrato di essere un buon ministro». Il no delle toghe non favorisce certo la delicata trattativa in corso nella maggioranza sul processo breve - e più in generale sul tema della giustizia - che si conferma il primo ostacolo da superare per la prosecuzione della legislatura. Lo dice chiaramente il vicecapogruppo alla Camera Osvaldo Napoli: «Se i finiani vorranno fare dei distinguo porranno un macigno sul prosieguo della legislatura».

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Alberto Di Majo

31/08/2010

  • 31/08/2010 12:34 Franco
    Spacciare il "processo breve" per riforma della giustizia è secondo me una delle più grosse mistificazioni mai tentate. Pretendere di velocizzare i tempi del processo abbreviandoli per legge è come pretendere di avere dei laureati migliori semplicemente impedendogli di andare fuori corso. Il "processo breve" dovrebbe essere una CONSEGUENZA dello stanziamento di risorse adeguate e, soprattutto, della revisione delle lunghe, articolate e cavillose procedure esistenti nel nostro ordinamento (non dimentichiamoci che spesso e volentieri per una firma mancante, un fax spedito in ritardo o l'assenza per malattia di un cancelliere si scarcerano perfino gli assassini). O no?
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