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30/07/2010, 15:46
L'ex leader di An non lascia la presidenza della Camera: devo garantire tutti, non soltanto la maggioranza. PRECEDENTE Il Cav: faccia come Pertini nel '69 I finiani sosterranno l'esecutivo quando sceglierà "nel solco del programma" DIBATTITO Ma ora Gianfranco è finito?
"Non mi dimetto. Il presidente della Camera deve assicurare il rispetto del regolamento e l'imparzialità nella sua conduzione, certamente non la maggioranza". Il presidente della Camera Gianfranco Fini parla dopo il duro documento di censura approvato dall'Ufficio di presidenza del Pdl e la richiesta di lasciare la presidenza di Montacitorio per "incompatibilità" politica col resto del partito, e dice no a "una logica aziendale". "Ieri è stata scritta una brutta pagina per il centrodestra e, in generale, per la politica italiana", ha detto Fini. "Senza la possibilità di esprimere le mie ragioni sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare", ha esordito Fini. "Ciò, tuttavia - ha continuato - non ci impedirà di preservare i valori autenticamente liberali e riformisti del Pdl e di continuare a costruire un futuro di libertà per l'Italia".
CONTRASTARE LE SCELTE INGIUSTE - L'ex leader di An e cofondatore del Pdl Gianfranco Fini ha poi chiarito oggi quale sarà la linea dei deputati e senatori a lui vicini rispetto al governo. "Ringrazio i parlamentari del Popolo della libertà che nelle prossime ore daranno vita a iniziative per esprimere la loro protesta per quanto deciso ieri dal vertice del partito", ha detto il presidente della Camera. "Sono uomini e donne che sosterranno lealmente il governo ogni qual volta agirà davvero nel solco del programma elettorale", ha assicurato Fini, "e che non esiteranno a contrastare scelte dell'esecutivo ritenute ingiuste o lesive dell'interesse generale". Il gruppo parlamentare che segue Fini fuori dal Pdl, il cui nome sarà Futuro e libertà, sosterrà dunque "lealmente il governò quando questo sceglierà nel solco del programma e non ledendo l'interesse generale".
L'AFFONDO SULLA LEGALITÀ - La decisione di restare presidente della Camera è stata presa, ha spiegato Fini, avendo come stella polare la "legalità intesa come lotta al crimine", ma anche come "etica pubblica e rispetto delle regole". Per l'ex leader di An è necessario difendere la "legalità": molti cittadini del centro destra "non capiscono perchè nel nostro partito il garantismo, principio sacrosanto, significhi troppo spesso pretesa di impunità", ha detto. "È un impegno che avverto per onorare il patto con i nostri milioni di elettori onesti, grati alla magistratura e alle forze dell'ordine. Ringrazio i tantissimi cittadini che in queste ore mi hanno manifestato solidarietà e mi hanno invitato a continuare nel nome di principi come l'amor di patria, l'unità nazionale, la giustizia sociale, la legalità intesa nel senso più pieno del termine: cioè lotta al crimine come meritoriamente sta facendo il governo. Ma anche etica pubblica, senso dello Stato, rispetto delle regole".
IL PREMIER ILLIBERALE - Dopo il duro affondo sulla legalità arriva anche un attacco al presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi. Fini accusa il premier di avere una "concezione non propriamente liberale della democrazia", concezione che per Fini è dimostrata "anche dall'invito a dimettermi perché, sempre parole del documento, 'allo stato è venuta meno la fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni'". "Ovviamente - ha chiarito Fini - non darò le dimissioni, perché è a tutti noto che il Presidente deve garantire il rispetto del regolamento e la imparziale conduzione dell'attività della Camera, non deve certo garantire la maggioranza che lo ha eletto".
30/07/2010