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29/07/2010, 05:30
Bossi assicura sulla tenuta della maggioranza: "Senza approvazione del federalismo non si vota. Ognuno andrà per la sua strada. Se non si trovano, se non si incontrano... La scissione non comporta per forza il voto anticipato".
Berlusconi e Fini si lasceranno e andranno ciascuno per la prorpia strada, ma questo non comporterà necessariamente il ritorno alle urne. Almeno finché il federalismo, vero collante del governo, non diventerà realtà. Parole e pensiero di Umberto Bossi. Il leader del Carroccio risponde così indirettamente a Francesco Rutelli che in un'intervista al Riformista attacca: «Alla fine sarà la Lega a far cadere Berlusconi. La separazione tra Berlusconi e Fini è ormai agli atti, ma bisogna seguire attentamente le mosse di Bossi, che non riesce più a tenere i suoi. E le sfide interne tra Maroni e Calderoli, Zaia e Tosi sono la spia di quel malessere. L'unico modo che hanno di uscirne è rompere con Berlusconi e lanciare un'opa sui voti del Pdl al Nord». Ma v'è di più. Il leader di Alleanza per l'Italia, dalle colonne del quotidiano diretto da Antonio Polito, rincara la dose: «Il Carroccio è diventato il vero perno della maggioranza. Alla fine non avrà dall'attività di questo governo dividendi vantaggiosi da incassare e rivendersi presso l'elettorato». Tutte balle, per Umberto Bossi che giura fedeltà all'alleanza di governo. «Sono sicuro che non si va alle elezioni, voglio fare prima il federalismo - assicura il senatùr nel Transatlantico della Camera a margine del voto di fiducia sulla manovra - Il federalismo è la carta che garantisce che non si vada ad elezioni». Il leader del Carroccio aggiunge poi che oggi a mezzogiorno, presso il ministero da lui guidato, si «comincia a scrivere» una nuova pagina del federalismo, con i prossimi decreti attuativi del federalismo fiscale. Il testo passerà poi al vaglio del Consiglio dei ministri e quindi a quello del Parlamento, «la strada è ancora tanta...». Sul rapporto tra il premier e il presidente della Camera, Bossi non può far altro che constatare l'ormai insanabile rottura tra i due fondatori del Popolo della libertà: «Ognuno andrà per la sua strada... Se non si trovano, se non si incontrano ognuno andrà per la sua strada». Ma il divorzio non deve necessariamente significare elezioni anticipate o un governo tecnico «del Presidente» per varare la nuova legge elettorale e tornare al voto. «Non vuol dire che si vada ad elezioni. Anzi sono sicuro: non si andrà al voto», ribadisce il numero uno della Lega Nord: «Sono sicuro che non si va alle elezioni perché bisogna fare il federalismo e siccome deve andare in Consiglio dei Ministri e poi andare alle Camere e poi ancora in consiglio ci vuole tempo. Il federalismo è la carta che garantisce che non si vota». «Le Regioni sono senza soldi e mi ammazzano se non porto a casa il federalismo», chiosa Bossi. Insomma «se non si fa il federalismo, non si va a votare». Il leader del Carroccio dice poi la sua anche sul caso Verdini, la cui posizione all'interno del Popolo della libertà alla luce dell'inchiesta della magistratura sulla «P3» è diventato pretesto per l'ennesimo conflitto tra Berlusconi e Fini. Sulle ipotetiche dimissioni del coordinatore del Pdl Bossi preferisce glissare: «Non lo so».
Daniele Di Mario
29/07/2010