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14/07/2010, 05:30

Alemanno e gli ex An:
facciamo pace con Fini

Berluscones e finiani riaprono il dialogo dopo la rottura. Scontro sui fondi del partito e del Secolo. Augello l'apripista con il suo Spazio Aperto, ok di Alemanno.

  Gianfranco Fini e Gianni Alemanno Il momento più duro dello scontro è stato a fine giugno. Il grande caldo sta per abbattersi sulla Penisola quando si riunisce il vertice dell’associazione An. Sono gli uomini che per conto di leader e colonnelli gestiscono il patrimonio del disciolto partito. E soprattutto la cassa
 

Un patrimonio netto di 77 milioni di euro che tende ad aumentare, perché l'associazione riceverà i fondi del finanziamento pubblico ai partiti sino all'anno prossimo, direttamente, e poi come fondi girati dal Pdl. Da giorni gira voce che Fini stia preparando un suo partito, una nuova formazione politica. Se pensa davvero di farlo deve attingere da lì. E può farlo, perché l'associazione ha soldi in cassa e un patrimonio immobiliare stimato tra i 300 e i 400 milioni di euro. Il tutto è gestito da un comitato esecutivo (a maggiorana finiana) presieduto dal senatore Franco Pontone, uomo di Gianfranco, da Rita Marino, la sua assitente personale, e dal larussiano Catanzaro. Il comitato dei garanti, il parlamentino interno, è invece a maggioranza dei berluscones. Se bene il presidente sia un altro finiano doc, Donato Lamorte, ci sono i larussiani Caruso, Valentino, Gamba e Petri, gli alemanniani Leo e Biava e i soli due finiani Raisi e Digilio. Accade che i belusconiani bloccano l'approvazione del bilancio, la subordinano al ritiro delle deleghe date al comitato esecutivo di ordinaria e straordinaria amministrazione. In pratica legano le mani ai finiani. Si fanno consegnare il rendiconto 2009 e puntano l'indice su una voce in particolare: quella secondo la quale al Secolo sono stati anticipati 2,4 milioni in un solo anno, quando il giornale per vivere ha bisogno tra i 600 e i 900mila euro all'anno, garantiti peraltro dai contributi pubblici. A che servono quelle anticipazioni? Nessuno lo dice apertamente, si tratta chiaramente di una spesa a cui tiene Fini in persona. Il sospetto è che siano finiti a foraggiare la Fondazione Farefuturo.


Pontone è un galatuomo napoletano, un avvocato ottantenne di vecchio stampo, di quelli che vanno a piedi, non con l'auto blu, e viaggiano in treno. Tutto gli si può dire meno che gestisca male i fondi del partito. E infatti non la prende bene, incrocia al ristorante di Palazzo Madama Antonino Caruso e gliene canta quattro. Il livello più basso dello scontro. Volano gli stracci. Umani e politici. La cassa viene sigillata, Fini non potrà usare quei fondi (se mai avesse pensato di farlo) se non con l'accordo di tutti. Gli ex di An, dilaniati da mesi di scontri, di amicizie infrante, di accuse di ogni tipo, si risiedono al tavolo e cominciano a riparlarsi. Il momento è delicato. A lavorare sotto traccia è innanzitutto Andrea Augello, uno che si definisce finiano pro tempore. Vede Fini, parla con Berlusconi. E se Italo Bocchino fa filtrare ogni forma di rottura (la federazione, anzi no: la seperarazione consensuale; anzi no: il divorzio all'italiana e via discorrendo), i big cambiano orientamento. Il loquace Maurizio Gasparri diventa silenzioso e felpato. Ignazio La Russa parla solo attraverso comunicati stampa. Altero Matteoli si esprime a favore dell'ingresso in maggioranza di Pier Ferdinando Casini, che si muove ormai in tandem con Fini.


Dall'altra parte è Adolfo Urso a mandare segnali di distensione. Esplode la bomba del ddl sulle comunità giovanili, con i finiani che criticano la legge di Giorgia Meloni. È la prima volta che gli ex di An si fanno del male tra loro su un proprio provvedimento. Per tutti è troppo. Urso avvisa che urge un'intesa tra Berlusconi e Fini. Ma la partita decisiva si gioca dentro la destra romana. Augello media sulle intercettazioni e parla sempre più spesso con Berlusconi di Manovra. Una Manovra scritta sull'asse Tremonti-Bossi, asse nordista. Un decreto sui conti pubblici nel quale a fatica Roma riesce a strappare un po' di fondi. Si fa sempre più chiaro che è l'aperitivo. Se in autunno si metterà di nuovo mano al bilancio statale per la Capitale saran dolori. Tutto sommato vengono al pettine una serie di questioni che aveva sollevato Fini. Sono anche quelle che erano state enunciate dal palco della direzione nazionale di aprile. Alemanno, con un'intervista al Tempo, esce allo scoperto: «Un Pdl unito conviene sia a Berlusconi che a Fini». È un segnale per tutti. Augello accelera sul fronte di Spazio Aperto, l'area politica finiana ma aperta ai berlusconiani. E ieri lancia un appello: «Esprimiamo l'auspicio che Berlusconi e Fini riescano, prima della pausa estiva, a mettere fine alla lunga fase di instabilità e di aspro confronto interno inaugurata dall'ultima direzione nazionale».


Di qui la richiesta di «una nuova unità» del Pdl, perché «in queste ore torna a concretizzarsi la possibilità di una rottura». Alemanno coglie la palla al balzo e dice che l'appello è «assolutamente condivisibile. Pur rimanendo ognuno nelle rispettive posizioni, penso che si debba fare tutto il possibile per riavviare il Pdl su un percorso di unità e di condivisione politica». Italo Bocchino apprezza: «È auspicabile che i due fondatori del partito giungano a una scelta definitiva e l'adesione di Alemanno all'appello è un elemento di novità da non sottovalutare». Persino Antonio Buonfiglio, ex alemanniano oggi finiano, parla di «adesione di assoluta rilevanza» e chiede una riunione della direzione nazionale del Popolo della Libertà.

 

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Fabrizio dell'Orefice

14/07/2010

  • 14/07/2010 13:49 ANGELINI
    Angelini Bruno Dichiara:Potrebbero essere tante le motivazioni di frattura,e come dice STORACE nel suo blog."FINI E' PRONTO AD ANDARE VIA"dobbiamo tutti ricordarci il passato,quel passato fatto di Militanza e sofferenza per quei Ragazzi Caduti,oggi siamo una realata'e non capisco questa pissicomania di correntismi costruiti solo per danneggiarci e no come pensa qualcuno qui a Roma solo per contarsi alla fine,quindi accogliamo tutti gli appelli di Alemanno e evitiamo queste Becere Lacerazioni di Portierato.
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